VESCOVI COMECE

Portare la speranza” “nell’Europa di oggi

Da ieri a Bruxelles la Settimana della Speranza promossa dalla Comece. Nella chiesa domenicana nel cuore del quartiere degli uffici europei si è parlato di don Pino Puglisi. Il cardinale Paolo Romeo: “Era cosciente dei rischi che correva ma non voleva correre il pericolo di non rispondere alla sua vocazione”. Un messaggio chiaro per la Chiesa e i cristiani d’Europa, che “non devono farsi prendere dal panico o dallo scoraggiamento” perché “la vita di padre Puglisi è un oceano di speranza”

È una Bruxelles avvolta in un clima autunnale, sotto la pioggia e nella morsa del freddo, quella che accoglie in questi giorni la "Settimana della Speranza". Una iniziativa sicuramente audace per l’Europa di oggi, alle prese con problemi seri che la stanno mettendo duramente alla prova. Disoccupazione giovanile, criminalità organizzata, ingiustizie sociali, radicalismi. A rilanciare allora il tema della speranza nel cuore dell’Ue sono i vescovi della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea. Hanno realizzato per la prima volta nella storia dell’organismo europeo un programma fitto di appuntamenti, incontri di preghiera e riflessione, dispiegati nel cuore del quartiere dove si trovano gli uffici dell’Unione europea, lungo rue de Belliard passando per rue Van Maerlant dove sorge la Cappella per l’Europa, tra un cantiere e l’altro in una Bruxelles in continua costruzione e sicuramente alla ricerca di se stessa.

La Chiesa, una "compagna di viaggio". "Il primo messaggio che vogliamo dare è che siamo presenti. La Chiesa in Europa, la Chiesa per l’Europa, la Chiesa nel cuore dell’Europa. E questa settimana della speranza ci dà un’opportunità per dire che la Chiesa è una compagna di viaggio, al servizio di tutti quelli che cercano di dare un’anima all’Europa". Spiega così padre Patrick H. Daly, segretario generale della Comece, lo spirito della iniziativa. "I vescovi europei – aggiunge – vogliono essere solidali con la gente e in questo momento lo sono soprattutto con i giovani che non lavorano o che lavorano in condizioni precarie o in posti lontani dalla loro casa, spesso obbligati ad accettare occupazioni che non corrispondono alle loro qualificazioni professionali. Manca poi in Europa una stabilità nella vita politica ed economica. Siamo in un certo senso nel buio rispetto all’avvenire". Ma ciò non deve far cadere nel pessimismo. E facendo riferimento al clima freddo di Bruxelles, padre Daly aggiunge: "non siamo ancora arrivati in autunno, siamo in piena estate. Certo, l’Europa è un continente che si sta invecchiando. È vero ma nonostante tutto dobbiamo dimostrare che il progetto europeo, questa grande idea dell’unificazione europea, è viva e si sta realizzando".

Storie di santità. Il programma presenta una serie di martiri e beati, uomini e donne che nel passato recente della storia europea hanno posto con la loro vita le fondamenta sulle quali è nato il grande progetto europeo, aperto a tutti, giusto, libero e democratico. Il primo appuntamento di questa lunga settimana all’insegna della speranza è stata una riflessione sulla figura – forse poco conosciuta in Italia e in Europa – del Beato Kerzy Popieluszko. Una vita vissuta a fianco del movimento operaio polacco. Per il suo impegno per la libertà e la giustizia sociale fu rapito dalla polizia segreta e ucciso. È stata la giornalista polacca Ewa Czaczkowska a ripercorrerne la figura. "Fu una luce di speranza in tempo oscuro" per la Polonia e l’Europa. E il coraggio con cui padre Popieluszko ha sempre difeso le sue idee dimostra oggi che "nessuna legge, nessun uomo può distruggere la verità. E colui che ne dà testimonianza è e sarà per sempre un uomo libero". Due sono invece le figure scelte dalla Comece per parlare di giovani ed educazione: il cardinale Josef Henry Cardijn, fondatore dei Giovani cristiani operai, e il beato John Henry Newman, fondatore dell’Università cattolica di Dublino. L’impegno della Chiesa in questo ambito rappresenta – ha detto il salesiano padre Gérard Durieux – un patrimonio pedagogico e spirituale di una straordinaria ricchezza, spesso ignorata, disprezzata o addirittura rifiutata". È l’impegno che si traduce in azione quotidiana volta ad "accompagnare i giovani dando loro gli strumenti necessari per diventare persone di qualità, libere interiormente, responsabili e capaci di generare fraternità".

Padre Pino Puglisi, "un oceano di speranza". Era questo anche il sogno di un altro grande seme di speranza gettato in questa Europa autunnale. Aiutare i giovani ad uscire dalla morsa della criminalità organizzata, a vincere la tentazione di svendere l’uomo per pochi soldi, offrendo loro "un cammino degno e rispettoso della loro dignità, facendone uomini liberi". Così il cardinale arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, ha presentato la figura del prete siciliano di Brancaccio ucciso dalla mafia nel ’93 ad una folta platea riunita nella Chiesa domenicana. Padre Puglisi – ha così proseguito l’arcivescovo di Palermo – "era cosciente dei rischi che correva ma non voleva correre il pericolo di non rispondere alla sua vocazione". La sua vita è un messaggio chiaro per la Chiesa e i cristiani d’Europa, che "non devono farsi prendere dal panico o dallo scoraggiamento ma continuare ad attingere la speranza dalla Parola di Dio. La vita di padre Puglisi è un oceano di speranza. Un chicco di grano che con il passare del tempo cresce e genera vita nuova".