IL BRASILE TREMA/2

Povertà e corruzione” “la miscela esplosiva

È necessario affrontare le cause profonde del malessere sociale di un popolo deluso per l’assenza di maggiori progressi sul piano sociale. Se infatti il Paese è ormai una delle potenze economiche emergenti a livello mondiale, non si può dire altrettanto per le condizioni di vita del popolo

In questa nuova stagione globale di manifestazioni di piazza e mobilitazioni di massa, anche il popolo brasiliano sta portando il proprio contributo, sfruttando la vetrina mondiale fornita dalla Confederations Cup. Approfittando dell’abbondanza di giornalisti e mezzi di comunicazione concentrati in Brasile per questa sorta di anticipo dei mondiali di calcio che si svolgeranno il prossimo anno, centinaia di migliaia di manifestanti giovani e meno giovani hanno deciso di far sentire la propria voce e manifestare in modo eclatante contro una serie di problemi che affliggono il grande Paese sudamericano, per la verità non da ora. La scintilla che ha scatenato la protesta è stata l’aumento del prezzo dei trasporti pubblici in molte aree del Paese, ma le vere motivazioni del malcontento sono ben più profonde e legate alle caratteristiche strutturali del sistema economico e politico brasiliano.
Se esistono cause contingenti per questa serie di manifestazioni, i punti critici reali sono rappresentati da questioni di lungo periodo. Le cause contingenti sono costituite dalla facilità di raggiungere una copertura mediatica globale; dall’effetto imitazione tipico di questo tipo di fenomeni sociali, che tendono a raggrupparsi nel tempo perché l’esempio di ciò che sta avvenendo in altri Stati incoraggia i manifestanti a tentare ciò che prima non avevano osato; da cambiamenti improvvisi nelle politiche pubbliche degli Stati come, in questo caso, l’aumento del prezzo dei trasporti pubblici e le ingenti spese per gli eventi sportivi. Le cause sottostanti, invece, sono ovviamente da ricercare nella povertà che affligge ancora larghi strati della popolazione, nella scarsa qualità e disponibilità di servizi sociali a disposizione di molte famiglie, nella corruzione che caratterizza la pubblica amministrazione brasiliana e nella grave disuguaglianza che affligge notoriamente il Paese.
Nessuno di questi problemi è nuovo, nessuno di questi problemi si è acuito negli ultimi anni, che anzi sono stati caratterizzati dalla costante presenza di un rappresentante del Partito dei Lavoratori alla Presidenza della repubblica, prima con Lula e adesso con Dilma Rousseff. La delusione per l’assenza di maggiori progressi sul piano sociale è però palpabile. Se infatti il Brasile è ormai stabilmente considerato da tutti una delle potenze economiche emergenti a livello mondiale, progressi non altrettanto impressionanti si sono avuti in ambito sociale. Dunque, le proteste sono certamente fondate e anche la Confederazione episcopale brasiliana lo ha riconosciuto, sostenendo apertamente le ragioni dei manifestanti.
La Presidente Rousseff si è già mossa per incontrare i rappresentanti del movimento e ha promesso un piano di intervento sociale in corrispondenza dei mondiali di calcio. Non sarà un compito facile, anche se sarebbe certamente un’opera meritoria. Per affrontare le vere cause del malcontento, infatti, non sarà sufficiente considerare le cause contingenti della protesta, ma prendere sul serio le sue cause profonde, che sono poi i problemi strutturali di un grande Paese.