ANNO DELLA FEDE
Avere prospettive spirituali condivise e una regola di vita aderente alla missione affidata: sono le raccomandazioni giunte ai cappellani militari che ad Assisi si sono confrontati in un seminario sulla fede. Gli interventi del cardinale Giuseppe Betori e di monsignor Rino Fisichella. La riflessione di monsignor Vincenzo Pelvi, a chiusura dei sette anni alla guida dell’Ordinariato militare
Sono arrivati in oltre 160, dalle caserme della Penisola, alcuni anche dai teatri operativi che vedono i soldati italiani impegnati in missione internazionale, come l’Afghanistan, il Libano, il Kosovo. Tutti ad Assisi, per tre giorni, per riaffermare l’importanza dell’evangelizzazione e dell’annuncio nel mondo militare e per confrontarsi sull’esperienza di fede nell’ambito della loro missione. Sono i preti con le stellette, i cappellani militari dalle cui fila sono usciti santi e beati come don Carlo Gnocchi, don Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII e don Secondo Pollo, tanto per citarne alcuni. Una riflessione resa ancor più attuale perché inserita all’interno dell’Anno della Fede in corso e posta a chiusura del settennato di monsignor Vincenzo Pelvi alla guida della Chiesa Ordinariato militare per l’Italia. Tanti motivi per ritrovarsi e confrontarsi alla luce degli interventi, di monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e dell’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori.
Non "Chiesa del fare". Non esiste annuncio e nuova evangelizzazione senza una matura dimensione spirituale che deve precedere qualsiasi iniziativa o strategia, hanno detto nelle loro relazioni, Fisichella e Betori. Non la Chiesa del fare, tanto per parafrasare modelli correnti, ma dell’essere. E non esiste annuncio senza prospettive spirituali condivise con gli altri, fedeli o sacerdoti, che siano, "nella corresponsabilità", senza una vita di preghiera che ponga la Parola non come opinione, "magari anche suggestiva", ma come verità. Nella nuova evangelizzazione "le strategie e i numeri non sono il punto di partenza. Dobbiamo sforzarci di essere coerenti con il nostro essere sacerdoti e credenti" è stato il monito di mons. Rino Fisichella. "I sacerdoti non devono cadere e cedere all’effimero" il rischio, infatti è quello di "perdere sapore". La prospettiva che si ha davanti è, allora, quella tratteggiata dal card. Giuseppe Betori: "La priorità delle Chiese in Italia non è darsi piani pastorali da mettere in atto o dotarsi di strumenti risolutivi per fronteggiare i bisogni della società di oggi, ma costruire orizzonti spirituali condivisi e vissute nella pluralità dei carismi e delle sensibilità". Imprescindibile la "scelta spirituale della Parola" per uscire da quella specie di "talk show perpetuo" in cui si vive che "non dice nulla ma che allevia la solitudine. Il nostro problema – ha affermato il cardinale – è uscire dal chiasso per riappropriarci della Parola".
Coerenza personale di vita. Provocazioni forti che hanno interpellato i cappellani, invitati da mons. Vincenzo Pelvi a "verificare la personale regola di vita per vedere quanto sia coerente con ciò che crediamo e con la missione che ci è stata affidata". La sua relazione è stata anche l’occasione per ripercorrere i momenti principali dei suoi sette anni da arcivescovo militare nei quali l’obiettivo principale è stato proprio quello dell’annuncio del Vangelo, un programma pastorale per fare maturare una sensibilità pastorale condivisa nel presbiterio castrense. Dove, a fianco di "tanti valori umani e testimonianza di fede", non mancano i problemi o meglio "infiltrazioni mondane" come le ha definite l’Ordinario. Queste sono "la fatica di capire e di giustificare il celibato, la ricerca di comodità, i rapporti gratificanti, il look di moda, lo stile di vita borghese". Stili "non apostolici che nascono non da cattiva volontà o da vizio, ma da un’esistenza che è troppo a contatto con gli stili di vita contemporanei". "Dobbiamo ritrovare dentro l’annuncio del Vangelo la robustezza della fede in Gesù" e di conseguenza una "coerenza personale" di vita. "Se il Vangelo non cambia la nostra vita – è stata la conclusione – avremo la tentazione di dedicarci a qualche servizio sociale: offrire alle famiglie un periodo di vacanza a poco prezzo, organizzare feste, insegnare sport, musica e danza e così via. Verifichiamo, quindi, la nostra personale regola di vita per vedere quanto sia coerente con ciò che crediamo e con la missione che ci è stata affidata".