CHIESE IN EUROPA

Rianimare la società

Il teologo ortodosso Yannaras riflette sul ruolo delle comunità religiose oggi

L’ultimo libro del teologo ortodosso Christos Yannaras è “Contro la religione”, un testo che provoca e fa discutere. Lo studioso greco si concentra sull’analisi delle derive idolatriche dell’esperienza cristiana e sull’urgenza di far nuovamente spazio alla radicalità del Vangelo, nella consapevolezza – sostiene – che il cristianesimo non è “solo” una religione, ma un nuovo modo di esistenza nella comunione. Sarah Numico lo ha intervistato a margine di una recente presentazione pubblica del volume.

Concludendo la presentazione del suo libro lei ha affermato: “Penso umilmente che se fosse possibile e venisse convocato oggi un concilio davvero ‘ecumenico’ delle chiese cristiane, tutti i problemi di contese, differenze, eresie, tutti i problemi di chiarimento e testimonianza del vangelo potrebbero riassumersi in una sola domanda: la salvezza è una prodezza individuale o un evento ecclesiale?”. Può spiegare questa sua affermazione?
“L’idea del concilio ecumenico è assolutamente un sogno, ma anche un bisogno interiore. È una proposta che può agire in modo simbolico, rivelatrice, che può mostrare qualcosa, non esigere la sua realizzazione, ma rivelare un bisogno profondo. Inoltre, che le Chiese si riuniscano per discutere del tema della salvezza presuppone che si sia compreso cosa significa la domanda sulla salvezza, perché è una questione centrale: abbiamo una concezione individualista o ecclesiale della salvezza? Questo dilemma giudica tutta il nostro orientamento nel campo della vita della chiesa. Per esempio: una persona nata in una tradizione pietista fa fatica a pensare alla salvezza come prodotto di relazione, di partecipazione, di appartenenza. È abituato a pensarla come sforzo individuale, personale. Ho l’impressione che abbiamo perduto l’idea della salvezza come evento che ci ingloba tutti, che ci abbraccia e ci conduce al Regno”.

Lei sicuramente rappresenta qualche cosa di “diverso” nel panorama della teologia ortodossa, sia per il linguaggio che usa, sia per le cose che scrive. Come sente la sua appartenenza alla tradizione ortodossa?
“Personalmente sono molto debitore alla teologia ortodossa di matrice russa, e in particolare ad alcuni pensatori del secolo scorso, anche se oggi in Russia molti di loro sono quasi dimenticati e i loro libri non si trovano. Figure come Vladimir Lossky, Aleksandar Smeman, Pavel Florenskij, che sono stati dei fari del XX secolo per i cattolici, gli ortodossi, i protestanti, sono marginalizzati”.

I libri di Yannaras sono marginalizzati in Russia?
“Mi pare che siano usciti quattro dei miei scritti in traduzione russa, ma non ho mai ricevuto informazioni sui numeri di copie vendute”.

E in Grecia?
“È diverso, sì, i miei libri sono in circolazione e qualche volta se ne discute”.

Nel contesto dell’attualità greca, secondo lei, quale dovrebbe essere il ruolo delle Chiese?
“Ho l’impressione che tanto in Grecia, quanto in generale in Europa, le chiese potrebbero avere un ruolo decisivo, non a livello del gioco che viene loro imposto. Nel paradigma culturale attuale l’economia è diventata autonoma rispetto alla società. L’economia dovrebbe funzionare a servizio della società, per permettere di sviluppare relazioni finanziare. Oggi invece è indipendente. Leggevo che solo il 9% del denaro che circola a livello mondiale ha un valore reale, tutto il resto è aria, vuoto. Anche la politica è un gioco, un gioco di potere a sua volta sottomesso al gioco delle esigenze della pubblicità. In simili contesti, le chiese non possono protestare, animare manifestazioni o migliorare le situazioni, ma possono rifiutarle, rianimando delle comunità, animando le parrocchie… Vale a dire chiese che si impegnano per creare dei luoghi in cui le persone comunicano, condividono, donano senso alla vita collettiva”.

Quali ne sarebbero i benefici per la società tutta?
“Ritengo sarebbero i presupposti necessari per cambiare le situazioni. Io credo che in questo momento storico, il primo bisogno sia di ricreare le società, delle comunità di vita. Se continuiamo a vivere ciascuno per conto suo, non riusciremo mai a cambiare le cose. E la coesistenza umana presuppone, anche in maniera inconscia, un asse metafisico, che funziona come un punto di riferimento per le nostre responsabilità, per essere onestamente responsabili. Un asse che illumina il senso della vita”.