AGGIORNAMENTO PASTORALE

La Parola torni padrona di casa

Conclusa, a Termoli, la 63ª Settimana dedicata a “La Parola di Dio nelle parole degli uomini”. Il presidente del Cop, monsignor Sigalini: “Riprendere la Parola significa riprendere il dialogo in tutti i sensi, con gli uomini, con la società, con il mondo, con le altre forme di cristianesimo, con le altre religioni”

Intraprendere un cammino sulla ricezione concreta del Vaticano II nella Chiesa, proponendo "una rilettura originale dell’evento e dei documenti". A quest’obiettivo il Centro di orientamento pastorale (Cop – www.centroorientamentopastorale.org) intende dedicare, per un triennio, le annuali Settimane di aggiornamento pastorale. La prima tappa si è chiusa oggi a Termoli, con la 63ª Settimana dedicata a "La Parola di Dio nelle parole degli uomini". Un percorso di riflessione a 50 anni dal Concilio "non per ripetere letture già fatte sulle Costituzioni, ma per studiare quanto le abbiamo concretizzate nella vita della Chiesa e dei cristiani oggi e come dobbiamo ancora lavorare pastoralmente per realizzarle e per apprezzare i doni grandi che Dio ci ha fatto", ha rimarcato monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, concludendo l’edizione molisana.

Dopo l’esilio. Dal Concilio Vaticano II a oggi vi è un "lungo cammino che parte dalla ‘Dei Verbum’ e riconsegna alla Chiesa – non solo a teologi ed esegeti – la Bibbia", aveva detto nella relazione introduttiva don Pino Lorizio, docente di teologia fondamentale alla Lateranense, parlando di un "esilio della parola" che dobbiamo lasciarci alle spalle, assieme a quell’"esilio del dialogo" che l’Europa sperimenta da quasi cinquecento anni. "Riprendere la Parola – ha sintetizzato Sigalini facendo propria la tesi di Lorizio – significa riprendere il dialogo in tutti i sensi, con gli uomini, con la società, con il mondo, con le altre forme di cristianesimo, con le altre religioni. Sentirsi cristiani prima che cattolici, luterani, valdesi e partire da ciò che ci unisce: la Parola di Dio e il battesimo".

I frutti non mancano. Portando il suo saluto, il vescovo di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca, aveva rimarcato l’importanza del "discernimento comunitario" per "cogliere la Parola di Dio nelle parole degli uomini". E monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, ha posto ad esempio i "cenacoli del Vangelo" voluti dal beato Pino Puglisi, che "portano la grazia dello Spirito Santo, la forza del laicato, la bellezza della riconciliazione". La Parola di Dio, nella vita dei cristiani, dev’essere presente sempre, attraverso cammini personali e comunitari: "Lectio divina comunitaria, corsi biblici, lettura personale guidata da buoni commenti non possono dirsi privi di frutti", ha rimarcato don Antonio Mastantuono, docente di teologia pastorale alla Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale (Pftim), proponendo l’immagine di una "Chiesa casa della Parola". Poiché, ha provocato, "non si tratta solo di far entrare le persone nella Chiesa con l’iniziazione cristiana, ma farcele restare, accompagnare il cammino della loro vita".

Parola e carità. L’omelia all’interno di ogni celebrazione eucaristica, al riguardo, è importante perché serve a spezzare il pane della Parola: "Dio – è ancora la tesi di Mastantuono – parla in una situazione concreta, raggiunge determinati cuori". E che papa Francesco sia un "figlio del Concilio" lo dimostra la messa quotidiana celebrata in Casa Santa Marta, ogni giorno con l’omelia. Un gesto, ha precisato Andrea Grillo, docente di Teologia sacramentaria al Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma, che mostra come l’atto omiletico significhi "assumere lo spirito della Parola, cioè permettere alla Parola di giungere alla comunità e alla comunità di aprirsi alla Parola". Bisogna giungere a "sperimentare – ha puntualizzato il monaco di Bose Sabino Chialà – la scrittura come presenza comunicativa del Signore", interpretandola – è la tesi di don Antonio Pitta, docente di Sacra Scrittura alla Lateranense – mantenendosi "lontani da spiritualismo e storicismo". È dalla parola, infine, che trae origine la carità dei cristiani. "Chiesa della carità e Chiesa contemplante non possono essere contrapposte, devono coesistere", ha affermato don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità di Milano, invocando una "cultura della carità" che vada al di là della "prassi di un diffuso buonismo".

a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Termoli