SENTENZA DELLA DISCORDIA

Matrimonio gay America spaccata

Dopo la durissima reazione dei vescovi, anche da parte delle associazioni cattoliche si sollevano allarmi, soprattutto in relazione al benessere dei bambini. Invocato un più incisivo e largo dibattito pubblico

Con una controversa sentenza, la Corte suprema degli Stati Uniti ha abrogato la legge federale che definisce il matrimonio come l’unione di un uomo e una donna. E di fatto ora le coppie omossessuali degli Stati in cui le nozze gay sono ammesse godono degli stessi benefici di quelle eterosessuali, per esempio in termini fiscali e sanitari.

Norma incostituzionale? La Corte in sostanza ha bocciato il "Defense of Marriage Act" (Doma), la legislazione nazionale vigente in materia di matrimoni, perché valutata incostituzionale: violerebbe il quinto emendamento della Costituzione, che difende le libertà individuali. La decisione non è stata unanime. Quattro i voti contrari, cinque quelli a favore. Decisiva la posizione del giudice Anthony Kennedy. Nella stessa storica giornata la Corte ha anche deciso di non pronunciarsi sul referendum californiano chiamato "Proposition 8", di fatto consentendo il ritorno al matrimonio gay in California e portando quindi a 13 il numero degli Stati in cui le nozze tra persone dello stesso sesso sono legali. All’indomani di questa giornata, la comunità gay americana esprime soddisfazione, mentre viva preoccupazione emerge tra i sostenitori del matrimonio tra un uomo e una donna. L’America su questo tema è ora spaccata in due. Una delle prime conseguenze della decisione della Corte sarà la possibilità, per le coppie gay degli Stati in cui il matrimonio è legale, di presentare dichiarazioni dei redditi congiunte. Stessi benefici di quelle eterosessuali anche in termini di reversibilità delle pensioni, sconti e buoni per le famiglie, e immunità dalla tassa di successione, sia pure entro alcuni parametri.

"Profonda ingiustizia". "È un giorno tragico per il matrimonio e la nostra nazione", hanno spiegato in un documento congiunto il cardinale di New York Timothy Dolan, presidente della Conferenza episcopale americana, e monsignor Salvatore Cordileone, arcivescovo di San Francisco e presidente del Comitato per la promozione e la difesa del matrimonio. "Revocando, in parte, Doma", si legge nel documento, "la Corte suprema ha inferto una profonda ingiustizia al popolo americano. La Corte ha commesso un errore. Il governo federale dovrebbe rispettare la verità che il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna, anche quando gli Stati non la rispettano".

Bene comune. Il documento prosegue sottolineando che il bene comune, specialmente dei più giovani, dipende da una società che si sforza di sostenere la verità del matrimonio, e che i cattolici devono raddoppiare gli sforzi nella testimonianza di questa verità perché il futuro del matrimonio e il benessere della nostra società sono in bilico. "Il matrimonio", hanno aggiunto nella nota Dolan e Cordileone, "è l’unica istituzione che riunisce un uomo e una donna per tutta la vita, fornendo a ogni bambino che nasce dalla loro unione fondamenta sicure, formate da una madre e un padre. Nella nostra cultura si è dato per scontato per troppo tempo ciò che la natura umana, l’esperienza, il buon senso e il disegno sapiente di Dio confermano: la differenza tra un uomo e una donna è importante, la differenza tra un padre e una madre è importante. La società ha fallito in vari modi nella missione di rafforzare i matrimoni, ma questo non è un valido motivo per rinunciare. Ora è il momento di rafforzare il matrimonio, non ridefinirlo".

Reazioni istituzionali. Il presidente Barack Obama, sostenitore dei diritti gay almeno a partire dall’ultima campagna elettorale, in un messaggio via Twitter si è unito ai festeggiamenti della comunità Lgtb nelle strade di molte città e online, commentando: "L’amore è amore". E aggiungendo che la sentenza è un "passo avanti verso la parità nei matrimoni". Un plauso per la decisione dei giudici è arrivato anche dall’ex segretario di Stato Hillary Clinton e dall’ex presidente Bill Clinton che aveva firmato il Doma nel 1996. Contento anche Michael Bloomberg, sindaco di New York, città in prima linea sul fronte dei diritti gay: "La nostra storia è definita dall’allargamento dell’uguaglianza per tutti, e la decisione della Corte ci ha portato più vicini a questo obiettivo".

Paese spaccato. Molte associazioni cattoliche (e non), parte dell’America che non vede con entusiasmo questa ulteriore apertura alle coppie gay, si dicono allarmate. Maureen Ferguson, portavoce della Catholic Association, spiega: "Decenni di scienza e di buon senso ci dicono che i bambini stanno meglio quando vengono cresciuti da un padre e da una madre. Affermare questo non significa essere bigotti, ma avere amore per la verità. Questa sentenza ci ricorda che le implicazioni di ridefinire il matrimonio sono enormi e di vasta portata, e che prima di cambiare la famiglia, il nucleo essenziale della nostra società, dobbiamo affrontare un serio e profondo dibattito".