CONSIGLIO EUROPEO
I leader dei 28 Stati Ue, ritrovatisi a Bruxelles il 27 e 28 giugno, hanno varato iniziative concrete per contrastare la disoccupazione giovanile e per favorire il credito alle imprese. Via libera al bilancio pluriennale, alla Lettonia in Eurolandia e ai negoziati per la futura adesione della Serbia
Probabilmente non è stato un "vertice storico", come qualche protagonista vorrebbe far credere, ma al Consiglio europeo del 27-28 giugno si possono ascrivere risultati non scontati. A partire da quelli relativi alle iniziative per contrastare la disoccupazione giovanile, che, di fatto, restituiscono all’Unione europea, una "dimensione sociale" da tempo eclissata. "L’Ecofin non è più il cuore dell’Europa", ha efficacemente sintetizzato il premier italiano Enrico Letta, uno dei personaggi più fotografati a Bruxelles. Il quale, per spiegare che questa volta l’Ue ha dato un segnale forte e concreto ai cittadini, ha aggiunto: "Abbiamo compiuto delle scelte chiare per tutti, di cui si può discutere a cena in ogni famiglia".
Anzitutto il lavoro. Il primo a parlare di "passo storico" e di "pietre miliari", era stato Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, nel riferire i risultati del summit. I grandi successi elencati dal politico belga corrisponderebbero alle varie decisioni per affrontare la disoccupazione giovanile, al consenso ottenuto sul bilancio pluriennale (pur avendo ancora dovuto concedere al Regno Unito lo "sconto" sul contributo finanziario al budget Ue), al brindisi, con spumante croato, per l’ingresso di Zagabria nell’Unione, al via libera per la Lettonia quale diciottesimo Paese dell’area euro. E, ancora, si può segnalare il sì all’apertura dei negoziati, da gennaio, per l’adesione della Serbia, e quelli per un accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo. Van Rompuy ha osservato: "Abbiamo lavorato all’unisono approdando a scelte importanti per rafforzare i nostri sistemi economici. Si tratta di risultati cui siamo giunti proprio perché prima abbiamo agito per ridare stabilità ai conti pubblici". La "dimensione sociale" torna nel discorso del presidente quando indica il prossimo vertice sul lavoro (Berlino, 3 luglio) e i tratti da conferire all’unione economica e monetaria, di cui si riparlerà nei prossimi vertici di ottobre e dicembre.
Nessun compiacimento. Anche il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, prima di lasciare il palazzo Justus Lipsius, ha utilizzato il termine "storico" per definire il summit. "D’altronde non ci deve essere nessun compiacimento", ha aggiunto immediatamente, perché "i problemi che abbiamo da risolvere sono enormi, ma ci stiamo muovendo insieme". Poi il presidente portoghese ha lanciato un messaggio trasversale: "Fino a qualche mese fa molti scommettevano sulla dissoluzione della moneta unica. Oggi invece siamo qui a verificare come l’area euro addirittura si amplia", con l’ingresso della Lettonia a partire dal gennaio 2014, "mentre si rafforzano le collaborazioni" tra i Paesi di Eurolandia. Resta il fatto che gli ostacoli principali che si intuivano alla vigilia del Consiglio sono stati superati. I leader dei 28 Stati Ue hanno infatti confermato il placet sulle cifre complessive del Quadro finanziario 2014-2020, fissate a 960 miliardi di euro per gli impegni e a 908 per i pagamenti effettivi. È stato quindi possibile stabilire che i fondi per l’occupazione giovanile passeranno da 6 miliardi a suo tempo definiti a 8 o forse 9 miliardi nel corso del settennato (1,5 miliardi per l’Italia, secondo i calcoli di Roma): il Consiglio europeo ha deciso, come richiesto dalla Commissione, che 6 miliardi siano impiegati già nel biennio 2014-2015 (a favore dei Paesi che mostrano un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 25%: fra questi figurano Spagna, Grecia, Italia, Francia, Portogallo…), mentre i rimanenti fondi interverranno successivamente grazie alla clausola di "flessibilità" del bilancio imposta dall’Europarlamento. Consenso, inoltre, è giunto attorno al finanziamento alle piccole e medie imprese, che giungerà soprattutto dalla Banca europea degli investimenti.
Dalle parole ai fatti. Non resta, dunque, che passare dalla parole ai fatti. Processo non scontato visto che diversi leader si sono sentiti in dovere di rimarcare l’obiettivo. La cancelliera tedesca Angela Merkel, che si è detta "molto soddisfatta" dalle conclusioni del summit, ha puntualizzato: "I fondi ora sono disponibili; la cosa più importante è cominciare a spendere questi soldi". Il premier irlandese Enda Kenny ha aggiunto: "Abbiamo operato in questo semestre di presidenza di turno con l’intento di mostrare ai cittadini che l’Ue è capace di assumere impegni e di farli diventare fatti concreti". Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Consiglio italiano Letta: "Il Patto per la crescita del 2012 prevedeva fondi per 120 miliardi e aveva creato aspettative eccessive, dalle quali noi vogliamo rifuggire. Questa volta abbiamo assunto impegni che si possono rispettare" e che andranno a favore dei cittadini europei. È pur vero che per i salvataggi bancari sono stati spesi mille miliardi, mentre per i disoccupati forse si arriverà a 9; ma almeno questa volta i capi di Stato e di governo sembrano aver fatto sul serio.