CITTADINI CONTRARI, MA...

Il Giappone ritorna” “al nucleare civile

Ma l’intero continente asiatico che non intende privarsi dell’apporto energetico delle centrali nucleari per limitare le importazioni e sostenere lo sviluppo industriale

Neanche le manifestazioni di piazza fermano il piano del nuovo Governo giapponese di Shinzo Abe di ritorno all’uso dell’energia nucleare per uso civile. L’ultima protesta si ¨¨ svolta nei primi giorni di giugno, quando circa ottomila persone sono scese in strada a Tokyo sotto gli uffici della Tokyo Electric Power Company (Tepco), l’azienda che opera nella regione del Kant¨­, comprendente Tokyo e che gestisce gli impianti di Fukushima Dai-ichi e Dai-ni. A seguito del terremoto del marzo 2011, che caus¨° oltre quindicimila morti e del successivo tsunami, che colp¨¬ l’area della centrale di Fukushima, determinandone la crisi – oltre che quarant’anni di lavoro stimati per ripristinarla, con un costo di dodici miliardi di euro – e costringendo l’evacuazione di decine di migliaia di persone, fu decisa dal precedente Governo una “moratoria sul nucleare”, al fine di verificare la sicurezza degli impianti alle norme degli standard internazionali.

Gli effetti della moratoria decisa due anni fa. Subito dopo lo tsunami, si parl¨° anche della dismissione dei progetti sul nucleare entro il 2030, ma dopo qualche settimana dalle nuove elezioni, avvenute nello scorso mese di dicembre, il nuovo Governo ha annunciato la riattivazione degli impianti che avessero superato il vaglio di un’autorit¨¤ speciale. Allo stato, gli impianti riaperti sono due ed entro l’anno se ne dovrebbero riaprire altri sei. Questa decisione ¨¨ stata presa per fronteggiare la ricaduta sull’economia giapponese degli effetti della moratoria. Infatti, fino al 2011, fino al 40% del fabbisogno di energia veniva garantito dagli impianti nucleari. Il Giappone, con la “moratoria”, ¨¨ divenuto da esportatore a importatore netto di energia e questo fatto ha concorso in maniera significativa e preoccupante al deficit commerciale del Paese asiatico, pi¨´ che raddoppiato nel 2012. Se si prende poi in considerazione la valutazione dell’Istituto di economia energetica giapponese – in base alla quale con le centrali si potrebbero risparmiare 34 miliardi di dollari l’anno, se non addirittura 38 – ¨¨ chiaro come sia difficile, dal punto di vista economico, rinunciare all’apporto del nucleare, se ritenuto sicuro per la popolazione.

Le scelte del Giappone rispetto al contesto asiatico. A questo proposito, non sono pochi coloro che ricordano che la fusione del nocciolo della centrale di Fukushima, non ha causato nessuna vittima. I decessi sono avvenuti solo per gli effetti del terremoto, sostengono. Nonostante questo dato di fatto, l’incidente di Fukushima ha causato perplessit¨¤ consistenti nella popolazione sull’uso del nucleare. Come ha riferito nei giorni scorsi Asia News, l’ha rilevato un sondaggio diffuso dal quotidiano giapponese “Asahi Shimbun”, secondo il quale il 60 % della popolazione non vuole vedere riaperte le centrali; solo il 27% approva l’uso del nucleare per la ripresa economica ed ¨¨ quindi favorevole alla posizione del Governo. Sono anche da considerare le conseguenze della vicenda Fukushima sul piano pi¨´ generale dell’area, in particolare in Corea del Sud e a Taiwan. Nel primo dei due Paesi – che da decenni puntano sull’apporto del nucleare – a causa delle proteste dell’opinione pubblica, il Governo ha fermato le centrali per “revisionarle” ed ha contestualmente approvato la costruzione di centrali elettriche alternative. Invece, a Taiwan ¨¨ stata decisa, nonostante le polemiche che si sono verificate, la costruzione di una quarta centrale. Da ultimo, va sottolineato che l’eventuale scelta del Giappone di ritorno in pieno al nucleare, si situerebbe anche in un contesto asiatico che non ha nessuna intenzione di dismettere l’uso del nucleare a scopo civile. Secondo l’Economist, in questo momento la Cina sta costruendo almeno 27 nuovi reattori, la Russia 11 e l’India 7. Questi elementi – che rispecchiano la controtendenza asiatica rispetto alle scelte europee ed in particolare della Germania, che intende chiudere, a partire dal 2022, tutte le centrali esistenti – non sono da trascurare rispetto alle decisioni che nelle prossime settimane verranno prese dal Governo giapponese e che saranno sottoposte al vaglio della Camera Alta.