CAGLIARI/DIECI COMANDAMENTI
L’arcivescovo Miglio: il comandamento “Non desiderare la roba d’altri” spinga “a fare più attenzione a quanto avviene all’interno, nel cuore. È lì che maturano i comportamenti malvagi: l’invidia, la vendetta, l’atteggiamento di possesso, di accumulo, sentimenti che portano a compiere il gesto di rubare”
È stata una sfida vinta quella dell’appuntamento cagliaritano di "Dieci piazze per Dieci comandamenti". Una platea festante ha partecipato sabato sera all’evento organizzato dal Rinnovamento nello Spirito, presso l’Arena Grandi Eventi, sul lungomare Sant’Elia, di fianco al popolare quartiere, famoso per il suo borgo di pescatori: parlare del decimo comandamento "Non desiderare la roba d’altri" in una zona di Cagliari per troppi anni considerata un ghetto e culla di delinquenza, ma che oggi finalmente sta mostrando a tutta la città che l’operosità e la dignità dell’uomo vincono sulla pervicacia e la seduzione della violenza, è stata una bella scommessa.
La parola del Papa. La riflessione scaturita da Cagliari si ricollega direttamente con una delle frasi pronunciate da Papa Francesco attraverso il videomessaggio che ha caratterizzato anche gli incontri di Milano, Bari e Genova. Grande commozione all’apparire in video del Papa, quasi una anticipazione della visita che lo porterà a Cagliari il 22 settembre prossimo per il suo primo pellegrinaggio in terra d’Italia, dalla Vergine di Bonaria: "I Dieci Comandamenti vengono da un Dio che ci ha creati per amore, da un Dio che ha stretto un’alleanza con l’umanità, un Dio che vuole solo il bene dell’uomo. Diamo fiducia a Dio! Fidiamoci di Lui! I Dieci Comandamenti ci indicano una strada da percorrere, e costituiscono anche una sorta di "codice etico" per la costruzione di società giuste, a misura dell’uomo. Quante diseguaglianze nel mondo! Quanta fame di cibo e di verità! Quante povertà morali e materiali derivano dal rifiuto di Dio e dal mettere al suo posto tanti idoli!".
Un anelito di libertà. Su questa linea della vera libertà che è rispondere sì alle provocazioni del Dio che è amore monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari ha evidenziato che "questo comandamento ci indirizza verso orizzonti e spazi di vera libertà. I comandamenti sono un ‘sì’ non un ‘no’. Questo comandamento di fede e coraggio è un anelito di libertà che è scritto nel cuore dell’uomo nonostante tutte le derive e le spinte che riceviamo in senso contrario. Per questo il decalogo è scritto nella natura umana, nel cuore di ogni uomo, perché la sete di libertà autentica e piena è scritta nel suo cuore. Le delusioni e le disillusioni che ognuno si alimenta quando cammini che sembravano condurre nella direzione della libertà si manifestano come vicoli ciechi o vie dall’esito disastroso, non fanno che confermare il bisogno profondo di libertà".
La conversione del cuore. L’arcivescovo di Cagliari ha introdotto i partecipanti a cogliere come il comandamento "ci porta alla radice profonda del gesto esterno, è quasi un anticipo di quello che dirà Gesù nel discorso della montagna, al capitolo V di Matteo, con quelle antitesi ‘Avete inteso che fu detto.. ma io vi dico’ che invitano a passare dai gesti esteriori, a fare più attenzione a quanto avviene all’interno, nel cuore. È lì che maturano i comportamenti malvagi: l’invidia, la vendetta, l’atteggiamento di possesso, di accumulo, sentimenti che portano a compiere il gesto di rubare, o magari poi un malinteso senso di giustizia ‘fai da te’. Questo decimo comandamento ci richiama dunque alla conversione del cuore, lì è la vera guarigione da ottenere, senza la quale nessuna legge e nessuna repressione saranno mai sufficienti per costruire la giustizia".
L’appello. Come un bravo padrone di casa, il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito presentando l’avvenimento ha fatto un appello diretto non solo ai presenti: "Urge ridare al nostro Paese la vera chiave interpretativa delle tante crisi vigenti: la crisi è spirituale e attanaglia il cuore dell’uomo rendendolo indifferente verso Dio, fiero della propria autonomia assoluta fino all’egolatria, cioè l’idolatria di se stesso, sempre più schiavo degli idoli del piacere, del potere, dell’avere. Urge vincere una falsa idea di laicità che vorrebbe che si desse a Cesare quel che è di Dio e a Dio solo disprezzo […] Percorriamo insieme, allora, questa ‘strada di libertà’ che passa da Cagliari e che da Cagliari intende parlare a tutto il Paese e annunciare con forza, con gioia, una novità di bene".
a cura di Massimo Lavena