LA CONSEGNA DEL PALLIO
Di giorno in giorno, Papa Francesco delinea il nuovo assetto della comunione per l’evangelizzazione. Le nomine arriveranno e con esse il ruolo di servizio della Curia. Ma nel frattempo lui mira all’essenziale
Lo ha fatto con il suo stile, che parla chiaro, guarda dritto alla conversione e su questo costruisce comunione e testimonianza, superando le categorie tradizionali, ma mirando all’essenziale.
Così ha accompagnato la consegna del pallio, la striscia di lana purissima che rappresenta il tradizionale segno di comunione e di impegno pastorale degli arcivescovi metropoliti, con una triplice consegna: "Confessare il Signore lasciandosi istruire da Dio; consumarsi per amore di Cristo e del suo Vangelo; essere servitori dell’unità". Ma soprattutto ha scelto la solenne occasione della festa dei santi Pietro e Paolo per sviluppare una delle linee di fondo del suo pontificato, a proposito proprio dell’identità e dunque della missione della Chiesa e di conseguenza anche di un più efficace ordinamento della stessa compagine ecclesiale. Mentre tutti gli osservatori sono attenti alle future "nomine", il Papa chiarisce il fondo della questione.
"La comunione della Chiesa non significa uniformità", ha detto, riprendendo alcune parole-chiave del Vaticano II. Ecco allora l’obiettivo: "Confermare nell’unità: il Sinodo dei Vescovi, in armonia con il primato. Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato".
Il concetto di sinodalità evoca il Sinodo dei Vescovi, ma più ampiamente una modalità di articolazione del corpo ecclesiale e un cammino. E in effetti il Papa si è fatto carico fin dalla sua elezione di trovare le modalità più efficaci per rappresentare il dinamismo della "varietà e universalità del Popolo di Dio", intorno al Papa. Ora le indicazioni sono sempre più precise e ne conseguiranno anche delle scelte operative. Ha spiegato Papa Francesco: "Nella Chiesa la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità, come un grande mosaico in cui tutte le tessere concorrono a formare l’unico grande disegno di Dio. E questo deve spingere a superare sempre ogni conflitto che ferisce il corpo della Chiesa. Uniti nelle differenze: non c’è un’altra strada cattolica per unirci. Questo è lo spirito cattolico, lo spirito cristiano: unirsi nelle differenze. Questa è la strada di Gesù".
Papa Francesco, insomma, a cento giorni dall’inizio del suo pontificato, ne conferma e ribadisce le linee di fondo, nella linea del Concilio e valorizzando il punto di vista e le attese delle diverse chiese particolari, per un nuovo assetto della comunione per l’evangelizzazione, non certo come semplice assetto interno. Questo investe il ruolo di servizio della Curia, quello delle diverse Conferenze episcopali e lo stesso primato del Papa, che Francesco declina, così come ha illustrato nei primi programmatici interventi, insistendo sul servizio. E dunque sull’esempio e sull’unità.
Questo dinamismo fondamentale peraltro si riverbera necessariamente oltre la stessa Chiesa cattolica, nei rapporti con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ma anche nel più ampio orizzonte del dialogo ecumenico e interreligioso. Con un grande respiro di speranza.