PARLA MONSIGNOR POLI

Papa Francesco” “è il Papa di tutti

L’arcivescovo di Buenos Aires ha ricevuto il 29 giugno il Sacro Pallio dalle mani del suo predecessore. “È stato emozionante. Prima della celebrazione, è successo un fatto curioso: stavo pregando, quando vedo il Papa passare. Stava cercando gli arcivescovi per salutarli personalmente”. Come arcivescovo di Buenos Aires aveva “uno stile che rompe con una certa visione di episcopato e che vorrei portare avanti. Questo non vale solo per Buenos Aires”. L’attesa per il primo viaggio in America Latina

Ricevere il Pallio direttamente dalle mani del suo predecessore. È quanto è capitato sabato 29 giugno, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, a monsignor Mario Aurelio Poli, da poco più di tre mesi arcivescovo di Buenos Aires. Con lui altri 33 arcivescovi metropoliti. "È stata una celebrazione emozionante in cui ho potuto respirare a pieno la dimensione ecclesiale della Chiesa", spiega al Sir monsignor Poli. L’arcivescovo è arrivato a Roma accompagnato dal suo vicario generale, il vescovo Joaquin Sucunza, per due anni al fianco del cardinale Bergoglio a Buenos Aires. Nel pomeriggio di sabato i due vescovi hanno avuto modo di passere alcune ore con il Papa "parlando di Buenos Aires, della Giornata mondiale della gioventù e pregando insieme".

Monsignor Poli, cosa ha provato nel ricevere il Pallio dal suo predecessore?
"È stato emozionante, ma Papa Francesco è il Papa di tutti, per questo non c’è stata un’attenzione particolare nei miei confronti. A colpirmi è stata soprattutto la dimensione universale della Chiesa. Anche se, prima della celebrazione, è successo un fatto curioso: stavo pregando davanti alla Pietà di Michelangelo quando vedo il Papa passare dietro di me. Stava cercando i vari arcivescovi per salutarli personalmente".

Uno stile, quello di Papa Francesco, che stiamo imparando a conoscere. Ha trovato questa impronta anche nell’arcidiocesi di Buenos Aires?
"Il cardinale Bergoglio era solito offrire la sua amicizia a tutti ed ha chiesto espressamente ai sacerdoti ordinati di dargli del ‘tu’. A questo si aggiungeva uno stile di vita sobrio e di vicinanza alle persone che, però, non inficiava in alcun modo la sua capacità di prendere decisioni e di farle rispettare. Uno stile che rompe con una certa visione di episcopato e che vorrei portare avanti. Questo non vale solo per Buenos Aires: oggi in Argentina c’è una nuova generazione di vescovi che segue questo stile".

A poche settimane dalla Giornata mondiale della gioventù in Brasile continuano le proteste contro il governo. Siete preoccupati per l’incontro del Papa con i giovani?
"Papa Francesco ha espressamente detto di non volere auto blindate o qualsiasi altro mezzo che possa allontanarlo dai 2 milioni di giovani attesi a Rio. Per quanto riguarda la proteste, che mi sembrano in via di risoluzione, hanno varie motivazioni: i soldi spesi per l’organizzazione dei mondiali, la crescita delle disuguaglianze, la disoccupazione. Ma non credo vi saranno ripercussioni sulla Gmg".

Cosa vi aspettate dal primo viaggio di Papa Francesco in Sud America e dall’incontro con i giovani?
"Quelli dell’America Latina sono tutti Paesi in cui l’età media è molto bassa. A Rio ci saranno i tanti giovani che frequentano le nostre parrocchie e i movimenti ecclesiali giovanili. Accanto a questi vi sono però anche molti altri giovani che non saranno a Rio, ma che vivono quotidianamente il loro impegno nel campo politico con ideali profondi e passione. In Argentina ogni partito ha un suo gruppo giovanile, ma questi sono spesso in conflitto tra loro. I giovani vivono così il contrasto tra i loro ideali alti e una realtà fatta di scontri e di forme quotidiane di corruzione. È questo che preoccupa il Papa: il fatto che possano vivere la disillusione e l’inquietudine. Per questo Papa Francesco durante la Gmg non si rivolgerà solo ai presenti, ma a tutti".

Che risposte può dare la Chiesa?
"Come vescovi e come Chiesa proponiamo percorsi di formazione politica, da un punto di vista dottrinale, ma questo contrasta con il clima di cui vi parlavo. L’attuale governo ha portato a una contrapposizione delle classi sociali, mettendo gli uni contro gli altri. Credo che l’impegno della Chiesa sia quello di affermare la solidarietà evangelica".

Questo vale anche per la lotta alle disuguaglianze in una città come Buenos Aires?
"Come Chiesa cerchiamo di favorire l’incontro mandando i giovani delle classi alte nei quartieri più poveri per la catechesi, il doposcuola, le attività della Caritas. Senza dimenticare le missioni parrocchiali che portano i giovani delle città a vivere momenti di condivisione nelle zone più remote e povere del Paese".

Che messaggio si sente di dare ai giovani italiani che partiranno per Rio?
"Incontrandosi, i giovani di America Latina ed Europa, capiranno di essere molto più simili di quanto pensano. Il consiglio che posso dare, seguendo l’esempio di Papa Francesco, è quello di stare lontani dai luccichi della modernità e coltivare i valori che rimangono nel tempo come l’amicizia e la gratuità".