CROAZIA NELL'UE " "
A Zagabria arriveranno i finanziamenti comunitari per far crescere il Paese
La Croazia, Paese dei Balcani occidentali, è entrata a far parte dell’Unione europea il 1° luglio, dopo un processo di adesione complesso, durato un decennio. Una vittoria che è stata festeggiata tra Zagabria, Strasburgo e Bruxelles con una serie d’iniziative alle quali hanno preso parte rappresentanti politici croati ed europei. “Oggi è la fine di un processo, ma anche il primo capitolo di un’altra storia di successo”, ha rilevato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, intervenuto alla cerimonia nella capitale croata. “In tutta Europa abbiamo bisogno di lavorare ogni giorno per migliorare le nostre economie, per rafforzare le nostre democrazie e per costruire un futuro migliore per noi e i nostri figli”. Un compito al quale, anche la Croazia ora è chiamata a dare il suo contributo.
L’iter dei negoziati. In seguito alla domanda ufficiale di adesione all’Ue, presentata nel 2003, “la Croazia ha profuso notevoli sforzi e ha soddisfatto tutti i criteri di adesione necessari per allinearsi alla legislazione e alle norme dell’Ue”, si leggeva ad aprile nelle Conclusioni del Consiglio europeo. “Sono stati conseguiti – continuava il testo – progressi concreti in settori quali lo stato di diritto, la lotta alla corruzione, i diritti umani e la tutela delle minoranze”. A parte i chiari vantaggi per la Croazia stessa e per l’Ue, “l’adesione dimostra che, quando sono soddisfatte le condizioni, l’Unione rispetta gli impegni a tal riguardo”. Un messaggio diretto anche agli altri Paesi dei Balcani, per i quali la prospettiva europea potrebbe non essere a questo punto così lontana. Tanto è vero che il Consiglio europeo del 27-28 giugno, oltre a brindare per l’ingresso della Croazia, ha dato il benestare per l’apertura dei negoziati con la Serbia e per l’accordo di stabilizzazione con il Kosovo. Macedonia e Montenegro hanno già ottenuto lo status di Paesi candidati, mentre Bosnia-Erzegovina e Albania hanno da tempo avviato cooperazioni stabili con l’Ue.
Seggi e voti. Da questo momento, la Croazia conterà, quindi, 12 eurodeputati al Parlamento di Strasburgo (accolti durante la plenaria dell’1-4 luglio), e il croato sarà la ventiquattresima lingua ufficiale dell’Ue. Nel collegio dei commissari il Paese è rappresentato da Neven Mimica al quale il presidente Barroso ha assegnato il portafoglio della politica dei consumatori. “Eliminare le barriere del commercio on-line, garantire la sicurezza dei prodotti e informare i consumatori dei loro diritti”, sono gli obiettivi del suo mandato, come ha dichiarato al momento della nomina. Nel Consiglio europeo la Croazia ha 7 voti su un totale di 352 e potrà avvalersi di due sedi diplomatiche, una a Bruxelles e l’altra a Zagabria, inaugurata proprio il 1° luglio.
Tempo di cambiamenti. Quali le conseguenze sulla vita quotidiana dei cittadini croati? Prima di tutto non sarà più necessario espletare le formalità di importazione e di esportazione da o verso tale Paese; il libero commercio delle merci consentirà, infatti, una più rapida e agevole circolazione. L’abbattimento delle frontiere porterà anche a una libera circolazione delle persone. Dai croati tale situazione viene vista come un incentivo alla mobilità e allo sviluppo del settore turistico, ma dai Paesi limitrofi viene percepita come una “minaccia”. Non a caso Slovenia, Austria, Germania e Inghilterra hanno applicato la moratoria prevista dal Trattato di adesione della Croazia per limitare l’accesso dei cittadini croati al proprio mercato del lavoro.
Pioggia di fondi. Incerto resta però il futuro di questo Paese, in recessione dal 2009 e che ha chiuso il 2012 a -2,3%. Inoltre, nel primo trimestre del 2013 ha registrato un -1,5, con 15,8% di disoccupazione su 4,2 milioni di abitanti. Ma il Governo croato non ha dubbi: “Con i 13,7 miliardi di euro di fondi Ue che il Paese avrà potenzialmente a disposizione per il settennato 2014-2020, sarà possibile portare a termini cambiamenti strutturali importanti”, si legge nel quotidiano Nova List. In particolare sono previsti progetti per finanziare la costruzione di scuole e ospedali, la rete ferroviaria ad alta velocità e per diffondere l’energia alternativa, per citarne alcuni.
Una strada in salita. “L’adesione alla Ue non offrirà però una soluzione magica alla crisi – ha precisato Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo – ma aiuterà a sollevare molte persone dalla povertà e a modernizzare l’economia”. A quest’ultimo ha fatto eco il presidente croato Ivo Josipovic il quale ha sottolineato: “La crisi è una sfida, un invito a fare domani meglio di oggi”.