SULCIS IN RIVOLTA
La protesta è scattata durante la notte. In centinaia tra commercianti, artigiani e operai delle moltissime aziende in crisi, si sono dati prima appuntamento al centro intermodale di Carbonia, intorno alle 3, per poi trasferirsi verso Cagliari. Oriana Putzolu, segretaria generale Cisl Sardegna: “Ci sono 30.000 cassintegrati che dobbiamo coprire, per un totale di 146.000 persone implicate”. Il parere di don Pietro Borrotzu, delegato regionale per la pastorale sociale e del lavoro
Un’aria di tristezza profonda ha caratterizzato la manifestazione per il lavoro indetta a partire dalle 3 di questa mattina a Carbonia. In centinaia tra commercianti, artigiani dell’indotto e operai delle moltissime aziende in crisi, con la triste assenza dei giovani, che stanno emigrando in massa, si sono divisi in vari gruppi, dei quali uno si è recato a Cagliari davanti e dentro la sede della presidenza della Regione – Villa Devoto – usando dell’elemento sorpresa, un altro verso il porto e l’aeroporto del capoluogo sardo, presidiato fin dall’alba da ingenti forze di polizia. Lungo la statale 130 che collega Carbonia a Cagliari sono stati effettuati numerosi blocchi stradali. I manifestanti hanno raggiunto il palazzo del Consiglio regionale, nella centrale via Roma dove si trova anche il presidente della Giunta, in sicurezza dopo il blitz all’alba nella sua residenza. La notte stellata e la mattinata soleggiata hanno fatto da quinta alla sensazione di resa che traspariva dai volti arrabbiati e sconfitti: l’illusione di una lotta realmente comune per il lavoro, per la sopravvivenza stessa delle popolazioni dell’area del Sud-Ovest Sardegna si è scontrata con la realtà dell’ennesima occasione, forse andata persa.
Un’esplosione di disperazione. L’intenzione di smuovere le coscienze per iniziare una rivolta non violenta del Sulcis Iglesiente, dei minatori, degli operai delle aziende smantellate, delle installazioni di fabbriche sovvenzionate dalla Regione e dallo Stato, ha visto la quasi totale assenza di rappresentanti dei sindacati, tranne la Cisl. Davanti a una crisi lavorativa, economica, sociale, culturale, ormai non solo di un comparto della zona che l’Istat ha definito la più povera d’Italia, stanotte si è assistito alla presa di coscienza che non ci sono possibilità di risurrezione per l’intera Sardegna. Dura la dichiarazione rilasciata al Sir da Oriana Putzolu, segretaria generale Cisl Sardegna: "La manifestazione è di risposta e protesta perché la disperazione è tale che non viene colta dalle forze politiche, né quelle in Giunta né quelle in Consiglio regionale. In quel territorio, come in tutta la Sardegna, c’è un’esplosione di disperazione delle famiglie che quanto meno dovranno capire come garantirsi un reddito. Ci sono 30.000 cassintegrati che dobbiamo coprire, per un totale di 146.000 persone implicate. Con i dati economici della Sardegna siamo veramente sull’orlo del baratro, altro che indignados. Questa è la reazione spontanea, che forse anche il sindacato non riesce a controllare, ma continuerà a cercare di regolare i conflitti come ha sempre fatto, confrontandosi anche con i comitati spontanei".
Ascoltare le ragioni. Davanti a una costante perdita di valore dell’azienda Sardegna neanche l’ipotesi di una prova di orgoglio per la dignità dell’uomo come recitava il flano dello slogan per la manifestazione, "Libera la tua ribellione. Liberati", ha fatto breccia sulla disillusione della resa. Per don Pietro Borrotzu, delegato regionale per la pastorale sociale e del lavoro, "i lavoratori hanno partecipato a tutte le manifestazioni possibili e immaginabili, hanno pazientato: non dico che poi si perde la pazienza e si butta tutto a carte quarantotto, ma non si vede ascolto, sensibilità, che dimostri una minima volontà di cercare una soluzione per i problemi, manca la disponibilità di ascoltare le ragioni". Per il delegato, "i sindacati hanno organizzato scioperi generali in tempi inusuali, nei quali rinunciare a una giornata di lavoro è un grave danno economico per il lavoratore, mettendo insieme migliaia di persone nell’Isola. Ma le risposte della comunità politica non ci sono state, non hanno ascoltato perché dopo l’approccio bisogna trovare le soluzioni. Oggi frana tutto, senza che ci siano azioni reali per cercare di contrastare questo dramma". Infatti, per Borrotzu, "anche le misure messe in atto per la povertà non si capisce se abbiano dato risultati, non si vede dove siano andati i soldi, come siano stati spesi. Occorre uno slancio politico. Si arriva a non poterne più: resta ingiustificabile andare oltre i rapporti del confronto civile e democratico, però è comprensibile che un lavoratore non sappia più dove guardare e questo tipo di manifestazioni va più verso la direzione dell’intentare nuove forme di protesta per costringere ad ascoltare. La disperazione e lo sconforto, che ho visto, sono sempre state incanalate in manifestazioni composte e con rispetto delle espressioni democratiche, senza trascendere".
a cura di Massimo Lavena (Sardegna)