CONSIGLIO EUROPEO

Summit con i piedi per terra

Varate iniziative per l’occupazione giovanile. Sì a Qfp e negoziati con la Serbia

Probabilmente non è stato un “vertice storico”, come qualche protagonista avrebbe voluto far credere, ma al Consiglio europeo del 27-28 giugno si possono ascrivere risultati non scontati. A partire da quelli relativi alle iniziative per contrastare la disoccupazione giovanile, che, di fatto, restituiscono all’Unione una “dimensione sociale” da tempo eclissata. I fondi stanziati in questa direzione non sono molti né tanto meno sufficienti, come hanno confermato parecchi eurodeputati, riuniti a Strasburgo per la sessione plenaria (1-4 luglio); ma, come più voci del Parlamento Ue affermano, “sono meglio di niente”.

Lavoro e giovani in primo piano. Il primo a parlare di “passo storico” e di “pietre miliari”, era stato Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, nel riferire i risultati del summit. I grandi successi elencati dal politico belga corrisponderebbero alle varie decisioni per affrontare la disoccupazione giovanile, al consenso ottenuto sul bilancio pluriennale (pur avendo ancora dovuto concedere al Regno Unito lo “sconto” sul contributo finanziario al budget Ue), al brindisi per l’ingresso di Zagabria nell’Unione, al “sì” per la Lettonia quale diciottesimo Paese dell’area euro. E, ancora, si può segnalare il benestare all’apertura dei negoziati, da gennaio, per l’adesione della Serbia, e quelli per un accordo di stabilizzazione e associazione con il Kosovo. Van Rompuy ha osservato: “Abbiamo lavorato all’unisono approdando a scelte importanti per rafforzare i nostri sistemi economici. Si tratta di risultati cui siamo giunti proprio perché prima abbiamo agito per ridare stabilità ai conti pubblici”. La “dimensione sociale” torna nel discorso del presidente quando indica il vertice sul lavoro (Berlino, 3 luglio) e i tratti da conferire all’unione economica e monetaria, di cui si riparlerà nei vertici di ottobre e dicembre.

“Nessun compiacimento”. Anche il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, prima di lasciare il palazzo Justus Lipsius, ha utilizzato il termine “storico” per definire il summit. “D’altronde non ci deve essere nessun compiacimento”, ha aggiunto, perché “i problemi che abbiamo da risolvere sono enormi, ma ci stiamo muovendo insieme”. Poi il capo dell’Esecutivo ha lanciato un messaggio trasversale: “Fino a qualche mese fa molti scommettevano sulla dissoluzione della moneta unica. Oggi invece siamo qui a verificare come l’area euro addirittura si amplia”, con l’ingresso della Lettonia a partire dal gennaio 2014, “mentre si rafforzano le collaborazioni” tra i Paesi di Eurolandia. Resta il fatto che gli ostacoli principali che si intuivano alla vigilia del Consiglio sono stati superati. I leader dei 28 Stati Ue hanno infatti confermato il placet sulle cifre complessive del Quadro finanziario 2014-2020, fissate a 960 miliardi di euro per gli impegni e a 908 per i pagamenti. È stato possibile stabilire che i fondi per l’occupazione giovanile passeranno da 6 miliardi a suo tempo definiti a 8 o forse 9 miliardi nel corso del settennato: il Consiglio europeo ha deciso, come richiesto dalla Commissione, che 6 miliardi siano impiegati già nel biennio 2014-2015 (a favore dei Paesi che mostrano un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 25%: fra questi figurano Spagna, Grecia, Italia, Francia, Portogallo…), mentre i rimanenti fondi interverranno successivamente grazie alla clausola di “flessibilità” del bilancio imposta dall’Europarlamento. Consenso, inoltre, è giunto al finanziamento alle piccole e medie imprese, che riguarderà soprattutto la Banca europea degli investimenti.

Passare dalle parole ai fatti. Non resta, dunque, che passare dalla parole ai fatti. Processo non scontato visto che diversi leader si sono sentiti in dovere di rimarcare l’obiettivo. La cancelliera tedesca Angela Merkel, che si è detta “molto soddisfatta” dalle conclusioni del summit, ha puntualizzato: “I fondi ora sono disponibili; la cosa più importante è cominciare a spendere questi soldi”. Il premier irlandese Enda Kenny, al termine della sua presidenza di turno Ue, ha aggiunto: “Abbiamo operato in questo semestre con l’intento di mostrare ai cittadini che l’Ue è capace di assumere impegni e di farli diventare fatti concreti”.