LIGURIA
In via di definizione il nuovo Piano territoriale regionale. Tra gli obiettivi: ridurre i costi dei Comuni
È in fase di definizione il nuovo Piano territoriale regionale (Ptr) della Liguria. Tra gli obiettivi ridurre, e in molti casi eliminare, i costi che i Comuni devono sostenere per redigere un piano urbanistico. Le principali linee d’indirizzo riguardano il minor consumo del suolo, maggior rispetto per l’ambiente, l’incremento dei terreni agricoli, l’uso produttivo del bosco e la semplificazione delle procedure. Sul fronte urbano, invece, l’indirizzo del Ptr è “costruire sul costruito”, rigenerando in particolare ex aree industriali in disuso.Concertazione. “Un piano di questa importanza, che rappresenterà per gli anni a venire il documento fondamentale dell’urbanistica in Liguria, non può che essere condiviso, con i tempi necessari, dagli amministratori delle comunità locali”. Così Pierluigi Vinai, segretario generale Anci Liguria. “Il piano – aggiunge – è ancora in lavorazione. Può essere migliorato e se le comunità locali lo condividono il risultato dell’Anci è raggiunto perché un piano di simile portata non può essere calato dall’alto, ma dev’essere condiviso con il territorio”. Anci Liguria “ha promosso la costituzione di un tavolo di lavoro che ha affrontato non solo gli aspetti di carattere tecnico-amministrativo, ma anche le diverse interazioni nei rapporti con le istituzioni pubbliche”. Di qui la soddisfazione per “questa prima fase di concertazione con la Regione nella trattativa per la predisposizione del nuovo Ptr”.Gestire il territorio. “La Regione sta portando avanti un progetto di piano territoriale con l’obiettivo di avere un’unica regia sul territorio regionale. Se sarà un successo o meno lo vedremo con il passare del tempo”, dice Paolo Carrozzino, segretario regionale Fai-Cisl Liguria. Il Piano, spiega, “potrebbe essere un valore aggiunto che si andrebbe a intersecare con altre iniziative regionali come la banca della terra. L’importante è riuscire a dare certezze stabilendo chi può fare, cosa può fare e dove. È in quest’ottica che si parla molto di recupero dell’esistente perché abbiamo dei borghi bellissimi nell’entroterra che, rispetto alla vicina Francia, appaiono abbandonati e sotto utilizzati quando potrebbero invece diventare un’occasione di lavoro per tanti giovani”. Carrozzino poi ricorda che “la Liguria ha un territorio con boschi per circa il 75-80%, per la maggior parte abbandonato, che tra l’altro sta aumentando. Il nodo è restituire il territorio all’uomo senza considerarlo più un santuario intoccabile. Infatti, se il territorio non è gestito aumenta il rischio idrogeologico e si ripeteranno le emergenze che hanno altissimi costi economici e umani”.Abbandonare il provvedimento. Una condanna senza appello arriva invece da Davide Viziano, presidente dell’Ucid della Liguria: “La Regione ha imboccato una strada suicida. Si tratta di norme pensate per non fare più nulla, norme avversate dai Comuni, defraudati della loro autonomia, e dal mondo dell’economia e delle imprese perché chi spera che ci possa essere una ripresa economica, a cominciare dal settore edile, vede in questa legge regionale una norma dirigistica, vincolistica e inutile. Si tratta di una legge esiziale per l’economia”. Per Viziano, “in un momento in cui ci sarebbe da avere attenzione al rilancio delle attività economiche, il nuovo Ptr appare invece come una macina appesa al collo”. A suo avviso la bozza del Ptr è “concettualmente sbagliata” perché “complica le cose ai sindaci, che perdono in autonomia, aumenta la burocrazia e lega le decisioni e le autorizzazioni a trattative politiche a livello regionale. In questo modo la Regione diventa la capofila di tutto”. Viziano non esita a paragonare il Ptr alle “leggi urbanistiche degli anni Sessanta e Settanta dell’Unione Sovietica”. Ed è per questo che – conclude – “come consulta dell’edilizia abbiamo suggerito alla Regione, non semplici correttivi, ma di abbandonare in toto questo provvedimento”.a cura di Adriano Torti(4 luglio 2013)