TEATRO/SAN MINIATO

Con Antigone va in scena” “la “ragione poetante”

Parla monsignor Piero Ciardella, direttore artistico del Dramma Popolare: “Abbiamo scelto questo testo anche perché ci permette di rilanciare la figura di questa grande filosofa contemporanea. ‘La tomba di Antigone’ è la sua unica opera teatrale, il vertice del cammino intellettuale della Zambrano, che sta nell’esprimere i contenuti con la forza delle parole”

È l’eroina tragica Antigone a rappresentare quest’anno la Festa del Teatro dello Spirito di San Miniato (Pi). Andrà in scena giovedì 18 luglio, nella piazza del Duomo, "La tomba di Antigone", opera filosofico poetica della filosofa spagnola Maria Zambrano (1904-1991). Lo spettacolo è stato scelto dalla Fondazione Istituto Dramma popolare come manifesto della 67ª Festa del Teatro dello spirito (www.drammapopolare.it), manifestazione nata nel 1947 per volere di alcuni intellettuali cattolici decisi con il teatro a risollevare le sorti della città distrutta dalla guerra. Antigone, che si batte fino alla morte in nome di un comandamento morale che le impone di far fede alla pietas nei confronti dei morti, opponendosi ai principi giuridici e alle leggi scritte degli uomini, riacquista voce dal sepolcro nel quale è stata rinchiusa. Una "figura profetica", "mediatrice fra amore e conoscenza", e per questo espressione della "aurora della coscienza", come l’ha definita il regista della pièce Roberto Guicciardini. Alla vigilia della rappresentazione, in prima assoluta, abbiamo intervistato monsignor Piero Ciardella, da pochi mesi alla direzione artistica del Dramma Popolare.

La festa del Teatro dello spirito è nata nel 1947 per "ricostruire la coscienza degli uomini" distrutta, insieme alla città, dalle mine della guerra. Oggi, quali sono gli elementi di continuità col passato?
"Innanzi tutto l’ispirazione cristiana. Vorremmo che il nostro teatro più che soluzioni confezionate, riuscisse a porre le domande fondamentali dell’esistenza, anche con testi difficili o laici. Si tratta molto spesso di scelte coraggiose, perché il nostro non è un teatro facile, di svago, ma che credo intercetti un bisogno: quello di tornare a porre quelle domande che troppo spesso la cultura contemporanea lascia sotto la cenere".

Qual è secondo lei la specificità del teatro nel rispondere a questo bisogno culturale?
"Il teatro è una forma d’arte particolarmente efficace perché mette insieme gesto e parola. In questo credo si trovi il suo specifico rispetto ad altre forme di arte e di comunicazione, quello di saper coinvolgere. Un gesto che dà forza alla parola e una parola che dà contenuto al gesto, in una forma rituale che appartiene alla natura dell’uomo, che è quella di ricorrere alla forza dei gesti e dei simboli quando si tratta di esprimere contenuti che vanno al di là del dicibile e che attingono a una dimensione interiore. Un coinvolgimento integrale che avviene nell’incontro unico tra attore e spettatore".

Quali sono stati i motivi che vi hanno portati a un testo della filosofa Maria Zambrano?
"Abbiamo scelto questo testo anche perché ci permette di rilanciare la figura di questa grande filosofa contemporanea. ‘La tomba di Antigone’ è la sua unica opera teatrale, il vertice del cammino intellettuale della Zambrano, che sta nell’esprimere i contenuti con la forza delle parole. È ‘la ragione poetante’, la capacità cioè di esprimere il mistero della vita attraverso la forza che il linguaggio, e in particolare la poesia, possiede. È un vero e proprio trattato filosofico ma che si serve della capacità evocativa e penetrativa del linguaggio senza concettualismi. Zambrano è una filosofa intimamente radicata nella tradizione filosofica occidentale ma che cambia molto il modo di pensare, inteso quasi come una fenomenologia dell’esistenza. Il suo pensiero è strettamente legato all’evento della vita, un pensiero dunque che fa sentire la filosofia come parte della vita stessa, non astratta e concettuale. È un pensiero che attinge a piene mani alla vita, dalla nascita alla morte senza tralasciare le zone d’ombra. È una filosofia che parla dei sentimenti come parte del pensiero e quindi della realtà".

Antigone è l’eroina tragica che oppone all’intelligenza della mente la forza dell’intelligenza del cuore, arrivando a sacrificare la propria vita in nome di una coscienza, legge non scritta dell’uomo, ormai ottenebrata dal pensiero razionale. Un messaggio valido per l’oggi?
"Zambrano fa cominciare la tragedia lì dove Sofocle la fa finire, nella tomba in cui Antigone è sepolta. La morte è una sorta di resurrezione, non solo per Antigone ma anche per tutti i personaggi della sua vita, i quali dal sepolcro dell’eroina tragica vedono sciolti, proprio attraverso la morte, tutti i nodi della loro esistenza terrena, fatta di odio, inimicizie, incesti, omicidi. Quella di Antigone è allora metaforicamente una morte sacrificale, attraverso cui rinascere a nuova vita, una tematica cristologica che emerge in maniera formidabile. Antigone è la prima paladina dei diritti umani, che rivendica la superiorità del diritto degli dei su quello degli uomini, contrappone a una legge violenta una legge positiva interiore basata sulla coscienza, più potente delle leggi degli uomini. Un tema di profonda attualità che ci invita a riflettere sulle leggi non scritte dettate dal cuore".