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Tutte le novità della Kek

Conferenza delle chiese europee: i risultati dell’assemblea di Budapest

Hanno lavorato alacremente dal 3 all’8 luglio scorsi a Budapest, i 220 delegati della Conferenza delle chiese europee (Kek), per arrivare a una nuova Costituzione. Il titolo dell’assemblea era “E ora cosa aspetti?”. In effetti i delegati non hanno indugiato a mettere mano radicalmente alla struttura di questa rete ecumenica delle chiese in Europa, nata nel 1959.
La necessità di rinnovare. “Più che una semplice riforma strutturale si tratta di ripensare la nostra identità comune attorno a un nuovo progetto di costituzione”: così il metropolita Emmanuel di Francia, presidente della Kek, ha descritto in apertura dei lavori il percorso che, partito nell’assemblea di Lione 2009, ha portato a Budapest il “Rapporto di Uppsala”, bozza di costituzione preparata da un gruppo di 16 saggi (il “revision worling group”). Il contesto storico in continuo cambiamento è uno dei termini con cui la Kek si è sentita chiamata a confrontarsi: “Non è nostro compito risolvere i problemi dell’Europa, ma se cambiamo noi stessi, abbiamo la possibilità di cambiare il nostro contesto”, ha spiegato il Metropolita. A indurre il cambiamento va inoltre considerata la crisi economica che “colpisce anche noi; abbiamo dovuto affrontare scelte difficili e ne dovremo ancora assumere in questi giorni, ma non ci dobbiamo smobilitare”.
Il contesto. Per delineare il quadro di riferimento è intervenuto il vescovo anglicano di Panama, Julio E. Murray, fino a pochi mesi fa presidente del Clai, l’organismo corrispondente alla Kek per l’America Latina. Egli ha mosso una pesante critica al sistema economico neo-liberale le cui promesse si sono rivelate false, perché “è stato impiantato senza regole né limiti”: “il commercio globale e gli investimenti possono servire per lo sviluppo; il problema sono le regole ingiuste definite dai governi potenti per i propri interessi commerciali, spesso a danno dei contadini, imprenditori, lavoratori e popoli che lottano per superare la povertà nei Paesi in via di sviluppo”. Egli ha denunciato “il crescente numero di impoveriti, marginalizzati, perseguitati che le chiese stanno aiutando con crescente difficoltà”, perché le risorse diminuiscono anche per i servizi caritativi delle chiese, che per contro si sentono spinte “a diventare più attive nel processo di denuncia di questi fatti e nella ricerca di risposte alternative”. Egli ha elencato esempi concreti di risposte e ha concluso: “La complessità dei problemi e la grandezza delle sfide richiedono che ci muoviamo per ricreare la nostra speranza”. Di qui uno dei compiti per l’ecumenismo: “È importante che ci incoraggiamo reciprocamente, nelle nostre comunità locali e come membri della comunità ecumenica mondiale di chiese, che compiamo passi concreti, che affrontiamo rischi con l’aiuto dello Spirito e siamo segni di speranza per il mondo”.
Da Ginevra a Bruxelles. Con 160 voti favorevoli, 7 contrari e 7 astenuti l’assemblea ha approvato la nuova Costituzione, emersa attraverso tre letture, numerosi interventi e innumerevoli proposte di emendamento. Il Preambolo sottolinea che la Kek si impegna “in modo nuovo ad aiutare le chiese europee a condividere la propria vita spirituale, rafforzare la loro testimonianza e il loro lavoro comune e promuovere l’unità della Chiesa e la pace nel mondo”. L’elemento più evidente di novità è che la Kek abbandonerà Ginevra, dove dal 1959 coabita nella sede del Consiglio mondiale delle Chiese, per trasferirsi a Bruxelles, dove ora è operativa la commissione Chiesa e società. Scelta legata a motivi di budget, ma non solo. Altri cambiamenti riguardano il Comitato centrale di 40 membri trasformato ora in un “governing board” di 20 persone e la riduzione delle tre commissioni esistenti “in un sistema più unificato”. Ha creato “sgomento” e “sofferenza” la decisione di distinguere le organizzazioni giovanili, delle donne e altre associazioni ecumeniche dalle chiese membra della Kek con due status diversi, suscitando “il sospetto che questa categorizzazione possa privare questi gruppi di alcuni diritti rispetto alle Chiese”.
Nuova presidenza. Il futuro è cominciato immediatamente dopo la conclusione dell’assemblea, quando il neo-eletto “governing board” si è riunito e a sua volta ha scelto tra i suoi membri la nuova presidenza, chiamando il vescovo anglicano Christopher Hill (Chiesa d’Inghilterra) a guidare la Kek (ne era vice-presidente), affiancato dal metropolita Emmanuel di Francia (il presidente uscente) e la decana svedese Karin Burstrand.