VERSO UNA RETE ACCADEMICA

Università Lateranense ”missione” in America latina

Il rettore Enrico dal Covolo in visita in Messico, Perù e Argentina. L’obiettivo dichiarato: ”Intendiamo creare una sinergia tra ‘periferie’ e sede centrale per tenere viva l’idea originaria e autentica di universitas. Nella cultura euroatlantica la concezione di università si deforma in idea di multiversità o addirittura politecnico”. Il rischio di diventare ”pedina del sistema a servizio dell’economia, smarrendo la sua funzione originaria di ripensamento critico”

Tenere viva "l’idea originaria ed autentica di universitas" attraverso la creazione e l’ampliamento di una rete accademica con alcuni atenei dell’America latina, con particolare attenzione agli studi di teologia, filosofia, dottrina sociale della Chiesa e comunicazione. È quanto si propone monsignor Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense. Catechista per i giovani di lingua italiana alla Gmg di Rio de Janeiro (22 – 28 luglio), il 29 luglio inizierà una lunga visita in Messico, Perù e Argentina.

Quali le tappe del suo viaggio?
"Anzitutto Guadalajara (Messico), all’Istituto teologico del Seminario affiliato alla nostra Facoltà di teologia, dove incontrerò studenti, docenti e autorità accademiche. A seguire analoghi incontri con il direttore spirituale del Seminario di Toluca, diocesi vicina a Città del Messico, che vorrebbe affiliarsi con la stessa Facoltà, e con i vertici dell’università cattolica "Sedis Sapientiae" di Carabayllo, diocesi peruviana confinante con Lima, con la quale sigleremo invece un accordo quadro. Si tratta di un centro universitario all’interno di una favela, che si prende cura in modo speciale dei poveri, interessato alla formazione dei formatori sui principi non negoziabili, con il quale approfondiremo la dottrina sociale della Chiesa e la comunicazione, e dove terrò alcune conferenze su vita e famiglia. Quindi a Buenos Aires, dove visiterò la comunità salesiana prima di raggiungere a Cordoba il Centro studi filosofici e teologici appena affiliato alla nostra Facoltà di teologia".

Un’attenzione spirituale, culturale e sociale per le "periferie", tema su cui insiste Papa Francesco, venuto proprio da quel continente…
"Attraverso rapporti di affiliazione e/o aggregazione intendiamo creare una rete accademica, una sinergia tra ‘periferie’ e sede centrale per tenere viva l’idea originaria e autentica di universitas che oggi in Europa si va purtroppo perdendo. Nella cultura euroatlantica la concezione di università si deforma in idea di multiversità o addirittura politecnico, e l’università rischia di diventare pedina del sistema a servizio dell’economia, smarrendo la sua funzione originaria di ripensamento critico, possibilità di alternativa per il meglio".

Salesiano e rettore dell’Università del Papa, lei sostiene la necessità di educare alla speranza…
"I giovani sono i più poveri tra i poveri perché sono venuti loro a mancare i punti di riferimento: solidi valori, famiglia, legami affettivi stabili, prospettive di lavoro certo. Un contesto liquido nel quale rischiano di perdere anche la speranza. Il grido di Papa Francesco a non lasciarsela rubare potrà realizzarsi solo attraverso il recupero di questi valori, e di prospettive di impegno nel sociale e nel politico. Determinante il ruolo dell’università".

Quale sfida rappresenta per la nuova evangelizzazione una religiosità segnata dalla “teologia della liberazione”?
"L’estate scorsa ho visitato otto centri affiliati, concentrandomi sul Brasile, e mi sembra che la teologia della liberazione sia una pagina superata. Oggi la vera sfida sono le sette e la presa fortissima che hanno soprattutto sui giovani, perché il nostro modo di testimoniare la fede è opaco, spento, povero di slancio, mentre esse danno un’impressione di grandissimo entusiasmo. I contenuti dell’evangelizzazione sono sempre gli stessi; occorre però rinnovarne lo stile con capacità di testimonianza autentica e quella coerenza richiamata con accenti coloriti anche sabato scorso dal Santo Padre nel discorso alle novizie e ai seminaristi".

Nella "Lumen fidei" il Papa pone l’accento sul rapporto fede-ragione. Che ruolo ha questo rapporto nella ricerca teologico-filosofica e nell’educazione dei giovani?
"Illuminante proprio il n.34 dell’enciclica dove si afferma che lo sguardo della scienza riceve un beneficio dalla fede. ‘Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza’. In queste parole possiamo raccogliere il frutto maturo dell’Anno della fede per noi universitari, e confermare il nostro impegno per la nuova evangelizzazione. Per gli universitari, cattolici o no, per tutti coloro che siano pensosi del problema della verità è d’obbligo una ricezione attenta e grata di questa parte dell’enciclica. Se l’università è fedele alla sua missione originaria di condurre, per quanto umanamente possibile, alla verità passando attraverso il percorso dell’indagine scientifica, la sintesi ultima non può che essere di tipo filosofico-teologico, ricerca cioè di un’intelligenza più profonda delle grandi domande su Dio, l’uomo, il mondo, cui nessuno può sfuggire. Interrogativi cui deve tentare di offrire una risposta unificatrice superando la frammentazione dei saperi".