CAMPAGNA ''UNO DI NOI''" "" "

L’antropologia ci incalza

Il deputato Jaime Mayor Oreja: ”Emergono nuovi diritti senza responsabilità”

“Il nostro avversario è il relativismo, che si trova in ciascuno di noi, in ogni gruppo sociale, nella politica, nei partiti, in ogni Paese. Per questa ragione occorre ripartire da un ampio dibattito culturale che rimetta al centro la persona”. Jaime Mayor Oreja, basco di San Sebastián, già membro delle Cortes e ministro degli interni in Spagna (1996-2001), oggi siede al Parlamento europeo, dove è impegnato su vari fronti, compreso quello della difesa della cultura della vita, che si esplica – spiega – in ogni fase dell’esistenza, nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella tutela della salute o dell’ambiente. È tra i sostenitori dell’Iniziativa dei cittadini europei denominata “Uno di noi”, intesa a proteggere la vita in ogni azione e legge prodotte dall’Unione europea. Gianni Borsa, per Sir Europa, lo ha incontrato nel suo ufficio all’Europarlamento.
Partiamo dall’Iniziativa dei cittadini, presentata a Strasburgo nel corso dell’ultima plenaria di inizio luglio. Come mai un’iniziativa popolare, che nasce “dal basso”, fa tappa in una sede istituzionale?
“La prima cosa importante da sottolineare è il fatto che i cittadini discutano, siano sensibilizzati, si impegnino attorno a un tema di interesse generale, che li riguarda direttamente: e la vita è il primo di questi. Quindi ben venga che il Parlamento europeo apra le sue porte anche a ‘Uno di noi’. Ovviamente i promotori stanno conducendo una grande battaglia volta alla raccolta di almeno un milione di firme per poi chiedere un’iniziativa legislativa della Commissione in un ambito che è di competenza comunitaria. Ma la raccolta di firme in sé non è sufficiente”.
In che senso?
“Nel senso che, come del resto hanno chiarito i promotori di ‘Uno di noi’, è assolutamente necessario sostenere in parallelo un confronto di carattere antropologico che riguarda la dignità della persona e, dunque, il concetto stesso di uomo. Sono temi, questi, sui quali la dottrina della Chiesa cattolica è ricca, chiara, puntuale. E dunque dai cattolici può venire un contributo rilevante”.
Ritiene che i diritti fondamentali della persona, a partire da quello della vita, siano messi in discussione in Europa?
“Rilevo piuttosto che sta emergendo da tempo una lista di cosiddetti nuovi diritti che sembrano marciare nel senso opposto della responsabilità, e questo mi preoccupa. Pensiamo all’aborto e all’eutanasia: sono scelte dolorose ma pur sempre da interpretarsi come il venir meno a un impegno serio; si mette in discussione il concetto di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. E ugualmente si mina, dalle basi, l’idea di persona. Credo, ad esempio, che si debba tornare seriamente a riflettere sulle parole libertà e verità perché possono essere usate con intenzionalità ben diverse fra loro”.
 
Lei sostiene che occorre un “dibattito”. Ma siamo preparati ad affrontarlo?
“Trattandosi di un dibattito non solo politico, ma sociale e culturale, esso richiede un più esigente percorso educativo. Sì, serve uno sforzo speciale in campo educativo e richiede un coinvolgimento da parte delle stesse famiglie, delle istituzioni scolastiche, delle chiese, delle istituzioni pubbliche”.
Vale anche per l’Europa?
“È uno sforzo che deve partire da ogni singola nazione europea e che chiama in causa l’Europa nel suo insieme, della quale siamo chiamati a riscoprire i valori e le radici storiche e spirituali”.
A proposito di Europa: nel maggio 2014 gli elettori saranno chiamati a rinnovare il Parlamento di Strasburgo. Ci sono buone ragioni per invitare i cittadini alle urne?
“Buone ragioni ce ne sono, certamente. La necessità dell’Unione europea è fuori discussione. Ma occorre che i partiti presentino candidati che credono all’integrazione europea e che si pongano davvero nella linea di rilanciare l’Ue come strumento per rispondere alle esigenze dei popoli europei. Stiamo affrontando una gravissima crisi, che non è solo economica ma anche sociale e culturale, lo sappiamo. Ebbene, servono risposte forti, comuni, che risolvano i problemi della gente, e per questo servono persone capaci di identificare risposte politiche e di renderle operative: la scelta delle persone giuste sarà perciò fondamentale”.