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Il professore Loris Zanatta analizza le trasformazioni intervenute nella religiosità del Brasile (meno cattolici e più evangelici e agnostici) e immagina il percorso di evangelizzazione del Papa nel Continente. A partire dalle intuizioni di Aparecida: porre al centro la questione sociale per garantire la centralità della Chiesa nelle società latinoamericane e dunque riavvicinarla ai ceti popolari e ai poveri, allontanatisi più di altri dal cattolicesimo
La Giornata mondiale della Gioventù in corso a Rio de Janeiro appare importante sotto molti punti di vista. Si tratta del primo viaggio di Papa Francesco fuori Roma e del suo ritorno in America Latina da pontefice. Un viaggio che prospetta ricadute politiche e sociali su un continente in continuo fermento. Sir ne parla con Loris Zanatta, docente di Storia e istituzioni dell’America Latina all’Università di Bologna.
Professore, come descriverebbe il Paese che sta accogliendo Papa Francesco e centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo?
"Il Brasile è a un momento di svolta. Il Paese si è profondamente trasformato negli ultimi vent’anni e sta vivendo problemi nuovi legati alla crescita e alle trasformazioni che sono avvenute. I grandi movimenti di protesta che si sono registrati, e che sono ancora in atto, in larga parte nascono nelle città; dunque hanno una base urbana, di ceti sociali istruiti, che chiedono nuovi diritti. Siamo davanti alla trasformazione di una società dove è cresciuta un’opinione pubblica consapevole dei propri diritti. Chiede un sistema politico più onesto e più rappresentativo. Il Brasile è un gigante economico cresciuto su gambe politiche molto fragili. Il suo sistema politico è primitivo, con moltissimi partiti, tutto fondato su scambi clientelari. Se il Brasile è diventato una potenza economica mondiale ci si aspetta che nel campo sanitario o educativo ci siano servizi al livello di uno Stato che è cosi tanto cresciuto. Il Brasile, inoltre, come tutta l’America Latina, sta conoscendo grandi rivolgimenti sul piano religioso".
Quali?
"La tendenza in America Latina è di due tipi: intanto l’apertura del ‘mercato religioso’. Il cattolicesimo è la religione tradizionale, ma se guardiamo al Brasile fino a 40 anni fa il 92% della popolazione si autodefiniva cattolico, oggi è il 65%. Questo vuol dire che mentre il Brasile in 40 anni è cresciuto di 50 milioni di persone, i cattolici in Brasile non sono aumentati affatto. Le chiese evangeliche sono quelle che crescono di più fra i ceti popolari, nelle periferie e negli ambienti rurali. Inoltre si sta affermando sempre di più un processo di secolarizzazione in tutta l’America Latina. Coloro che si definivano atei o agnostici 40 anni fa erano solo un milione in tutto il Brasile, oggi sono 15 milioni. La nuova sfida per la Chiesa e per il Papa, anche in occasione di questo incontro mondiale dei giovani, va sempre più nella direzione di essere missionaria nel continente dove ha rappresentato per tradizione la maggioranza".
Nel discorso di saluto, il presidente brasiliano Dilma Roussef ha più volte posto l’accento sulla questione sociale. Un impegno rafforzato dalla presenza del Santo Padre che ne ha fatto uno dei tratti salienti del suo Pontificato. In quali ambiti in particolare la dimensione sociale potrebbe trovare compimento nella società brasiliana e in quelle latinoamericane?
"Sono ambiti diversi. L’apostolato del Papa è attento alla questione sociale. Ma chi governa un Paese ha l’enorme problema di applicare politiche che diano risultati. Se noi guardiamo alle politiche brasiliane o all’America Latina negli ultimi 10 o 15 anni emerge che la tendenza è verso la riduzione della povertà e delle diseguaglianze sociali. La presenza del Papa in Brasile può rappresentare un’ulteriore spinta affinché la crescita che sta caratterizzando l’economia brasiliana e dell’America Latina assuma i contorni di una maggior redistribuzione della ricchezza".
Il Papa si è recato il 24 luglio ad Aparecida per una visita al grande santuario mariano. Ma Aparecida è anche il luogo della Conferenza episcopale latinoamericana del 2007, il cui documento finale vide la redazione proprio di Jorge Mario Bergoglio. Che significato assume questo ritorno ad Aparecida?
"Si inserisce in quella stessa tradizione aperta dal documento. Penso che quello che farà il Papa alla luce della sua formazione, sarà da un lato insistere sulla questione sociale come elemento che dia centralità alla Chiesa nelle società latinoamericane e dunque che riavvicini la Chiesa ai ceti popolari e ai poveri, allontanatisi più di altri dal cattolicesimo. Nel caso del Brasile, in particolare, sono soprattutto i ceti medi quelli rimasti fedeli al cattolicesimo. Penso inoltre che il Papa rivendicherà il diritto dei singoli Paesi, delle singole culture, delle singole civiltà di mantenere quelli che lui ritiene siano i loro tratti storici e peculiari in maniera che non vadano persi. Una delle sue preoccupazioni è infatti che la globalizzazione tenda a universalizzare i valori del liberalismo e del capitalismo, togliendo l’identità tradizionale che lui ritiene essenzialmente cattolica dell’America Latina. Credo che farà leva su questo: legare la cattolicità della società latinoamericana all’integrazione sociale".