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Le inguardabili” “ragazze ricche” “di Long Island

L’ultima frontiera del reality: il genere “factual” di “Princesses: Long Island”. I critici televisivi sono a dir poco perplessi, anche a causa della sovraesposizione degli stereotipi sugli ebrei. La comunità ebraica divisa sull’uso strumentale della religione. È stato superato un altro limite

Vivono ancora con i genitori, sono antipatiche, ricche e sguaiate. E sono le protagoniste di un nuovo reality show della tv Usa. Il format si chiama "Princesses: Long Island" ed è prodotto dal Network "Bravo", specializzato nel genere "factual". Le prime nove puntate sono andate in onda nei mesi di giugno e luglio. I critici americani sono perplessi. "Sto iniziando a chiedermi se non sia lo spettacolo più offensivo mai visto in tv", ha scritto Andrew Romano su "The Daily Beast". "Il dettaglio che fa la differenza, è che le stars di ‘Princesses’ sono ebree. La rete ha voluto fare uno spettacolo su giovani donne ebree", ha spiegato Romano. "Una delle cose più stridenti di ‘Princesses’ è l’abbondanza di ‘ebraismi’ forzati. Non passano cinque minuti senza sentire un ‘oy vey’ o un ‘Mazel tov’", ha scritto la blogger Jana Banin su "Jewish Telegraphic Agency".

La nuova frontiera del reality show: la religione. Mentre si moltiplicano i malumori da parte della comunità ebraica americana, la maggior parte dei critici della tv Usa sono concordi: si tratta di un nuovo limite che è stato infranto dagli autori dei programmi cosiddetti "factual". Alcuni format come "Jersey Shore", un reality dedicato ai ragazzi italoamericani, o "Real Housewives", pur nell’aberrazione del genere, non avevano avuto il coraggio di invadere il campo delle origini culturali o religiose dei protagonisti. "Niente come ‘Princesses’ è mai apparso prima in televisione", ha scritto Andrew Romano. "Raggruppare le persone per geografia e mostrare come si svolgono atti stupidi (‘Jersey Shore’) è una cosa. Raggrupparli per geografia e status socio-economico (‘Real Housewives’) è un altro. Ma il principio organizzatore della trama di ‘Princesses’ è la religione e la cultura che nasce da essa", ha spiegato.

Le proteste e le critiche positive. Non tutti però sembrano scandalizzati. Il critico tv del quotidiano israeliano "Haaretz", Jael Miller, ha scritto: "E’ tempo per la comunità ebraica di prendere un respiro profondo, smettere di preoccuparsi degli stereotipi ebraici in Tv, e iniziare a osservare come sono ritratti diversamente gli ebrei di oggi". Miller si domanda anche: "Dovremmo iniziare a boicottare ‘Bravo’? E’ tempo di condannare questo spettacolo? No. Non c’è davvero alcun bisogno di allarmarsi. Questo è solo uno dei tanti spettacoli televisivi che ritraggono un insieme di caratteri ebraici, presentando un lato diverso della nostra comunità multiforme". Ovviamente ci sono anche molte proteste. "Quando le principesse si comportano in modi che sembrano confermare i più vetusti stereotipi della loro tribù, quando sono forti, o invadenti, o ossessionate dal denaro, non solo rispecchiano negativamente il cliché di donne ricche, giovani e poco vestite di New York. Stanno rispecchiando negativamente un intero gruppo etnico religioso, una comunità che è stata sistematicamente perseguitata per secoli, spesso a causa di quegli stessi stereotipi", ha scritto Andrew Romano.

Il format e le battute volgari. Una delle caratteristiche delle giovani star di "Princesses" è la volgarità. Sono antipatiche, ricche e viziate. I riferimenti alla cultura ebraica sono infarciti di parolacce e allusioni sessuali. Anche i titoli dei singoli episodi sono sufficientemente espliciti: "Intermenschion", “Who Are You, the Pope?”, “Shabbocalypse Now”. Difficile che il programma possa arrivare anche in Italia, dicono gli esperti. Allusioni e riferimenti risulterebbero incomprensibili per il nostro pubblico. Il confine però nel frattempo è stato superato ed è ancora presto per dire cosa altro ci proporrà questa nuova deriva della tv.