GIORNATA MONDIALE" "

“Inizia nei nostri cuori il cammino faticoso della pace”

Intervista con frère Alois, priore della comunità di Taizé: “Cercare la pace c’invita a una lotta interiore per vivere con un cuore riconciliato. Ciascuno può contribuire a un avvenire di pace, scegliendo di mettere al centro della propria vita la fraternità”. Un esempio: “Quando le famiglie aprono le loro porte a giovani sconosciuti, che spesso non parlano la stessa lingua, in un periodo come questo in cui molto spesso si ha paura dello straniero, esse compiono un passo che prepara la pace”

"Fraternità, fondamento e via per la pace". Questo è il tema della 47ª Giornata mondiale per la pace, la prima di Papa Francesco. Abbiamo chiesto a frère Alois, priore della comunità ecumenica di Taizé, di commentare la scelta del Papa di unire quest’anno la fraternità alla pace. Taizé, luogo d’incontro e comunione nel cuore dell’Europa, nasce dall’intuizione di frère Roger: "Creare una comunità con uomini decisi a donare tutta la loro vita, e che cercassero sempre di capirsi e riconciliarsi: una comunità dove la bontà del cuore e la semplicità fossero al centro di tutto".

Fr. Alois, come può la fraternità divenire fondamento e cammino di pace?
"La pace mondiale inizia nei cuori. Non è solo a livello d’importanti negoziati, ma impegna ogni persona nel suo corpo e spirito. Cercare la pace c’invita a una lotta interiore per vivere con un cuore riconciliato. Ciascuno può contribuire a un avvenire di pace, scegliendo di mettere al centro della propria vita la fraternità. Gli incontri giovanili, come per esempio le Gmg o gli incontri che la nostra comunità organizza in varie città, mostrano come l’ospitalità sia un gesto attraverso il quale tutti possono diventare portatori di pace nella società. Quando le famiglie aprono le loro porte a giovani sconosciuti, che spesso non parlano la stessa lingua, in un periodo come questo in cui molto spesso si ha paura dello straniero, esse compiono un passo che prepara la pace".

A Taizé voi vivete in stretta prossimità dei giovani; quali sono le situazioni d’emarginazione vissute e più sovente sofferte?
"Anche se il clima di Taizé sembra sempre gioioso, ascoltando i giovani tocchiamo con mano molte sofferenze. I giovani africani interpellano gli europei: perché ci conoscete così poco? Perché così tante disuguaglianze e ingiustizie tra i continenti? Tra i giovani occidentali ci sono molte povertà nascoste. Non solo in senso materiale, ma povertà anche come mancanza di amicizie, mancanza di un senso alla vita. Ci sono abbandoni, solitudini, incomprensioni. Accompagnare questi giovani è già molto".

Per il cristiano, chi è il povero? Quale dono il povero può fare oggi all’umanità?
"Rispondo a partire della nostra esperienza. Frère Roger ci ha abituato, con la sua vita, a essere attenti ai poveri. Penso a coloro che ho incontrato ad Haiti, durante una visita con lui. Non posso dimenticare queste madri che al mattino non sapevano ancora di che sfamare i loro bambini durante la giornata. E nonostante ciò, per la maggior parte degli abitanti di Haiti, nemmeno un grave terremoto ha potuto intaccare la loro fiducia in Dio. Alcuni nostri fratelli vivono da più di trent’anni in Bangladesh, condividendo l’esistenza dei più poveri. Uno di essi scrive: ‘Chi è respinto dalla società, a causa della sua debolezza e della sua apparente inutilità, è una presenza di Dio. Ci conduce fuori da un mondo ipercompetitivo, verso un mondo di comunione di cuori. Insieme a dei credenti dell’Islam, e ad altri credenti, andiamo in pellegrinaggio con persone disabili. Quando insieme ci mettiamo al servizio dei più deboli, siamo uniti da loro, sono loro che c’invitano a essere insieme’".

Perché siamo diventati indifferenti? Perché i morti nel Mediterraneo, la povertà nelle nostre città, l’assenza di lavoro… ci lasciano indifferenti?
"Con i giovani cerchiamo ardentemente una risposta a queste domande. L’indifferenza esiste quando non c’è la coscienza di appartenere tutti alla stessa famiglia umana, nonostante le differenze, nonostante le frontiere. Spesso, ai problemi che sembrano tanto vasti, si aggiunge anche un sentimento d’impotenza. Invece ci ricordiamo che, nella storia, a volte è stato sufficiente un piccolo gruppo di persone per far pendere la bilancia verso la pace. La fiducia della Vergine Maria è bastata per lasciar entrare Dio nella nostra umanità. Al suo seguito, molte vite possono trasformarsi in piccole luci di pace nelle tenebre, anche se la loro fiamma sembra a volte vacillante".

Qual è la posta in gioco dei giovani per questa nuova mondializzazione della fraternità?
"Molti giovani sono pronti ad avviare una nuova solidarietà, a creare un clima di fiducia, a vegliare affinché tra persone, e tra Paesi, non s’installi lo scetticismo. Ogni settimana, ad esempio, durante gli incontri a Taizé, i giovani degli altri continenti raccontano della loro vita, delle loro attese, e gli europei ascoltano. E mi capita di dire ai giovani: andiamo verso l’altro, a volte anche a mani vuote, ascoltiamo senza pregiudizi né paure, sforziamoci di capire chi non la pensa come noi, cerchiamo di essere attenti ai più deboli… La nostra attenzione ai poveri può esprimersi attraverso un impegno sociale. Essa è, più profondamente, un’attitudine di apertura nei confronti di ciascuno: anche chi ci è più vicino è, in un certo senso, un povero che ha bisogno di noi e noi abbiamo anche bisogno di lui".