GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

La globalizzazione della fraternità costruisce la pace

Il messaggio della Giornata del primo gennaio, per sua tradizione, è inviato e consegnato alle istituzioni internazionali, ai governanti, ai responsabili dei vari settori dell’economia, politica, ricerca scientifica, cultura, sviluppo. Papa Francesco più volte ha mostrato che la fraternità si realizza in azioni concrete: cibo sufficiente per tutti, sicurezza, medicine, casa e lavoro

Fraternità e pace. Un antico maestro, monaco divenuto vescovo di Assisi negli anni immediatamente precedenti la nascita di san Francesco, scriveva in un bellissimo, e ai più sconosciuto, trattato su "Il Bene della Pace" ("De Bono Pacis") che la pace è divina, già nel suo nome latino uno e trino, Pax. Egli avverte di non lasciarsi sedurre da una pace "diabolica", ottenuta attraverso la costrizione e la violenza del Faraone e di tutti i tiranni della storia e neppure dalla pace puramente umana legata a calcoli, compromessi, sospetti, diplomazie, sempre incerta e inadeguata. La pace vera, quella portata da Cristo, è frutto di amore e verità.
Francesco Papa non poteva scegliere un tema migliore per annunciare e promuovere la Giornata mondiale della pace. Lo stesso slancio di amore per l’umanità e soprattutto per quella povera, sofferente e ferita da violenze e ingiustizie, che ha indotto Bergoglio a scegliere il nome di Francesco e di riferirsi a lui come amante dei poveri e della pace, lo ha ispirato ora a ricordare al mondo che il fondamento e la via per la pace passa attraverso la fraternità. Questa non è la relazione di parentela biologica o il legame fondato su comuni interessi, come possono essere le "confraternite" laiche che s’ispirano a comune ideologia o a calcoli di tipo economico e finanziario, chiuse come sette esclusive, ma una fraternità segnata nel Dna di ogni essere umano, creato da Dio, a sua immagine e, quindi, uguale per dignità e oggetto di predilezione da parte dell’unico Dio creatore e padre: "Un solo Dio, tutti fratelli". Questa espressione, mi ricorda il motto in varie lingue di un incontro europeo coordinato da monsignor Pietro Rossano, che si svolse venti anni fa a Vienna tra cristiani e musulmani. Ciò suppone il superamento di quella considerazione che Papa Francesco ha definito dello "scarto". Una concezione e una categoria indegna di venire applicata a esseri umani. Da considerare, inoltre, che gli scarti, come i rifiuti delle città, possono diventare altamente inquinanti e velenosi tanto da mettere in situazione di grave rischio di sopravvivenza l’intera società.
In linguaggio biblico si dovrebbe parlare di collera dei poveri che si esprime in grido doloroso e in lamento, senza escludere che possa costituire una minaccia tale da far crollare le ipocrite sicurezze dei potenti. Costretti a essere e comportarsi da fratelli per necessità: "Se non vi amate, almeno non divoratevi tra voi e non distruggetevi gli uni gli altri" (Paolo ai Galati). Ma la fraternità, quella vera, fondata sulla stessa origine e lo stesso destino di creature, suppone l’unità del genere umano e l’uguaglianza dei suoi membri senza esclusione: tutti figli e fratelli. Questa rivelazione, che è un dono dall’Alto, rappresenta anche una conquista del pensiero umano, da cui consegue un impegno carico di responsabilità.
Purtroppo, sulle vicende umane della storia di ieri e di oggi sovrasta le generazioni e interpella ogni epoca storica la domanda di Dio a Caino, riproposta da Papa Francesco a Lampedusa: "Dov’è tuo fratello?". Una domanda che ha risonanze globali e si radica su quella rivolta da Dio alla sua prima creatura: "Adamo, dove sei?". Il richiamo del Papa s’inserisce in un momento in cui sempre chiaramente si apprende il fenomeno della globalizzazione che può essere come un grande oceano d’indifferenza, in cui tutto viene assorbito e inghiottito, soffocando ogni strepito e lamento. Siamo posti di fronte a una scelta tra la "globalizzazione dell’indifferenza" di cui il Papa ha più volte parlato e il grande sogno della fraternità universale profeticamente annunziata da Isaia (cap. 2 e 11): la "globalizzazione della fraternità". Giovanni Paolo II ha affidato questo progetto per "l’uomo planetario" del nostro tempo alla preghiera delle religioni e alla loro opera educativa nella prima Giornata mondiale di preghiera delle religioni per la pace del 27 ottobre 1986. Incontro riproposto da Benedetto XVI nel 2011 ad Assisi con lo slogan "Pellegrini della verità e della pace", cui tutti gli uomini non solo i credenti sono invitati.
Il messaggio della Giornata del primo gennaio, per sua tradizione, è inviato e consegnato alle istituzioni internazionali, ai governanti, ai responsabili dei vari settori dell’economia, politica, ricerca scientifica, cultura, sviluppo. Papa Francesco più volte ha mostrato che la fraternità si realizza in azioni concrete che ha esemplificato in particolari problemi da risolvere quali il cibo sufficiente per tutti, la sicurezza, le medicine, la casa, il lavoro: "Chi spreca il cibo – dice, ad esempio, Papa Francesco – lo ruba a chi ha fame". Essere fratelli vuol dire avere posto alla stessa tavola preparata dall’unico Padre. Allora, la vita del mondo sarà una grande festa (globale) in famiglia.