ROMANIA
Di “sangue nobile”, sacerdote martire, sarà proclamato beato il 31 agosto
“Muoio con la coscienza serena per aver fatto tutto il possibile per la vera Chiesa di Cristo, anche se non sempre tutto il dovuto, in un tempo tanto triste per il mio Paese e per l’intero mondo civilizzato”. Con questa professione di fede, resa ad alta voce, Vladimir Ghika, moriva a 80 anni nel carcere di Jilava, nelle vicinanze di Bucarest, in Romania, il 16 maggio 1954, dopo un anno di interrogatori e torture, indebolito, affamato e sofferente, condannato per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Un dono di Papa Francesco. Vladimir Ghika, di cui Papa Francesco ha riconosciuto il martirio per la fede il 27 marzo scorso, verrà beatificato il 31 agosto a Bucarest. “La beatificazione di Vladimir Ghika è un dono straordinario non solo per l’arcidiocesi di Bucarest, ma per l’intera Chiesa cattolica in Romania, per il nostro Paese e per il popolo in mezzo al quale nacque. Dichiarando Vladimir Ghika martire per la fede, Papa Francesco ha mandato un bel segnale alla nostra Chiesa e al nostro popolo”, commenta mons. Ioan Robu, arcivescovo metropolita di Bucarest.
Sulle strade d’Europa. Nato in una famiglia principesca romena il giorno di Natale del 1873, a Costantinopoli, dove suo padre era ambasciatore della Romania, Vladimir viene battezzano nella Chiesa ortodossa. Nipote dell’ultimo principe della Moldavia, riceve un’educazione elevata, in Francia, dove conosce grandi intellettuali. Poi va a Roma, dove consegue la licenza in filosofia e il dottorato in teologia. Nel 1902 diventa cattolico “de facto” – come annota lui stesso in una breve biografia -, e fa la professione di fede nella chiesa di Santa Sabina a Roma. Diventato un’eminente personalità, è ormai conosciuto e apprezzato negli ambienti intellettuali europei a partire dai circoli tomisti di Jacques Maritain.
Un principe della carità. Per non addolorare la madre, profondamente legata all’ortodossia, rimanda la decisione di diventare sacerdote, e dietro consiglio di Papa Pio X si dedica all’apostolato da laico. È così che da principe terreno Vladimir Ghika diventa “principe della carità”. Insieme alla suora vincenziana Elisabetta Pucci, di un’antica famiglia nobile fiorentina, inizia un apostolato di assistenza medico-sanitaria: aprono a Bucarest il primo ambulatorio gratuito, un orfanotrofio e un centro di assistenza dei più bisognosi, e si dedicano alla cura dei malati di colera e alle vittime della guerra balcanica del 1913. Nel 1915 Ghika si trova ad Avezzano, in Italia, “in mezzo all’azione umanitaria” a favore delle vittime del disastroso terremoto. Dopo la morte della madre, nel 1914, torna a Roma, dove si dedica all’attività diplomatica e caritatevole. Insieme al fratello Dimitrie, diplomatico di carriera, si impegna nello stabilire le prime relazioni diplomatiche tra Romania e Santa Sede.
Sacerdote a 50 anni. Il 7 ottobre 1923 viene ordinato sacerdote dal cardinale Dubois, arcivescovo di Parigi. Ha 50 anni. Due giorni dopo riceve da Pio XI la facoltà di poter celebrare tanto nel rito romano quanto in rito orientale, e un mese più tardi diventa membro del Pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali. Dopo l’ordinazione sceglie di essere “un sacerdote povero in mezzo alla gente più povera”, nella periferia sud di Parigi, a Villejuif, dove s’installa in una baracca di legno che divide in tre: ambulatorio e cappella – per curare e corpo e anima della gente -, e abitazione, nella quale ha solo una panchina di legno. Rimane a Villejuif fino nel 1930, quando si ammala, a causa delle condizioni austere di vita e dell’età.
Sydney, Buenos Aires, Manila… Nel 1931 viene nominato dal Papa protonotario apostolico. “Non cambierà nulla nella mia vita; è solo una fascia al talare”, dirà con umiltà a chi gli fa gli auguri. Intanto, fino al suo ritorno definitivo in Romania, nel 1939, è rettore alla chiesa degli stranieri a Parigi e si dedica all’attività culturale e religiosa: scrive, tiene conferenze, partecipa ai congressi eucaristici internazionali (Sydney, Dublin, Buenos Aires, Manila, Budapest…), viaggia in Giappone per due volte, dove aiuta la fondazione del primo Carmelo, vicino a Tokyo, visita comunità e opere sociali della Chiesa, avvia la stesura della prima enciclopedia cattolica giapponese. Tornato in Romania, svolge apostolato a Bucarest nella comunità romano-cattolica e greco-cattolica. Una volta iniziata la persecuzione comunista contro la Chiesa cattolica, si rifiuta di rifugiarsi all’estero, per non abbandonare la sua gente. È arrestato per strada il 18 novembre 1952, mentre si reca a visitare un malato: processato e condannato, muore in carcere in fama di santità.