DISCONNESSIONI/6

Ma mi faccia” “il piacere…” “L’amore è altro

I tentativi di certa narrativa di privilegiare solo l’aspetto sessuale hanno avuto i loro seguaci anche in Italia, come nel caso dei “100 colpi di spazzola” di Melissa P., rivelando tutti i limiti di una visione a senso unico dell’incontro uomo-donna

L’amore è di una semplicità disarmante. È necessario, nel senso greco del termine: accade perché deve accadere, non fa domanda in carta da bollo, non chiede una tessera di partito, anzi, li annulla, i partiti. Basti pensare alla eterna tragedia di Shakespeare, che narra una impossibile divisione degli amanti, separati non da pirati -come nei romanzi ellenistici- ma dalla politica, dalla rivalità delle famiglie. È una forza immane, che avvicina alla mistica. Fanno sorridere quelli che, al fine di demolire l’aspetto religioso, lo avvicinano a quello dell’eros, pensando di aver mostrato chissà quali limiti, certificando invece l’autenticità di tutti e due i sentimenti.
Nella grande letteratura l’amore è talmente forte che spazza via ogni cosa. La stessa sessualità è trascinata in un tutt’uno con lo spirito. Non c’è più solo sesso e non c’è più solo sentimento. Vi è semplicemente altro, non una somma algebrica. Gli scrittori hanno capito che la drammaticità dell’amore sta proprio in questo suo essere semplice e nel contempo complesso, instabile come un preparato alchemico. Per questo è difficile tener separati corpo e psiche. L’avvitamento nel mondo delle pulsioni fisiche e in tutte le sue variazioni, anche più estreme, quello proposto, anche in Italia, da una certa narrativa che ha avuto nuova linfa, anni fa, con i "100 colpi di spazzola" di Melissa P., non può essere il giusto cammino. La ricerca del sesso fine a se stesso, della brutalità, dell’indifferenza chirurgica nell’incontro unicamente fisico, da sola non rappresenta l’amore.
Il romanzo faceva aggio sulla curiosità morbosa di vedere come una sedicenne raccontava cose del suo e altrui letto. Di tutto un po’, e quel tutto è esperienza erotica, trasgressione, oltre. Un po’ il contrario di quello che accade in realtà, perché la familiarità di alcune professioni con il mondo giovanile suggerisce che a quindici-sedici anni i ragazzi sono immersi in un bombardamento non tanto ormonale, come appare in questa pubblicistica, ma di tenerezza, di bisogno di stare a parlare ore e ore con la persona amata o con chi li sta a sentire. Chi insegna conosce il silenzio che si crea in aula quando si parla di Dante e Beatrice, Paolo e Francesca, Laura e Petrarca. La tenerezza, tra l’altro, non è solo un bisogno adolescenziale. Non è detto che l’amore sia destinato a scomparire come un qualsiasi elemento inerte. Conosce altre strade, che possono essere percorse per una vita. Per questo è diventato mito.
Un altro problema consiste nel fatto che l’autrice passa dai tentativi narrativi di separazione del sesso dal sentimento alle teorizzazioni, come in quel "In nome dell’amore", libro-lettera aperta al cardinal Ruini. Melissa, che qui si firma, per esteso, Panarello, se la prende con lo Stato e soprattutto con la Chiesa per l’invadenza e la pressione della moralità cattolica sulla vita della gente. Per lei sposarsi in chiesa è ostentazione e basta. Questo è il grande limite delle generalizzazioni e dei preconcetti: ci si convince di aver capito tutto una volta per tutte, ci si ritiene in grado e in diritto di leggere nella mente di tutti quelli che si sposano e di concludere che il matrimonio religioso non è altro che fiera delle vanità. È così per tutti i casi, amen. Non c’è alcuna eccezione. Ed è sempre la famiglia, secondo la Panarello, che, beata lei, non conosce dubbi, a costringere i giovani a sposarsi in chiesa: per puro perbenismo. A parte che oggi i giovani si fanno condizionare molto di meno, il problema è che proprio quella assoluta libertà che si vorrebbe far diventare regola è roba di affari miliardari, come la pornografia, in cui Melissa intravede una vena più "soft", che "per quel che mi risulta non è pericolosa". È vero il contrario: le libertà incontrollate d’Occidente stanno diventando un business gigantesco, tanto che molti non si rendono più conto di quello che significa l’incontro con la pornografia, per ragazzi e bambini; uno dei rischi è la separazione tra pulsioni sessuali e sentimenti, proprio quello che vuole l’industria del sesso per vendere nuove dipendenze e nuove solitudini.