STATI UNITI
Delle 3.144 contee americane, 183 non hanno parrocchie cattoliche e 927 ne hanno soltanto una. Qui operano i Glenmary, sacerdoti americani che si dedicano a portare il messaggio del Vangelo in quelle aree del Paese oltre la “Bible belt” in cui non esistono parrocchie oppure dove i cattolici sono un’esigua minoranza. In molti casi si tratta di piccole e vivaci comunità
Ogni domenica padre Theodore Nnabugo divide il suo tempo fra le messe e la guida. Parroco della chiesa del Redentore a La Pine in Oregon, Nnabugo celebra in una serie di cittadine molto distanti tra loro nella diocesi di Baker in Oregon. La domenica mattina va prima al santuario della Santissima Trinità a Sunriver per la messa delle 8, poi torna al Redentore per la celebrazione delle 10. Quindi ha ancora due messe: la prima alla Madonna delle Nevi di Gilchrist alle 12.30 e poi alla Sacra Famiglia a Christmas Valley alle 15.30. Quando parcheggia la macchina nel tardo pomeriggio della domenica ha macinato quasi 300 chilometri. Ecco la vita di un missionario americano in America.
Glenmary, ordine fondato nel 1939. I cattolici negli Stati Uniti sono 75 milioni, rappresentano quasi il 25% della popolazione e sono concentrati soprattutto nelle aree metropolitane. Per esempio a New Orleans, Chicago e Los Angeles, dove sorgono centinaia di chiese. In altre parti di questo grande Paese, però, le parrocchie scarseggiano. Ed è qui che operano missionari come padre Nnabugo, che fa parte dei Glenmary Home Missionaries, preti dediti alle missioni in patria. L’ordine venne fondato nel 1939 da padre William Howard Bishop, dopo che qualche anno prima aveva identificato più di mille contee senza preti stabili. Oggi i missionari di Glenmary sono più che mai attivi.
Disparità geografiche. Sono più di due milioni i cittadini statunitensi che abitano in contee dove non c’è neppure un sacerdote cattolico, quelle che padre Bishop aveva chiamato "No Priest Land, Usa". Delle 3.144 contee americane, 183 non hanno parrocchie cattoliche e 927 ne hanno soltanto una. Di quelle con solo una parrocchia, 171 hanno meno di 50 fedeli. Nel Sud degli Stati Uniti ci sono 196 contee che hanno una parrocchia cattolica, ma non hanno un parroco titolare. I cattolici sono pochi soprattutto nelle zone rurali del Sud, in Stati come il Mississippi, l’Alabama, l’Arkansas, la Georgia, la Carolina del Sud e del Nord. Il Tennessee fa registrare la più bassa percentuale di cattolici: solo il 3,5% della popolazione si dichiara tale. Negli Stati dell’Ovest le parrocchie sono poche e distanti tra loro. Prendiamo lo Utah: vi abitano oltre 270mila cattolici e possono disporre di appena 63 parrocchie, stando ai dati del più recente rapporto del centro di ricerca Glenmary.
Da diocesi a diocesi… "Certamente la routine automobilistica di padre Nnabugo non è un’eccezione", dice Mary Mencarini Campbell, direttore delle missioni cattoliche negli Stati Uniti presso la Conferenza episcopale Usa. "È una situazione piuttosto diffusa in tutto il nord-ovest e il sud-ovest, zone scarsamente popolate e dove molte parrocchie non hanno sacerdoti in servizio permanente, ma missionari che operano in più chiese. "In queste aree c’è un altro tipo di rapporto con i fedeli rispetto a quello che s’instaura in aree metropolitane". La situazione varia da diocesi a diocesi, ma queste aree oggetto di missione hanno alcune caratteristiche ricorrenti: la comunità dei cattolici è ridotta, sono regioni poco popolate, mancano sacerdoti e religiose, c’è carenza di istituzioni cattoliche, si evidenziano alti livelli di povertà e limitate risorse finanziarie. Fattori simili possono rendere difficile l’accesso alla messa domenicale e ai sacramenti. La conferenza episcopale statunitense ogni anno promuove una raccolta fondi straordinaria per aiutare 84 diocesi considerate terra di missione in America (il 44% del totale delle diocesi Usa).
Comunità piccole ma vivaci. Tradizionalmente i missionari di Glenmary erano concentrati nelle regioni meridionali degli Stati Uniti, la cosiddetta "Bible Belt", la cintura della Bibbia dove storicamente prevalgono i protestanti. Oggi operano in comunità in cui i cattolici rappresentano meno dell’1% della popolazione. "Quando sei parte di un gruppo così minoritario", spiega il presidente di Glenmary, padre Chat Artysiewicz, "c’è una certa diffidenza nei tuoi confronti, a volte persino qualche pregiudizio". Quando i Glenmary così vengono familiarmente chiamati questi missionari arrivano in una comunità dove la presenza cattolica è molto minoritaria, incominciano a celebrare messa in casa di una delle famiglie cattoliche della zona. In molti di questi villaggi, i fedeli non hanno una chiesa da frequentare. "Abbiamo bisogno di parrocchie per irrobustire la fede dei cattolici", dice padre Artysiewicz, "ma pure per rivolgere a quelli che non hanno fede un semplice invito: venite a trovarci". Nonostante le difficoltà, queste comunità in terra di missione presentano anche molti punti di forza. "Alla parrocchia del Redentore a La Pine in Oregon frequentata da 250 famiglie distribuite nelle sue quattro location, i parrocchiani di padre Nnabugo sono molto partecipi e vivaci", racconta la coordinatrice laica Sally Sutton. "Per me trasferirmi qui è stato davvero positivo. Adesso non cambierei questa comunità con nessun’altra. È una piccola realtà, ma la fede si sente".