PREGHIERA PER L'ITALIA

Accompagna ” “i nostri passi

L’eco delle parole di Giovanni Paolo II in un momento di trepidazione, di sofferenza e di speranza

"…accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza". È fuori dall’infuocato dibattito politico di questi giorni ma non è fuori tema questo passo della "grande preghiera per l’Italia" che Giovanni Paolo donò al nostro Paese il 15 marzo 1994. Pochi anni dopo, il 6 agosto 1998, Papa Wojtyla nell’incoraggiare la ripresa della preghiera quotidiana per l’Italia nel santuario di Loreto si diceva convinto che "il popolo italiano potrà così facilmente discernere ‘i segni dei tempi’ ed impegnarsi con coraggio e perseveranza all’edificazione di una società dal volto e dalla dimensione autenticamente umani".
Discernere i segni di tempi in una crisi interminabile e in momento di fortissime tensioni politiche appare un compito troppo difficile, una scelta totalmente estranea alla realtà. Per commentatori e opinionisti delle prime pagine è nient’altro che un pio esercizio di anime belle con la testa tra le nuvole.
E se invece, queste anime, avessero i piedi per terra e la testa non "tra le nuvole" ma "oltre" le nuvole?
Piedi per terra perché il pregare, così come è inteso e vissuto dai cristiani e dalle comunità cristiane, non è un assentarsi dalla storia e dalla cronaca mentre avere la testa oltre le nuvole non è abbandonarsi a un’ingenua utopia ma è affidarsi a una speranza fondata sulla propria responsabilità e su quella di quanti hanno a cuore il bene di un Paese sempre più in sofferenza e trepidazione.
Sono queste persone a formare quel popolo che, ha ricordato Papa Francesco a Rio, a volte suggerisce alle sue guide le direzioni da prendere per rispondere con saggezza e lungimiranza alle esigenze di giustizia, di solidarietà, di riconciliazione.
La voce del popolo ha una dignità, una libertà e una forza che hanno radici nella sua anima di cui nessuno può impadronirsi e nessuno può piegare a propri disegni. Quest’anima è cresciuta e cresce, giorno dopo giorno, nel fecondo dialogare del credere, del pensare, dell’agire.
A questo popolo Giovanni Paolo II si rivolge nella preghiera per l’Italia richiamando il Vangelo perché "sia luce e vigore per le nostre scelte personali e sociali". Ed ancora il Papa chiede il dono "di guardare le vicende umane con occhi puri e penetranti" e di "convertirci nella mente e nel cuore per rinnovare la nostra società".
La preghiera del cristiano non è dunque, neppure in ore convulse e amare, una fuga dalla complessità, neppure da quella politica, ma è un portare la complessità dentro una riflessione e un impegno che hanno a cuore il bene integrale di ognuno e di tutti.
Nel rincorrersi frenetico di toni alti, la preghiera, come ricordava Papa Francesco a Rio – richiama e rilancia il tema del silenzio e della lentezza: non per stare indietro ma per andare avanti nella storia con lo sguardo al bene comune.
La saggezza e la lungimiranza camminano con i passi di un popolo consapevole del suo ruolo di costruttore di futuro anche in un tempo in cui le guide sembrano essersi smarrite lungo percorsi fuori pista.
Il 6 agosto nel santuario di Loreto, come ogni anno, si pregherà per l’Italia con le parole di Giovanni Paolo II: i media nel frastuono in cui si muovono non se ne accorgeranno. Non importa, questo popolo che anche in tutte le chiese prega per il bene del nostro Paese ha la certezza della storia che Qualcuno è in ascolto.