CAMBIO AL VERTICE

La priorità assoluta” “per l’Iran di Rohani:” “ripresa economica

È fondamentale per il nuovo presidente avviare un processo di riforme senza contrapporsi alla Guida Suprema, Khamenei. Di sicuro non svenderà il nucleare iraniano per far annullare le sanzioni, ma potrebbe decidere di iniziare dei veri negoziati e di collaborare con l’Agenzia per l’energia atomica

Sabato scorso è avvenuto ufficialmente il ricambio al vertice del governo iraniano. Dopo otto anni, Ahmadinejad ha lasciato il posto di Presidente a Hassan Rohani ed è subito scoppiato il primo caso diplomatico. Nel discorso tenuto per il passaggio delle consegne, Ahmadinejad ha come al solito tuonato contro Israele e secondo le agenzie iraniane Rohani nel suo intervento avrebbe dichiarato che Israele deve scomparire. Dopo poche ore, la televisione di stato ha mandato in onda un servizio in cui non risultava che il nuovo presidente avesse pronunciato quelle parole. Una distrazione? La forza dell’abitudine? Un’aggiunta volontaria per lanciare un segnale al nuovo presidente "moderato"? Oppure una falsa smentita da parte di Rohani? Più che l’esatto svolgimento della vicenda, il punto centrale della questione è che l’episodio indica uno stato di tensione all’interno dei vertici politici iraniani.
Gli Stati Uniti, Israele, i maggiori stati europei e perfino buona parte degli stessi iraniani si stanno chiedendo quanto sia effettivamente moderato il "moderato" Rohani. L’impressione è che il nuovo presidente abbia intenzione di introdurre alcune novità nella politica iraniana, anche se non è il caso di aspettarsi dei cambiamenti repentini. Rohani non è un radicale oppositore di Khamenei e d’altra parte se lo fosse sarebbe probabilmente già stato schiacciato dal grande potere che la Guida Suprema tuttora detiene. Nelle ultime settimane il neo-presidente ha certamente subito forti pressioni contrapposte in vista della formazione del nuovo governo e pare che proprio Khamenei abbia posto il proprio veto su alcuni nomi inseriti da Rohani nella lista dei ministri. Si tratta di un gioco di equilibrio molto delicato: una composizione del governo troppo legata ai conservatori renderebbe ovviamente impossibile ogni riforma sostanziale, ma un governo inviso a Khamenei e ai pasdaran non avrebbe comunque alcuna possibilità concreta di azione.
Se Rohani volesse perseguire una vera linea riformista, dovrebbe concentrarsi principalmente sulla politica interna, partendo dal rispetto dei diritti civili e politici, continuando con la riforma degli apparati di sicurezza e con la limitazione del ruolo di questi ultimi nell’economia del Paese. Tuttavia, difficilmente il presidente potrà iniziare la sua azione di governo seguendo questa linea. Al momento, la priorità condivisa da tutto il Paese è la crisi economica. Il rallentamento dell’economia mondiale e le sanzioni economiche imposte a Teheran a causa del suo programma nucleare hanno causato gravi problemi a buona parte del sistema economico iraniano, che da tempo ha rallentato fino quasi a fermarsi. Rohani ha assoluto bisogno di rilanciare l’economia se vuole consolidare la propria posizione politica e potrebbe scegliere di affrontare il nodo nucleare proprio a partire da questa prospettiva.
Anche se larga parte della società iraniana sostiene che Teheran ha il diritto di sviluppare un programma nucleare, alcune voci autorevoli iniziano a far notare che una linea politica troppo aggressiva e intransigente non ha portato grossi vantaggi all’Iran, ma ha anzi concorso a causare la crisi economica. Rohani non svenderà il nucleare iraniano per far annullare le sanzioni, ma potrebbe decidere di iniziare dei veri negoziati e di collaborare con l’Agenzia per l’energia atomica. Se ciò avvenisse, Europa e Stati Uniti dovrebbero essere pronti a cogliere il segnale di cambiamento per coinvolgere l’Iran in un dialogo più ampio sul Medio Oriente, cercando di rafforzare la posizione dei riformisti all’interno del Paese.