VENETO

Attività agricola e welfare

Approvata in tempi record una legge sull’agricoltura sociale

Foto Siciliani-Gennari/SIR

Il Veneto è la quarta Regione italiana ad avere una legge sull’agricoltura sociale. Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato in tempi record, meno di un anno, il progetto di legge che, in soli 8 articoli, mira a coniugare attività agricola e welfare dando trasparenza a una realtà emergente ma finora non disciplinata. La legge definisce l’agricoltura sociale come l’attività svolta da imprenditori agricoli o da imprese sociali e soggetti pubblici e privati che garantiscano “pratiche condotte con criteri di responsabilità etica e sostenibilità ambientale” e coniughino l’attività agricola ad attività sociali finalizzate a generare benefici inclusivi, abilitativi e riabilitativi, all’inclusione socio-lavorativa nonché a promuovere sviluppo e coesione sociale in ambito locale. Viene, quindi, istituito un albo delle “fattorie sociali”, che possono essere imprese agricole o sociali, definite come “lo strumento per l’attuazione delle politiche di settore a sostegno dell’agricoltura sociale della Regione del Veneto”, nuovi soggetti da coinvolgere nella programmazione dei piani di zona dei servizi sociali e socio-sanitari. La legge prevede l’istituzione di un Osservatorio regionale dell’agricoltura sociale e favorisce la costituzione di reti tra le fattorie sociali. Prevede, inoltre, il sostegno a queste pratiche con la concessione di contributi e l’uso di beni del patrimonio regionale. Promuove l’uso dei prodotti di queste fattorie, a parità di qualità del prodotto, nelle mense della Regione o di enti regionali e locali.Una legge che “fa bene”. “La concezione cristiana sottolinea il valore ecologico e ambientale dell’agricoltura. Questa legge ci richiama a recuperare l’agricoltura anche come fattore economico e sociale. Per questo è una legge da promuovere e di cui possiamo dire che fa davvero bene”, afferma don Matteo Pasinato, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Vicenza, provincia capofila in Veneto per l’agricoltura sociale, e insegnante di teologia morale alla Facoltà teologica del Triveneto. “Anche se nel testo non è espressamente indicato – aggiunge il docente -, rilevo come questa normativa inviti a mettere al centro la persona in quanto tale, e non come ‘soggetto’. Così come l’essere persona è l’unica cosa che nel nostro vivere sociale ci accomuna, anche i prodotti coltivati rimangono tali sia se coltivati da un uomo libero sia, ad esempio, da un detenuto”.Alcune migliorie da apportare. Apprezza la legge con qualche puntualizzazione anche Nicola Trevisin, responsabile della biofattoria Murialdo e vicepresidente dell’Associazione biofattorie sociali del Veneto. “Nel luglio 2012 era stato costituito un tavolo di lavoro per approfondire il tema e fare proposte – ricorda -. La legge approvata così velocemente, d’iniziativa consiliare, ha un po’ scavalcato il nostro lavoro e ritengo che la fretta abbia fatto perdere l’occasione d’inserire alcuni miglioramenti. Arriva, comunque sia, a coprire un vuoto legislativo e pratiche non ancora codificate. I decreti attuativi potrebbero migliorare alcuni punti”. Trevisin avrebbe sottolineato di più la differenza tra fattoria sociale e agricoltura sociale. “La prima – spiega – è un’azienda agricola che, in convenzione con le Ulss, fa pratiche di agricoltura sociale: è una delle facce dell’attività agricola. La seconda è solo un contenitore di pratiche che tutti possono svolgere, qualsiasi ente o associazione”. E ammonisce: “Attenzione: i progetti funzionano se l’attività è sostenibile e non se dipende solo dai fondi pubblici”. Trevisin evidenzia, poi, il nodo cruciale dell’accreditamento: “Non vorrei che troppa burocrazia finisse per ingessare i progetti. Noi lavoriamo da anni con i disabili, ma è probabile che in futuro non avremmo i requisiti per accreditarci. Deve essere chiaro che siamo fattorie e che non è necessario trasformarci in centri per disabili”.a cura di Emanuele Cenghiaro(07 agosto 2013)