LUCI E VOLTI" "DALL'AFRICA" "
Mio padre, a quattordici anni, fa un viaggio con lo zio di millecinquecento chilometri a Nord e si reca in Nubia. È un lungo tratto che si svolge soprattutto via mare, prima raggiungendo dalla piantagione il porto di Gibuti e da lì imbarcandosi verso l’Alto Egitto.
Per i produttori di caffè d’ogni nazionalità, ma soprattutto italiani, i contatti commerciali coi grossisti inglesi sono fondamentali. L’Inghilterra è ancora la prima potenza coloniale del mondo all’inizio degli anni ’30, anche se sta affacciandosi sull’orlo della perdita del proprio sterminato impero esteso un quarto del globo; quanto a commercio di caffè lo Stock Exchange di Londra continua a monopolizzare tutte le transazioni mondiali, non avendo ancora registrato la erosione della Borsa di Chicago per le derrate alimentari.
I produttori e commercianti europei di caffè appartengono a una comunità a parte e vivono in pace. Non hanno ancora ricevuto, dai Paesi di origine, l’ordine di considerarsi nemici, di odiarsi e di combattersi. Esercitano un’attività senza frontiere. Sarà la guerra a marcarle col sangue, facendo conoscere nomi arabi che suoneranno sinistri, uno per tutti: El Alamein.
Questo inglese che li ha invitati è un amico dello zio. L’invito a fermarsi per qualche settimana da lui è per metà d’affari, per metà di piacere. Mio padre e il mio prozio non visiteranno mai l’Egitto classico delle piramidi di Menfi, o Karnak, o Luxor e, neppure più a Sud, Abu Simbel, ma si fermeranno alcune settimane nell’antica terra dei faraoni neri, di cui i nubiani sono orgogliosi: ottant’anni fa non sono stati ancora condotti gli studi, che arriveranno decenni dopo, a spiegare l’importanza della Nubia nella nascita del Paese "dono del Nilo", come lo chiamava Erodoto; nessuno sa ancora che le prime piramidi sono state costruite qui millecinquecento anni prima di quella di Cheope, di Chefren, di Micerino; e tante altre notizie sulla matrice anche nubiana dell’impero dei faraoni.
La Nubia sembra quindi la parte più selvaggia, meridionale, di un Egitto che va facendosi sempre più inglese, a mano a mano, che si sale a Nord, verso il Cairo e soprattutto verso Alessandria, il più cosmopolita porto coloniale inglese sul Mediterraneo.