LUCI E VOLTI" "" "DALL'AFRICA" "
Dalla penombra, il leone lo fissa coi suoi occhi gialli, calando le palpebre a intervalli fissi, con indolenza. I felini hanno occhi unici nel regno animale come colore, chiari come una pietra preziosa; c’è infatti una pietra dalle cangianti striature bionde che si chiama proprio occhio di tigre. Sono occhi capaci di una straordinaria visione notturna e che pare riescano a emettere una luminescenza col buio; sicché da quella fulva massa in penombra sulla cassapanca emergono come due fanali. S’intravvedono anche dei minimi movimenti, quali il sollevarsi, come uno scacciamosche, della coda. E adesso che il leone si è spostato un po’, è apparsa anche la sua testa terrificante: sta passandosi pigramente la lingua sul muso; meccanico gesto comune nella siesta felina, ma che agli umani sembra un compiaciuto apprezzamento del pasto in arrivo.
L’animale guarda placidamente mio padre, che non osa ricambiare lo sguardo – tutto deve fare in questo momento tranne un gesto che possa alterare lo stato di apparente quiete dell’animale; eppure qualcosa – dice a se stesso, mentre il cuore batte all’impazzata – deve farsi venire in mente, e presto. La vita può essere questione di attimi.
Comincia così a guardarsi intorno per individuare una via di uscita, sennonché la cassapanca è a lato della porta, unica via di fuga. È da lì ch’è entrato, e c’è un mistero, o forse una particolare sfortuna, perché non si può pensare a un leone che, dopo aver percorso indisturbato il giardino, abbia varcato la porta di casa e sia salito senza essere visto da nessuno per un’intera rampa di scale, scegliendo quella camera forse per non aver incontrato prima nient’altro da mangiare. Quello che sta facendo sulla cassapanca non è comunque coerente neppure in termini di comportamento alimentare; neanche gli umani, che pure cercano di non avventarsi sul cibo, si mettono a contemplare tanto a lungo una fetta di carne nel piatto; stanno passando lunghissimi interminabili minuti.
Mio padre gira allora gli occhi alla ricerca di un’arma, ma non ne vede. Ci vorrebbe un bastone, almeno, per tenere la bestia a distanza, ma non c’è. Allora comincia a piangere silenziosamente e pensa che la sua vita finirà lì, in Nubia, per aver accompagnato lo zio in una casa d’inglesi frequentata dai leoni.