LA CRISI IN SIRIA
Elmar Brok guida la commissione esteri del Parlamento Ue e ribadisce le perplessità sull’intervento di carattere militare. E aggiunge: “Il problema maggiore è rappresentato dall’assenza di un’opposizione democratica siriana ampia e unitaria che risulti rappresentativa della maggioranza del popolo”
Determinazione, prudenza e, soprattutto, risposte politiche più che militari alle tensioni in atto nel vicino Oriente. Elmar Brok, tedesco di Verl (Vestfalia), eurodeputato dal 1980, è uno dei più stimati esperti di politica internazionale a livello Ue. Presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, è anche un ascoltato consulente della cancelliera Angela Merkel, con la quale condivide la militanza fra i cristiano-democratici della Cdu. Da oltre due anni in Siria si sta consumando, in una pesante situazione di conflittualità interna, un vero e proprio genocidio. Al regime di Assad si imputano 100mila morti e un numero infinito di profughi. Ora si indaga addirittura sull’utilizzo di armi chimiche contro la popolazione… Come si è potuto tollerare questa tragedia sino ad oggi? "Penso che tutti noi soffriamo quando vediamo le immagini di guerra in Siria, le migliaia di uomini, donne e bambini uccisi o feriti. Il grido per la libertà che era iniziato con grande speranza è ormai soffocato in un terribile bagno di sangue. Siamo ora di fronte a un grave dilemma: dobbiamo usare la violenza per porre fine alla violenza? Penso che la questione chiave sia come riavviare il processo che porti a una soluzione politica". È immaginabile un’azione militare in tempi rapidi? Ed è possibile pensare che un eventuale intervento militare della comunità internazionale avvenga senza l’appoggio esplicito delle Nazioni Unite?"Una cosa è certa: gli attacchi chimici recenti hanno reso molto più probabile una reazione militare da parte della comunità internazionale. Questi attacchi sono l’ultima testimonianza di quanto brutale sia diventato il conflitto. Per quanto riguarda la situazione internazionale, penso che la Russia e la Cina, membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, devono ora dimostrare al mondo che non tollerano l’uso di armi chimiche, il quale creerebbe un precedente estremamente pericoloso. Questi grandi Paesi devono essere all’altezza delle loro responsabilità". Diversi osservatori e anche vari politici europei di primo piano sostengono che un intervento in Siria sarebbe rischioso, anche in relazione al già complicato quadro mediorientale. Lei cosa ne pensa?"Data la situazione poco chiara in Siria, i risultati di qualsiasi intervento militare sarebbero molto difficili da calcolare, per non dire altro. Dal punto di vista politico, il problema maggiore è rappresentato dall’assenza di un’opposizione democratica siriana ampia e unitaria che risulti rappresentativa della maggioranza del popolo". Il Parlamento europeo come si è finora espresso sul caso-Siria?"Il Parlamento europeo si è sempre considerato il portabandiera della pace e del rispetto dei diritti umani e della dignità umana. È per questo che, da molto tempo, abbiamo inserito la Siria ai primi posti della nostra agenda, discutendo con i decisori politici a livello nazionale, europeo e internazionale come affrontare quel conflitto. Proprio di recente, abbiamo esaminato la situazione dei profughi provenienti dalla Siria, e ciò che l’Unione europea può fare per aiutarli". Cosa si augura per il futuro della Siria? La popolazione siriana ritroverà pace, dignità e democrazia? "Lo spero sinceramente. Una cosa mi sembra chiara: le tre cose – la pace, la dignità e la democrazia – sono strettamente collegate. L’una senza l’altra non funziona. Pace e dignità per tutti in una società possono durare soltanto in una democrazia, e viceversa".