NEL BRASILE PROFONDO

Per i ragazzi di Açailândia” “Gmg sospesa” “fra sogno e sorpresa

Il racconto di Marco Ratti, laico “fidei donum” della diocesi di Milano: “Arrivando dalla diocesi di Imperatriz, per partecipare bisognava disporre in tutto di 1.208 reais, quasi 500 euro, pari a circa due salari mensili. Una follia per la maggior parte della gente che vive qui”. Eppure, la Gmg è stata vissuta a distanza, grazie anche ad alcuni giovani arrivati in città da Digione e poi per i gesti, più che per i discorsi di questo “strano Pontefice”

"Probabilmente la Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro è stata più vicina all’Italia che a molte città e territori del Brasile. Per tanti ragazzi e ragazze del Maranhão, uno degli Stati più poveri del Paese, questo evento è infatti rimasto un sogno". Marco Ratti è un laico "fidei donum" della diocesi di Milano che, insieme alla moglie Valentina, opera nella comunità di Santa Luzia di Piquiá, nella città di Açailândia, nel nordest del gigante latinoamericano. Al Sir racconta "un’altra Gmg", pur appassionante, ma vissuta in una realtà poverissima e geograficamente lontana anni luce dalle metropoli costiere. "Il problema più grande è stato quello dei soldi per affrontare il viaggio in direzione di Rio", spiega Ratti. "Arrivando dalla diocesi di Imperatriz, per esempio, per partecipare bisognava disporre in tutto di 1.208 reais, quasi 500 euro, pari a circa due salari mensili. Una follia per la maggior parte della gente che vive qui". "Un pezzo di strada con gli ultimi". Ad Açailândia Marco Ratti, collaborando con i padri Comboniani, accompagna le attività di Justica nos Trilhos, "una Rete che si occupa di difendere i diritti delle vittime della attività di estrazione mineraria, dal diritto a respirare un’aria che non sia avvelenata, a quello di non dovere avere il treno che trasporta il ferro che passa a 20 metri dalla propria abitazione, giorno e notte…". Valentina Caperdoni, invece, segue un progetto di diritto alla salute con famiglie in difficoltà con bimbi da zero a 6 anni in Piquiá de Baixo, un quartiere povero della parrocchia. "Poi ci sono le innumerevoli attività legate alla parrocchia: affiancare i gruppi di giovani, le comunità delle zone rurali, e tante altre realtà". Marco, giornalista di professione, e Valentina, educatrice, hanno raccontato agli amici, lasciando l’Italia alla fine del 2012, che sentivano "il bisogno di condividere un pezzo di strada con gli ultimi, gli emarginati". Così sono finiti in questo angolo del Brasile. Dove l’avvicinarsi della Gmg è stato preparato e vissuto, nonostante le difficoltà, con partecipazione. "Va detto che la recente Giornata mondiale della gioventù ha seminato parecchio nelle regioni più povere, soprattutto nella settimana che ha preceduto l’arrivo del Papa", segnala il missionario laico. "In questo periodo, infatti, sono arrivati pellegrini da tutto il mondo. La parrocchia Santa Luzia di Piquiá, ad esempio, da domenica 14 a sabato 20 luglio ha ospitato tre giovani francesi della diocesi di Digione: padre Antoine Amigo (31 anni), Mathilde Thevenot (21) e Amandine Sarcelle (20). Da una parte, questi giorni hanno dato la possibilità ai pellegrini di conoscere una realtà lontana dagli stereotipi di un Brasile tutto carnevale e mondiali di calcio; dall’altra, sono stati un’occasione di confronto con una cultura diversa dalla propria e un test di ospitalità per le persone del posto". Realtà sociale e ambientale compromesse. Nella settimana trascorsa nella parrocchia di Santa Luzia, gli ospiti francesi "hanno potuto conoscere la realtà del quartiere di Piquiá de Baixo, dove circa 1.100 persone vivono attaccate a quattro aziende siderurgiche che stanno letteralmente ammazzando questa gente spargendo polvere di ferro 24 ore al giorno", spiega a chiare lettere il giovane italiano. "E dove tutta la foresta nativa è stata distrutta per fare spazio a delle monoculture di eucalipto geneticamente modificato, coltivato per produrre il carbone vegetale indispensabile a queste imprese". In quei giorni, inoltre, i pellegrini "hanno partecipato a una delle tante manifestazioni che chiedono la soluzione di questa assurda situazione in cui vive la popolazione di Piquiá (è in atto anche una campagna internazionale che chiunque può sottoscrivere cliccando qui, ndr)". Ma la popolazione locale domanda pure una struttura sanitaria "degna di questo nome e una scuola decente"; infatti "accade ancora spesso che ci siano bambini che concludono le scuole elementari senza sapere leggere e scrivere". Occhi puntati sullo "strano" Pontefice. Tutto ciò, prosegue Ratti, "per quanto possa apparire strano per noi italiani, ha molto a che fare con la Gmg e, in più in generale, con la vita religiosa delle persone del luogo". La realtà della Chiesa brasiliana, infatti, "è caratterizzata da una forte compenetrazione tra fede e politica – ma non tra fede e politici -, che restano costantemente due elementi che camminano fianco a fianco". E parlando di ciò che ha lasciato la Gmg, "tornerei a dire che i giovani di Piquiá, in particolare, hanno potuto ritrovarsi spesso per discutere, mostrare, spiegare, accompagnare questi strani turisti per le vie del loro quartiere. E così, poco a poco, hanno potuto conoscere più in profondità la propria comunità e la propria chiesa. E iniziare a farsi fermento, forse, per cambiamenti futuri". Di Papa Francesco e della sua presenza a Rio cosa si dice ad Açailândia? "Mi pare che molto più dei discorsi, sono stati i gesti del Papa a impressionare le persone comuni, le quali sembravano essere interessate alle fughe inaspettate di questo strano Pontefice, che ha mostrato più prossimità alla gente di quanto ci si potesse attendere da parte di un Papa". a cura di Gianni Borsa