ROMANIA

Una luce per l’Europa di oggi

Vladimir Ghika, prete martire per la fede, proclamato Beato il 31 agosto

Il 31 agosto a Bucarest viene proclamato Beato Vladimir Ghika, sacerdote latino cattolico morto in carcere vittima – come molti altri preti latino-cattolici, greco-cattolici e ortodossi – della persecuzione dei cristiani da parte del regime comunista. Vladimir Ghika, di nobile famiglia, lasciata la Chiesa ortodossa per quella latino-cattolica, moriva a 80 anni nel carcere di Jilava, nelle vicinanze di Bucarest, il 16 maggio 1954, dopo un anno di interrogativi e torture, indebolito e sofferente: una condanna inflitta per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Uomo di raffinata cultura e di notorietà internazionale, aveva sempre posto i poveri e gli emarginati al centro del suo servizio pastorale (clicca qui). La celebrazione della beatificazione sarà presieduta dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi. Paolo Bustaffa e Cristina Grigore, inviati di Sir Europa a Bucarest, hanno posto alcune domande a don Francisc Ungureanu, postulatore della causa del sacerdote martire.

Nell’Anno della fede questa beatificazione può essere un messaggio anche per i cristiani di altri Paesi d’Europa oltre che per quelli della Romania?
“Non solo per la comunità di Bucarest, ma per l’intera comunità cattolica della Romania l’evento della beatificazione rappresenterà l’apice delle celebrazioni in questo Anno della fede indetto da papa Benedetto XVI. Vladimir Ghika incarna una personalità che sorpassa i confini geografici e nazionali. Già durante la sua vita è stato presente in diversi luoghi dell’Europa e del mondo: una presenza che la Cortina di ferro e poi la morte non sono riuscite a porre nell’oblio. Per i cristiani della Romania, come per quelli europei, questa beatificazione porta proprio un esempio di coraggio cristiano di fronte alle avversità. La sua è una testimonianza di vita e di fede che non lascia indifferente alcuna persona”.

La Chiesa latino-cattolica di Romania, come altre Chiese cristiane, ha subito una persecuzione brutale dal potere comunista fino a pochi decenni fa: cosa rimane di questa esperienza e quali sfide oggi ha di fronte sul piano culturale e sociale?
“Le sfide della cristianità in Romania, e dei cattolici in modo speciale, riguardano molto il passaggio dal regime repressivo del governo prima del 1990 alla libertà. Nel vivere questa condizione, i popoli da questa parte d’Europa hanno voluto cancellare dalla memoria gli orrori del passato e hanno subito assunto il modello occidentale di vita, senza un ragionamento fondato sulla fede, la quale per più di 40 anni è stata bersaglio della campagna ateistica del regime. In altre parole, negli anni ’90 mancavano i criteri per accogliere lo stile di vita libero e le chiese cristiane si sono impegnate nel definire quella scala di valori non negoziabili che fa da spina dorsale per un popolo. Nel 1907, quando si stava costituendo la Romania moderna, Vladimir Ghika parlava delle malattie di giovinezza di un popolo, simili a quelle dei bambini. Adesso la situazione si ripete e la malattia deve essere attentamente curata, altrimenti è mortale o con ripercussioni gravi”.

Il martirio di Ghika e le persecuzioni che ancora esistono nel mondo contro i cristiani in che misura sostengono l’appello di papa Francesco a testimoniare la fede cristiana con coraggio e coerenza?
“Le persecuzioni hanno definito la vita della Chiesa, ed è proprio in questo ambito che la Chiesa è diventata più forte. I testimoni come Vladimir Ghika, come dice anche la Parola, sono testimoni di una forza che viene data loro dallo Spirito santo. Infatti, Gesù stesso aveva promesso l’assistenza dello Spirito nei momenti delle tribolazioni a causa della fede. Già gli atti dei martiri dei primi secoli parlano della loro gioia e del loro coraggio; i nuovi martiri indicano che la promessa di Gesù si attua ancora e che lo Spirito muove i cuori dei fedeli verso un’affermazione forte e credibile della fede”.

Questa beatificazione sarà anche un motivo per rendere più vivo il dialogo tra le Chiese cristiane in Romania?
“La Chiesa ortodossa, qualche anno fa, ha pubblicato un libro dei martiri cristiani durante il periodo comunista in Romania. Non è un libro liturgico, tipo martirologio, ma si tratta di mettere insieme le persone di tutte le confessioni cristiane della Romania che sono state uccise per la loro fede. Cioè, mettere per iscritto quello che crediamo: la comunione dei santi in Cielo. Speriamo che questa comunione sia un modello anche per i cristiani appartenenti alle diverse confessioni. La beatificazione di Ghika – il quale aveva uno spirito pacifico riconosciuto e svolgeva un’attività ecumenica fortissima – ci spinge alla ricerca del dialogo nell’unità del discepolato in quanto abbiamo un unico maestro nella persona di Gesù Cristo”.