BULGARIA
Nella capitale medievale della Bulgaria, il giovane sacerdote Strahil Kavalenov è riuscito a ricostruire la piccola chiesa della Madonna del Rosario, rimasta senza parroco per decenni durante il regime comunista. Il prete, con alcuni laici, sta cercando di ricomporre la comunità dei fedeli che ora torna a sentirsi parte della Chiesa universale
Veliko Tarnovo è una delle antiche capitali della Bulgaria, centro del secondo Stato bulgaro fino all’inizio della dominazione turca nel 1389. Costruita su diversi colli, la città ha custodito il complesso reale "Zarevez" e altri aspetti medievali come le anguste stradine, diverse basiliche, monasteri e ponti. Qui fu sancita la prima unione della Chiesa bulgara con Papa Innocenzo III sotto il re Kalojan nel 1204: ma oggi a Veliko Tarnovo non ci sono molti cattolici. Passando per i vicoli stretti della cittadina si arriva di fronte a un vecchio recinto di sassi, dietro il quale s’intravvede una piccola chiesa, circondata da molto verde. È la parrocchia cattolica dedicata alla Madonna del Rosario, fondata nel 1890 da alcuni operai dell’impero austro-ungarico giunti in Bulgaria per costruire la prima fabbrica di birra nella città. Senza parroco per quasi 60 anni. Poco dopo l’arrivo del comunismo, però, la chiesa rimane senza parroco per un lungo periodo, 57 anni. L’ultimo sacerdote che ha avuto cura dei fedeli cattolici di Veliko Tarnovo è stato don Carlo Raev, caro amico di Papa Giovanni XXIII, dal suo periodo in Bulgaria fra il 1925 e il 1934. "Fino alla caduta del comunismo veniva celebrata la messa solo una volta al mese – ricorda la catechista Bozena Zvetcova -. Arrivava un sacerdote anziano che avvisava la gente con delle lettere". Poi dalla città di Russe, a cento chilometri da Veliko Tarnovo, ogni domenica faceva tappa qui un padre passionista. "La vita comunitaria si riduce alla sola funzione liturgica", spiega Zvetcova. La difficile ricostruzione. Tutto ciò fino al 2009, quando il neo ordinato don Kavalenov riceve come primo incarico la parrocchia della Madonna del Rosario. Una bella sfida per il giovane sacerdote: i parrocchiani che frequentano regolarmente sono in tutto una ventina. L’edificio della chiesa, tra l’altro opera d’arte, rischia di andare in rovina e il cortile sembra una giungla. "Piano piano, con molto zelo don Kavalenov ha ricostruito la chiesa e ne ha fatto un piccolo gioiello", racconta uno dei giovani parrocchiani, Josif Anchev. Anche il giardino è trasformato: nel cortile ordinato oltre al verde e ai fiori c’è un piccolo angolo per i bambini. "Non è stato per niente facile – confessa don Strahil Kavalenov – perché oltre a riunire la comunità parrocchiale dovevo occuparmi dei lavori di costruzione e ristrutturazione e di altri aspetti organizzativi per i quali non ero preparato". Anche i parrocchiani cominciano a dare una mano. "Quando abbiamo visto che c’era un prete stabile che voleva impegnarsi per la nostra comunità, abbiamo voluto aiutarlo, ognuno con le sue possibilità", spiega Bozena Zvetcova. "Abbiamo poi iniziato a spargere la voce tra gli altri cattolici che conoscevamo, annunciando che la parrocchia era tornata a vivere e a funzionare". I fedeli stanno tornando. "Molte delle persone che ora frequentano la chiesa – aggiunge don Kavalenov – prima non sapevano della sua esistenza; altri hanno incontrato il Signore qui o riscoperto la loro fede". Fatto sta che quattro anni dopo l’arrivo del parroco i fedeli sono aumentati di quattro volte. Molti di loro sono di origine straniera, figli di matrimoni misti. Oltre alla folta comunità polacca, ultimamente ci sono diversi inglesi che si insediano nella zona, ma anche italiani e olandesi. "È una comunità giovane anche in senso anagrafico", sorride don Kavalenov, che in quattro anni ha celebrato un solo funerale. Secondo l’ultimo censimento, nella regione abitano circa mille cattolici, ma il parroco ammette che "scoprirli non è facile" anche perché il territorio della parrocchia comprende decine di chilometri quadrati. "Perciò abbiamo preso un pullmino per portare i fedeli alla messa", racconta Josif Anchev, il quale ha abbracciato la fede e incontrato il Signore proprio nella chiesa di Veliko Tarnovo. Frequentando diversi incontri diocesani e le due ultime Giornate mondiali della gioventù, Jozif ha iniziato a sentirsi parte della grande famiglia dei credenti. "Siamo piccoli e potremmo definirci una chiesa di periferia, ma alla fine condividiamo la stessa fede e questo ci incoraggia", confessa il giovane.
a cura di Iva Mihailova