ECONOMIA
Scambi bilaterali e accordi per commercio e investimenti: le prospettive future
Nel corso dei prossimi anni il 90% della domanda mondiale sarà generata al di fuori dell’Ue. Priorità fondamentale, secondo la Commissione europea, è, quindi, quella “di aprire più opportunità possibili di mercato per le imprese europee, negoziando nuovi accordi di libero scambio con i principali Paesi del mondo”. “Se riuscissimo a completare tutti i negoziati in corso per quanto concerne il libero scambio – sostiene la Commissione – aggiungeremmo il 2,2% al Pil dell’Ue”. In termini di occupazione, inoltre, questi accordi potrebbero produrre 2,2 milioni di nuovi posti di lavoro o un aumento dell’1% della forza lavoro totale dell’Europa comunitaria.
Principali interessi. Per raggiungere questi obiettivi diventa prioritario un accordo transatlantico tra Ue e Usa (in fase di negoziato), per favorire crescita e occupazione. Al riguardo, uno studio realizzato dal Centro per la ricerca economica e politica di Londra sostiene che un commercio transatlantico ambizioso e globale “potrebbe portare guadagni economici all’Ue pari a 119 miliardi di euro l’anno”. Nel corso del 2013 sono stati, inoltre, intensificati i negoziati con il Giappone, che rappresenta il secondo partner commerciale dell’Ue in Asia, dopo la Cina. “Il buon esito di questi accordi potrebbe aumentare il Pil dell’Ue dello 0,6%, le esportazioni di un terzo e creare 400mila posti di lavoro”, si legge in un recente documento del collegio Barroso, che fa il punto su tutti gli accordi commerciali dei 28. Ma la Commissione attende di vedere come il Giappone gestirà in futuro le barriere non tariffarie per proseguire i negoziati. Ottimo risultato è stato inoltre raggiunto, nel dicembre 2012, con Singapore, il che fa ben sperare per ulteriori accordi di libero mercato con gli altri Paesi facenti parte dell’Associazione delle nazioni del Sudest asiatico (Asean), che rappresentano il quinto maggiore partner commerciale dell’Ue.
Aperture e chiusure. Per quanto riguarda il Sud del Mediterraneo, “è stato il Marocco il primo Paese mediterraneo a chiudere un accordo globale commerciale con l’Ue e a spingere i 28 ad avviare processi analoghi con Tunisia, Egitto e Giordania”, rende noto la Commissione. Altro successo che dovrebbe arrivare a breve è con il Canada, che rappresenta l’undicesimo partner commerciale dell’Unione europea. Inoltre, alla luce dei negoziati aperti nel 2007, ci sono buone possibilità di chiudere a breve interessanti accordi commerciali anche con l’India. Permangono invece diversi problemi con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Venezuela, Paraguay e Uruguay), mentre sono state del tutto sospese le trattative con il Consiglio di cooperazione del Golfo.
Nuove frontiere. “Dopo dieci anni di negoziati è tempo di constatare i primi successi commerciali con i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico”, afferma l’Esecutivo. Ora l’obiettivo dell’Ue è “rafforzare le attuali relazioni commerciali con questi Paesi”, come è anche emerso dalla visita lo scorso luglio del commissario Ue al commercio, Karel De Gucht, in Kenya, Namibia, Botswana e Sud Africa. Guardano ai “vicini” europei, sono stati conclusi i negoziati con Moldova, Armenia e Georgia, che verranno ufficializzati il 29 novembre a Vilnius, in occasione del Vertice del Partenariato orientale. L’Ue è, infatti, il principale partner commerciale di ciascuno dei tre Stati: nel 2011 “gli scambi con l’Unione hanno rappresentato più del 50% del totale dei flussi commerciali per la Moldova, il 32% del commercio globale per l’Armenia e il 26% per la Georgia”, rende noto la Commissione. In questo modo, “si creeranno i presupposti per un ambiente giuridico aperto e stabile, a beneficio delle imprese e dei consumatori”.
Prossimi obiettivi. Chiusi, inoltre, gli accordi con Honduras, Nicaragua e Panama, mentre per il prossimo futuro è obiettivo dell’Ue raggiungere i medesimi risultati anche con Costa Rica, El Salvador e Guatemala “per creare un business stabile, favorire gli investimenti e l’integrazione tra l’Unione e l’intera America centrale”. Resta, infine, in sospeso la questione Cina. Lo scorso 23 maggio la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di autorizzare l’apertura dei negoziati con il gigante asiatico in materia di protezione degli investimenti. Entrambe le parti hanno già espresso il loro interesse a impegnarsi in questa prospettiva, ma ora si attende il vaglio del Consiglio europeo, il cui via libera è necessario affinché la Commissione possa avviare le trattative con Pechino.