MCL/SENIGALLIA
Il seminario nazionale aperto dal presidente Carlo Costalli con l’invito a reinventare “le misure di protezione sociale sulla base di criteri che abbiano al centro la famiglia”. Monsignor Michele Pennisi: “Un unicum insostituibile, solo nel suo riconoscimento completo è possibile la realizzazione del bene comune”. Stefano Zamagni: “A costo zero per lo Stato è possibile introdurre il distretto famigliare che consente la sussidiarietà circolare”
"La società di oggi ha più bisogno di famiglia di quella di ieri". Così Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori, ha aperto oggi a Senigallia i due giorni del seminario nazionale sul tema "Lavoro&famiglia. Armonizzare valori in conflitto". Al centro, la famiglia. La relazione tra vita familiare e vita lavorativa "è complessa" perché "spesso le conseguenze di un lavoro precario, insoddisfacente o, peggio, la disoccupazione, hanno ripercussioni nella vita familiare e sociale. La relazione familiare – ha proseguito – è infatti il primo luogo su cui si scaricano gli effetti della crisi e l’incertezza esistenziale, ma anche quello in cui le persone trovano le motivazioni per ripartire". Secondo Costalli, "per favorire la crescita economica e demografica dell’Italia, oltre alle liberalizzazioni, ad un fisco più leggero per imprese e lavoro, ad incentivi per la ricerca e l’innovazione, un aspetto fondamentale è rappresentato dal lavoro femminile", che produce ricchezza economica e relazionale. Pertanto, ha concluso, "le misure di protezione sociale vanno reinventate, sulla base di criteri che abbiano al centro la famiglia". Quelle responsabilità ineludibili. Di "binomio inscindibile tra famiglia e lavoro" ha parlato monsignor Francesco Rosso, assistente ecclesiastico del Mcl, e in questo senso, ha specificato, "la Settimana sociale alle porte può intervenire nella vita di ciascuno, con proposte e strade da percorrere per ognuno di noi". Il vicepresidente Mcl, Noè Ghidoni, ha evidenziato il bisogno di "riprogettare un nuovo cammino e studiare nuove forme di impegno" in un contesto caratterizzato da "tensione sociale" provocata dalla "turbolenza politica irrazionale e destabilizzante" e dalla "situazione drammatica in Siria". Essere cristiani comporta, così, "responsabilità ineludibili: lavoratori e famiglie hanno bisogno di aiuti per quanto riguarda il fisco, la casa. La storia, quella vera, – ha aggiunto Ghidoni nel suo intervento -, passa attraverso i poveri, che il mondo non prende in considerazione, ma sono loro che tengono insieme il tessuto sociale". La vocazione all’amore. Sulla famiglia "soggetto di comunità cristiana e civile" è intervenuto monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e membro del comitato scientifico delle Settimane sociali dei cattolici italiani. La famiglia, per mons. Pennisi, "non è un’istituzione astratta ma una comunità protagonista: i coniugi cristiani sono cooperatori della fecondità della madre Chiesa". Se "ciascun essere umano è in sé relazione di amore" e "nel cuore dell’uomo vi è un’insopprimibile esigenza di amare ed essere amato", la famiglia è il "luogo naturale voluto da Dio dove l’uomo può vivere la sua vocazione all’amore". Monsignor Pennisi ha poi sottolineato "l’inscindibilità dei tre misteri del matrimonio: la differenza sessuale, la relazione di fedeltà, la fecondità aperta alla generazione di una nuova vita". Famiglia, unicum insostituibile. "Prima scuola delle virtù sociali, la famiglia si apre ad altre famiglie e alla società, con cui può entrare in tensione", ha spiegato l’arcivescovo di Monreale. A causa, ad esempio, "del lavoro non stabile e ingiustamente remunerato", o del lavoro delle donne, che "fanno una spola affannosa tra casa e lavoro" per "contribuire al benessere della società anche con la cura di bambini, anziani, malati cronici". Per superare la crisi demografica, ha aggiunto mons. Pennisi, occorre fornire "aiuto alla famiglia nel suo compito di apertura e custodia della vita, incentivare la responsabilità genitoriale e il dialogo con i figli, promuovere alleanze educative e il riconoscimento dell’autonomia scolastica". Se "senza lavoro non è possibile la vita della famiglia", l’invito è a "promuovere politiche che abbiano le famiglie come obiettivo. È urgente che lo Stato e le istituzioni pubbliche centrali e locali studino strategie opportune per tutelare le famiglie, unicum insostituibile: solo nel suo riconoscimento completo – ha concluso – è possibile la realizzazione del bene comune". Armonizzare, non conciliare. Secondo Stefano Zamagni, docente di Economia all’università di Bologna, "essendo ora in crisi irreversibile il welfare state che, pur nel suo universalismo, si rivolgeva all’individuo, si avvicina il welfare comunità, che non può fare a meno della famiglia". Per una diversa politica della famiglia occorre "smettere di pensarla come luogo degli affetti, perché allora chiunque provi affetto è famiglia, e non è così; considerare la famiglia preesistente allo Stato, generatrice di capitale umano, sociale e relazionale". Se il 25 per cento del Pil è generato dalle famiglie, con la crisi quelle italiane hanno perso 3,3 per cento del reddito disponibile, mentre in Francia hanno guadagnato il 2,2. Si fa strada sempre più il concetto di "cittadinanza familiare", e tra famiglia e lavoro è necessario operare "non una conciliazione ma un’armonizzazione". Inoltre, per Zamagni "non è possibile difendere famiglia senza difendere il matrimonio, perché se va in crisi il matrimonio va in crisi la famiglia. Bisogna pertanto, decidere se il matrimonio è unione o unità: la prima si può ottenere per via contrattuale, il matrimonio non possiamo ridurlo a quel livello". Infine, "a costo zero per lo Stato è possibile introdurre il distretto famigliare, che consente la sussidiarietà circolare, ossia l’interazione nella progettazione dei servizi, istituire il marchio famiglia e aprire al crowdfunding". a cura di Lorena Leonardi