LIBERTÀ RELIGIOSA

Un bene prezioso per tutti

In Armenia incontro del Consiglio d’Europa. Presente la delegazione della Santa Sede

“Per la Chiesa cattolica, la libertà religiosa è uno dei pilastri dello Stato democratico, la regola fondamentale di uno Stato di diritto. Radicata nella dignità di ogni uomo, ha quindi un valore universale. Inoltre, essa si presenta come ‘la sintesi e il vertice’ di tutti gli altri diritti fondamentali della persona umana”. Lo ha detto padre Laurent Mazas, del Pontificio Consiglio della cultura, nonché direttore esecutivo del Cortile dei Gentili, intervenendo all’incontro promosso dal Consiglio d’Europa che si è svolto il 2 e 3 settembre a Yerevan, in Armenia, sul tema “Libertà di religione nel mondo di oggi: sfide e garanzie”. Promosso nell’ambito della presidenza semestrale armena del Comitato dei ministri, l’incontro è stato aperto dal ministro armeno degli Esteri, Edward Nalbandian, insieme con sua Santità Karekin II, patriarca supremo e Catholicos di tutti gli armeni. Numerosi all’incontro i rappresentanti di diverse Chiese cristiane e religioni. La delegazione della Santa Sede era rappresentata da padre Mazas con monsignor Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, e monsignor Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee).

La vera laicità. “Dai saluti di numerosi rappresentanti di diverse religioni partecipanti all’incontro – racconta al Sir mons. Duarte da Cunha – è emerso, anche se in modo diverso, che quanti vivono realmente la loro fede non rimangono chiusi all’altro ma hanno la coscienza di aver una responsabilità nella vita che li impegna nel dialogo con gli altri senza dover nascondere la propria fede. La presenza di credenti di diverse religioni in un territorio reca generalmente un interessante dialogo e confronto, che pur nella divergenza di opinioni, permette la conoscenza e il riconoscimento del contributo dell’altro”. “Tragico sarebbe concludere che, vista la pluralità di religioni, non esista una verità o, al contrario, che la verità sia una sintesi, una somma di tutte le idee o ancora che la verità appartiene al più forte. La verità invece s’impone da sé, per la sua stessa forza convincente”. Per questo, prosegue mons. Da Cunha, “è particolarmente significativa l’idea di Stato laico che è emersa: uno Stato laico non deve essere anti-religioso, ma potrà, secondo le sue tradizioni, avere modi diversi di organizzare i suoi rapporti con le chiese e le religioni. Importante è garantire che tutti abbiano un posto”.

Minoranza e maggioranza. L’incontro è ruotato attorno a tre panel tematici. Il primo sulla libertà religiosa, che si sviluppa nello spazio pubblico come libertà di testimoniare liberamente la propria fede e di partecipare con la propria identità ai dibatti pubblici. I partecipanti sono stati informati dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo su una serie di casi che creano una giurisprudenza per mezzo della quale si comprende come la Corte sia sempre più sollecitata su questioni di libertà di coscienza e sulla libertà delle comunità. Altro tema discusso è stato quello del rapporto tra minoranza e maggioranza. Il tema è stato introdotto da Elisabeta Kitanovic, rappresentante della Kek (Conferenza delle Chiese europee) che ha fatto vedere come i diritti dell’uomo sono radicati nella dignità delle persone e quindi non dipendono dall’appartenere a una maggioranza o una minoranza. E infine il ruolo dell’educazione, chiamata a formare le persone con una identità chiara, necessaria per poter entrare in dialogo con altri, e allo stesso tempo persone aperte, non solo capaci di tollerare l’altro ma di rispettarlo.

Diversità riconciliate. All’incontro ha partecipato anche il dipartimento europeo dell’organizzazione “Religions for peace” (Ecrl). Il vescovo Karloo Kalliala è intervenuto ai lavori facendo riferimento alla Dichiarazione di Mosca e richiamando tutti gli attori della società a lavorare per “una unità riconciliata in un tempo della diversità”. E ha fatto riferimento in modo particolare al ruolo dei media che spesso orientano il conflitto creando “stereotipi e pregiudizi”. E il segretario generale dell’Ecrl, Stein Villumstad, ha sottolineato da una parte l’importanza del ruolo dello Stato perché ci sia “un trattamento di imparzialità tra i diversi attori nello spazio pubblico”; dall’altro ha richiamato la responsabilità delle “comunità religiose e dei loro leader” perché si formino a una presenza attiva e dialogante nelle società.