LA CRISI SIRIANA

Il patriarca Gregorios” “chiede al Papa” “di scrivere a Obama

“Forse – precisa – potrebbe fermare l’ulteriore escalation di morte che provocherebbe un attacco Usa. Chiedo al Santo Padre di rivolgersi direttamente al Congresso per evitare altre devastazioni e morti. La Siria invoca pace non bombe”. Intanto nelle chiese cristiane si continua incessantemente a pregare

Erano in tanti, sabato sera a pregare uniti nella cattedrale greco-cattolica dell’Assunzione a Damasco. L’appello di pace di Papa Francesco ha toccato nel profondo i cuori della popolazione siriana. I media siriani hanno dato ampio risalto al discorso di Francesco da piazza san Pietro, sabato sera. "Un evento eccezionale – lo ha definito monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco – che ha dato un soffio di incoraggiamento e speranza a tutta la popolazione siriana". Al telefono da Damasco a parlare al Sir è il patriarca melkita Gregorios III Laham: "In cattedrale erano accorsi tutti i vescovi cattolici della città, di tutti i riti e delle altre denominazioni cristiane, ortodossi e protestanti. Con loro una enorme folla di fedeli. Lo stesso è accaduto in altre chiese del Paese. Il popolo siriano vuole la pace e prega per averla". Una convinzione questa espressa continuamente dal patriarca che, in più di un’occasione ha chiesto "ai leader del mondo e delle potenze occidentali di permettere ai siriani di riconciliarsi tra loro, senza interferenze esterne". Chiaro il riferimento alle milizie islamiche, alcune delle quali affiliate ad Al Qaeda, formate da stranieri, che si stanno macchiando di abusi e violenze sulla popolazione siriana ed in modo particolare sulla minoranza cristiana. "Il discorso del Papa è stato ascoltato in Siria – dice – e in tutto il Medio Oriente, in Egitto, Giordania, Iraq, a Gerusalemme. Una iniziativa straordinaria che – sottolinea Gregorios III – non ha solo una valenza spirituale e religiosa ma detiene in sé anche una sostanza politica e diplomatica dal momento che si rivolge alla comunità internazionale perché si impegni concretamente per arrivare ad una soluzione negoziale del conflitto". Non un irenismo di facciata ma una mobilitazione per la pace. La domanda del patriarca melkita. "Perché invece di armare i contendenti, fornendo loro armi, non si pensa alla conferenza di Ginevra, dove poter far dialogare le parti in conflitto?". La domanda del patriarca melkita pretende una risposta da parte della diplomazia. Risposta che tarda a venire ma che il Papa ha nuovamente invocato domenica all’Angelus quando ha detto: "No alla violenza in tutte le sue forme; no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Ce n’è tanto! Ce n’è tanto! E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là, quest’altra di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale? Questi sono i nemici da combattere, uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune". La Giornata di preghiera e di digiuno di sabato scorso, nelle parole del Patriarca, non si ferma solo alle buone intenzioni ma si spinge oltre fino a ribadire la via della Santa Sede alla soluzione del conflitto. Tre principi generali, enunciati solo pochi giorni fa da monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, agli ambasciatori in Vaticano: "Adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano; preservare l’unità del Paese e garantire la sua integrità territoriale" insieme al "rispetto dei diritti umani e, in particolare, di quello della libertà religiosa; esortare la popolazione e anche i gruppi di opposizione a prendere le distanze da gruppi estremisti, spesso provenienti da altri Paesi, di isolarli e di opporsi apertamente e chiaramente al terrorismo". La spinta al Congresso americano. "Per convincere il Congresso americano a seguire la voce del Papa e la strada da lui indicata per riportare la pace in Siria – afferma risoluto Gregorios III – sono pronto ad andare negli Usa a parlare con il Congresso a dire a ciascuno dei componenti che il popolo siriano vuole la pace e non le bombe. Dopo la veglia di sabato ieri a Damasco e in altre città del Paese le chiese erano stracolme di fedeli che continuavano a pregare. Pregavano perché le parole del Papa siano accolte dai potenti della terra. La gente siriana è straordinaria, ha una grande fede". La preghiera del Papa per la pace da una parte e le interviste di Obama ai più grandi network americani per convincere gli americani ad attaccare la Siria, dall’altra. "Il monito di Papa Francesco – aggiunge il patriarca – risuona alto ma sembra non toccare il presidente Usa. Forse una lettera personale del Papa ad Obama potrebbe fermare l’ulteriore escalation di morte che provocherebbe un attacco Usa. Chiedo al Santo Padre di rivolgersi direttamente al Congresso per evitare altre devastazioni e morti. La Siria invoca pace non bombe". a cura di Daniele Rocchi