COMECE

Riflettori puntati sui diritti

Il mensile Europeinfo tratta di rom, vittime di violenza e fine vita

Il numero di settembre di Europeinfo, mensile della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), si snoda tra temi legati all’Anno della cittadinanza europea e la preparazione delle prossime elezioni nel 2014. Una testimonianza di un sacerdote dalla Siria apre i servizi, dedicati al partenariato Ue-Usa, all'”anima dell’Europa” e al resoconto di alcune importanti iniziative estive. Contributi su politiche per i rom, la protezione delle vittime della violenza e il diritto al suicidio assistito, qui sintetizzati, completano il numero. L’editoriale è a firma di padre Patrick Daly, segretario generale Comece.

Progressi e ritardi nelle politiche per i Rom. “La relazione della Commissione sull’avanzamento delle strategie nazionali per l’integrazione dei rom (2013) mostra che 16 Stati membri hanno migliorato il coordinamento in materia di politiche per l’integrazione”, “18 Stati hanno preso iniziative per istituire un migliore coordinamento tra il livello di governo locale e il livello nazionale e 20 Stati hanno attuato dialoghi strutturati con le autorità locali e regionali”: così sintetizza José Luis Bazán (del segretariato Comece) i progressi che si registrano. Ci sono però ancora lentezze nel superare i problemi: la segregazione dei bambini rom dal sistema educativo, per cui molti non proseguono oltre la scuola elementare; un rom su tre è disoccupato; hanno una vita media dieci anni più corta della media europea e una mortalità infantile molto maggiore; restano difficoltà di accesso agli alloggi. Su queste problematiche il Consiglio Ue presenterà una raccomandazione, “primo strumento giuridico europeo d’integrazione dei rom”. La Commissione ha destinato risorse del Fondo sociale europeo e del Fondo per l’inclusione sociale. Se le organizzazioni rom sono fondamentali nella messa in opera delle strategie nazionali, è la partecipazione della società civile a essere estremamente ridotta, come ha messo in luce l’ottava riunione della piattaforma europea per l’inclusione dei rom svoltasi in giugno.

A difesa delle vittime della violenza. È stato recentemente adottato il “Regolamento dell’Ue n° 606/2013 relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile” che garantisce alle vittime di violenza la protezione come diritto di cittadinanza in tutta l’Ue, spiega Alessandro Calcagno (Segretariato Comece). Sono oggetto di protezione le persone vittime di atti violenti (sul piano fisico, psicologico…) commessi da parenti, compresa la violenza fisica, molestie, violenza sessuale, stalking, intimidazioni o altre forme di coercizione indiretta. Il diritto nazionale resta l’istanza giudicante e condannante anche nel caso di violazione di una delle misure di protezione. La vittima deve possedere un “certificato” perché possa godere di procedura speciale di protezione se si trova in un Paese membro diverso da quello in cui è stata vittima di violenza. Così “l’Ue si pone concretamente a fianco delle persone vulnerabili”, come le vittime di violenza domestica o le sempre più numerose vittime di internet e delle reti sociali.

Suicidio assistito? “Un diritto al suicidio assistito per tutti, indipendentemente dalla loro situazione di salute”, potrebbe essere sulla strada “per diventare un nuovo standard nel diritto europeo dei diritti umani prima di quanto si possa prevedere”, preconizza José Ramos-Ascensão (segretariato Comece). La sua ipotesi muove dal caso portato di fronte alla Corte europea dei diritti umani (Echr) – Gross v. Svizzera – in cui una donna anziana con i disagi dell’età avanzata, ma non malata terminale, avrebbe voluto porre fine alla sua vita con una dose letale di pentobarbital di sodio. Il rifiuto di quattro medici di rilasciare una tale prescrizione gliel’ha impedito. Infatti il codice deontologico dei medici svizzeri prevede che il compito del medico sia di alleviare i sintomi e sostenere il paziente e che il suicidio assistito non sia parte del compito di un medico, perché contraddice gli obiettivi della medicina. I precedenti nella giurisprudenza dell’Echr sul diritto a morire, sintetizza Ramos-Ascensão, sul diritto alla privacy sancito dall’articolo 8 della Convenzione, hanno costruito il “diritto dell’individuo di decidere con quali mezzi e in quale momento la vita debba finire” e “un obbligo positivo sullo Stato ad adottare le misure necessarie per consentire un suicidio dignitoso”. Ora la Corte “ha richiesto alle autorità svizzere di emanare linee guida complete e chiare sulla questione”. In 4 Stati europei già oggi i medici possono prescrivere farmaci letali.