SLOVACCHIA
Chiesa cattolica e Ong intervengono sulla Strategia governativa
Il Consiglio governativo per i diritti umani, le minoranze etniche e l’uguaglianza di genere, guidato dal ministro degli affari esteri e gli affari europei della Repubblica Slovacca, Miroslav Lajcak, aveva in agenda l’approvazione della strategia nazionale per la protezione e il sostegno dei diritti umani nella riunione del 4 settembre, ma la Strategia non è stata approvata, principalmente a causa delle proteste dei rappresentanti ufficiali della Chiesa cattolica e di 69 Organizzazioni non governative che operano nel campo dei diritti umani, della tutela della vita e della famiglia. In una lettera aperta hanno richiesto una discussione pubblica e specializzata della strategia a livello nazionale; in seguito a questo appello, il Consiglio ha deciso di rinviare l’approvazione del documento a giugno 2014.
La voce dei cattolici. La strategia ruota intorno a dieci questioni in materia di tutela dei diritti umani, inclusi i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali (Lgbti). Dal punto di vista della Conferenza episcopale della Slovacchia, la proposta del documento è “sbilanciata e ricucita ideologicamente”, in quanto mette in discussione la rilevanza della famiglia tradizionale e del matrimonio. “Sembra contraddire la dichiarazione del programma del governo della Repubblica slovacca e denuncia la dottrina morale delle Chiese cristiane”, si legge nella lettera al ministro Lajèák firmata dall’arcivescovo di Bratislava, mons. Stanislav Zvolenský, che suggerisce di lasciare fuori dal documento la questione dell’ideologia di genere e di aggiungere altre quattro aree che meritano l’attenzione dei rappresentanti ufficiali e del pubblico: il diritto alla vita dei nascituri, il diritto all’obiezione di coscienza, i diritti dei genitori, il diritto alla libertà religiosa e alla libertà di espressione.
Principi del diritto naturale. Alla fine di luglio, 69 organizzazioni non governative hanno scritto una lettera al primo ministro della Slovacchia, Robert Fico, in cui si afferma che il governo “dovrebbe rivalutare il processo di creazione della Strategia nazionale per la protezione e il sostegno dei diritti umani”. Secondo i firmatari della lettera, i cosiddetti “nuovi diritti umani” formulati nel documento “indeboliscono la stabilità della famiglia e dell’intera società”, poiché la strategia è chiaramente segnata da “evidenti tracce dell’ideologia di genere”. Le Ong sono convinte che l’ideologia di genere non protegga le specificità e le differenze tra uomini e donne “e la stabilità della famiglia, e metta in pericolo i bambini, i giovani e il loro sviluppo psico-sessuale”. Occorre adottare misure volte a “rafforzare la posizione della famiglia, l’istituzione del matrimonio fra un uomo e una donna, la maternità, la paternità, così come la tutela del valore della vita e dei principi etici fondamentali forniti dal diritto naturale”, suggeriscono i rappresentanti del terzo settore.
Approccio coordinato. L’attività delle Ong rispetto alla strategia non si è limitata alla lettera aperta al primo ministro. I loro rappresentanti hanno avviato una collaborazione reciproca fatta di incontri su particolari aree d’interesse attinenti al documento, dibattiti con esperti e rappresentanti delle Chiese, e questi sforzi hanno portato a un documento composto da 180 pagine di commenti, critiche e suggerimenti. “Vogliamo che le nostre voci siano veramente ascoltate da coloro che hanno la responsabilità dello sviluppo della nostra società, non solo sotto forma di atteggiamenti non coordinati, ma di argomenti chiaramente formulati in base ai pareri di esperti”, spiega Marcela Dobeová, presidente del Forum per la vita. Frantisek Neupauer, presidente del Forum delle istituzioni cristiane aggiunge: “Credo che, se la strategia consiste nel definire i diritti dei vari gruppi umani, è necessario che le sue logiche e la sua struttura seguano accordi pre-esistenti, adottati dalle Nazioni Unite. Ciò significa che è necessario prestare particolare attenzione ai diritti dei bambini, delle donne, dei migranti, dei disabili. Tutte queste questioni sono giuridicamente regolate, ma dobbiamo concentrarci su una loro migliore attuazione all’interno del sistema giuridico della Repubblica Slovacca”. Quindi sottolinea: “La famiglia è la cellula di base della società e dovrebbe essere privilegiata e tutelata da ogni forma di legislazione”. Non è meno importante tutelare i diritti dei nascituri, continua Neupauer: “L’aborto è stato considerato un crimine nel nostro Paese fino al 1950, in seguito è stato consentito in caso di complicazioni di salute e per ragioni sociali. Occorre riaprire il dibattito sulle leggi varate durante il regime comunista”.
Speranza per il futuro. Lo zelo delle organizzazioni non governative e delle Chiese sicuramente non è rimasto inosservato da parte delle autorità competenti, che hanno affermato che, se la società vuole avere un futuro dignitoso, occorre seguire le leggi naturali dell’esistenza umana. Grazie alle loro attività e alle iniziative intraprese, il Consiglio per i diritti umani ha deciso di aprire il dibattito a livello nazionale, tenendo conto di “una concezione dello sviluppo della società civile nel dialogo partecipativo”. C’è ancora molta strada da percorrere, ma il primo passo è già stato fatto.