PAESI SCANDINAVI
Dopo le recenti elezioni svoltesi in Norvegia, la stampa internazionale è tornata a sottolineare le preoccupazioni per uno spostamento dell’Europa settentrionale verso posizioni nazionaliste e xenofobe. Jonas Hinnfors, docente di scienze politiche in Svezia, parla di una realtà più articolata
La stampa internazionale non ha mancato di fare proiezioni allarmistiche sui risultati delle elezioni norvegesi del 9 settembre, che hanno segnato la vittoria del partito conservatore (Høyre). Erna Solberg per governare dovrà, però, appoggiarsi ai liberali, ai cristiano-democratici e al partito del progresso (Fremskrittspartiet), di una destra più estrema. Tale partito, che in questa tornata elettorale ha perso il 6,6% dei voti rispetto alle elezioni del 2009, è famoso perché Anders Behring Breivik, autore delle stragi del 2011, vi militò per un breve periodo. Lo spostamento in senso conservatore della Norvegia è assimilabile alle tendenze politiche degli altri Paesi nordici di questi anni, spesso sospettati di populismo. Abbiamo raccolto l’opinione di Jonas Hinnfors, docente di scienze politiche dell’Università di Gothenburg (Svezia).
La vittoria della destra norvegese era prevista. La si attribuiva alla voglia di cambiare dopo otto anni di governo di sinistra. È proprio così o esistono altri sentimenti profondi o tendenze diffuse in Norvegia?
"Per capire il risultato si deve considerare il riposizionamento del partito di destra che si è gradualmente spostato verso il territorio del centro su alcuni temi come le tasse e il welfare, diventando così una scelta più possibile per un più ampio gruppo di elettori. Alcuni possono aver scelto una forma di continuità con qualche variazione nel sistema. Del resto il partito di destra aveva già cominciato a crescere con le elezioni del 2009, quando il partito laburista aveva vinto le elezioni per il rotto della cuffia. Quindi non è un fenomeno che si è sviluppato di recente".
Nella campagna elettorale norvegese sono stati quasi assenti i temi di carattere internazionale. La Norvegia, e in generale i Paesi scandinavi, si stanno rinchiudendo in una ricca fortezza?
"Non penso che questi Paesi corrano tale rischio. I Paesi nordici sono molto generosi negli aiuti internazionali, sono attivi nell’Onu… Per quel che riguarda l’ultima campagna elettorale norvegese forse è vero che i temi internazionali sono stati assenti e che lo stesso possa valere per le elezioni svedesi, danesi e finlandesi. Del resto, possiamo domandarci se i temi internazionali siano dominanti nelle campagne elettorali in genere. È vero che ci sono preoccupazioni in alcuni partiti ed elettori riguardo l’immigrazione e gli effetti potenziali sul welfare. Ma la Finlandia ha aperto un po’ le frontiere all’immigrazione solo dopo il 2000, nonostante la crescita del partito dei ‘Veri finlandesi’. In Svezia non si sono mai accolti così tanti rifugiati e lavoratori immigrati come adesso".
Si registra nelle nazioni scandinave una crescita del nazionalismo o della xenofobia?
"In realtà nel mio Paese, la Svezia, i livelli di xenofobia sono diminuiti dagli anni Novanta. Il numero d’immigrati e rifugiati, o comportamenti come il matrimonio con immigrati sono andati in una direzione di maggiore apertura, anche se i partiti xenofobi sono riusciti a mobilitare la parte più xenofobica della popolazione. Notiamo però che, se il partito dei ‘Veri finlandesi’ è passato dal 4 al 19% nelle elezioni del 2011, il partito del progresso in Norvegia lunedì ha perso un terzo dei suoi elettori. Anche il Partito popolare danese, di destra, ha perso voti nel 2011. Non è una tendenza a senso unico".
Vista dal Centro e Sud Europa, la Norvegia – così come la Svezia – rappresenta spesso un "modello perfetto" sul piano sociale, economico, politico e le classifiche la mettono anche ai posti più alti per tasso di felicità. È veramente così?
"Chissà! Ovviamente anche tutte queste società hanno molti problemi. Alcune parti della popolazione stanno meglio che mai, mentre altre vivono in relativa povertà".
Qual è il ruolo dei cristiani e delle religioni, in generale, in queste società?
"La secolarizzazione è molto diffusa, ma ci sono partiti di matrice cristiana in Svezia, Finlandia e Norvegia. I riferimenti al cristianesimo sono molto rari nella quotidianità e l’atteggiamento verso temi come i diritti degli omosessuali, l’aborto, le convivenze è molto ‘rilassato’ e ‘liberale’, anche se in tanti si definiscono vagamente cristiani. I cattolici sono aumentati con l’immigrazione, ma non in modo sostanziale. È cresciuta più significativamente la comunità medio-orientale e quella dell’Africa settentrionale, ma solo il 2% degli svedesi si dichiara musulmano".