FILIPPINE" "

Anche un prete cattolico tra gli scudi umani Ostaggio di ribelli islamici” “

Ancora violenza a Mindanao: ripresi gli scontri tra i ribelli islamici del Moro national liberation front e l’esercito. In pochi giorni sono stati presi in ostaggio tra i 100 e i 200 civili. La popolazione e la Chiesa dell’unico Paese cattolico in Asia – dove nel 2016 si svolgerà il 51° Congresso eucaristico internazionale – sono in grande allarme

È tornata la violenza a Mindanao, l’isola nel sud delle Filippine dove da quattro decenni è in corso, a fasi alterne, un conflitto separatista che ha provocato circa 120mila morti. Nella bella e florida Zamboanga, conosciuta come "città dei fiori", dove vivono un milione di abitanti (l’80% sono cattolici), dal 9 settembre sono ripresi gli scontri tra i ribelli islamici del Moro national liberation front e l’esercito. In pochi giorni sono stati presi in ostaggio tra i 100 e i 200 civili, per usarli come scudi umani: tra questi un prete cattolico, padre Michael Ufana, liberato dopo alcuni giorni. Si parla di almeno 60mila sfollati e 53 persone uccise dall’inizio dei combattimenti, che continuano nella notte, nonostante il dichiarato cessate-il-fuoco. Sono in corso trattative tra il governo e il leader dei ribelli Nur Misuari, per trovare una soluzione. I ribelli mirano all’indipendenza dell’intera isola Mindanao, dove sono sbarcati lunedì scorso via mare, senza trovare ostacoli. Volevano issare sul municipio la bandiera della Bangsamoro Republik, la "Repubblica dei mori", fondata per l’ennesima volta dal loro leader Misuari, un ultrasettantenne che è stato diverse volte in carcere e ha una grande influenza sulle alte dirigenze filippine. Ma la popolazione e la Chiesa dell’unico Paese cattolico in Asia – dove nel 2016 si svolgerà il 51° Congresso eucaristico internazionale – sono in grande allarme.

La preoccupazione della Chiesa cattolica. L’arcivescovo di Manila, il cardinale Luis Antonio Tagle, ha espresso in questi giorni la sua "preoccupazione per la situazione di Mindanao". La lussureggiante isola, un paradiso tropicale simile alle altre 7.000 isole dell’arcipelago filippino (dove vivono circa 100 milioni di abitanti, in maggioranza cattolici), è tristemente famosa in Italia per i sequestri e le uccisioni di sacerdoti, tra cui padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pime rapito nel 2007, poi rilasciato e, più di recente, padre Fausto Tentorio, ucciso da un killer il 17 ottobre 2011 fuori dalla sua parrocchia per le sue attività a difesa degli indigeni. E, da Mindanao, i vescovi cattolici continuano a lanciare appelli per un dialogo costruttivo tra governo e ribelli. Nella diocesi di Zamboanga, sede vacante da due anni, l’amministratore apostolico monsignor Crisologo Manongas, è disperato: oltre a chiedere la fine delle ostilità, lancia attraverso i media locali appelli a Papa Francesco perché "nomini presto un vescovo che sia in grado di mantenere l’ordine e coordinare gli aiuti umanitari a tutti quelli che hanno bisogno in questo periodo di crisi".

Le parrocchie in aiuto agli sfollati. Le parrocchie e le organizzazioni umanitarie della zona sono, infatti, mobilitate per dare aiuti agli sfollati, che chiedono ospitalità, cibo e vestiti. Ma le riserve di viveri già scarseggiano. Decine di migliaia di persone sono accolte nello stadio e negli edifici governativi. L’aeroporto è chiuso. Ci sono grandi disagi negli ospedali, manca l’acqua e c’è tanta paura tra la popolazione, soprattutto nelle ore notturne in cui vige il coprifuoco. La notte non si dorme per le bombe e gli spari dei fucili e dei bazooka dei cecchini appostati intorno alla città. I circa 200 ostaggi sono ancora nelle mani dei ribelli, che li usano come scudi umani per mettersi al sicuro dagli attacchi dei militari filippini. Molti di loro sono rinchiusi in una moschea e nelle case di Basilan, un centro a maggioranza musulmana, anche se tutti gli sfollati sono musulmani e i missionari non si stancano di ripetere che "non è un conflitto religioso". Nei giorni scorsi cristiani e musulmani si sono perfino riuniti nello stadio in preghiera con gli sfollati, per dare alla nazione un messaggio di pace e chiedere il rilascio degli ostaggi.