URBANIZZAZIONE FORZATA

In vent’anni la Cina avrà 976 milioni di abitanti nelle città” “

Prosegue la fuga dalle campagne. Nel 2030, in base ai maxi investimenti in programma, il 70% dell’intera popolazione sarà cittadina. Ma così crescono anche, in assenza di welfare, i poveri, i disoccupati e gli emarginati. I contadini emigrati in città non hanno la possibilità di acquisire la residenza urbana. Sono così privati dell’accesso ai servizi sanitari, scolastici e pensionistici. Sono cittadini di serie B

Oltre quaranta (41,6 per l’esattezza) trilioni di yuan (pari a 6.800 miliardi di dollari). È questa la cifra che nei prossimi vent’anni la Cina potrebbe spendere per integrare nelle città i lavoratori migranti. Lo rileva un rapporto delle Nazioni Unite e dell’Istituto di studi urbani e ambientali dell’Accademia cinese delle scienze sociali. Si potrebbe salire ancora e arrivare a spendere quasi il doppio – 75 trilioni di yuan – se il governo di Pechino decidesse d’investire maggiori risorse per agevolare ulteriormente l’insediamento nelle città, dove si prevede che nel 2030 la popolazione residente – che nel 2010 ammontava a 666 milioni di persone – sarà di 976 milioni, il 70% dell’intera popolazione (nel 1990, la percentuale era del 26%). Si tratterebbe di un gigantesco processo di urbanizzazione, che avrebbe una ragione economica: si ritiene, infatti, che possa affrontare il problema del rallentamento della crescita economica, perché i consumi dei nuovi arrivati potrebbero dare impulso allo sviluppo dell’intero Paese.

La mancanza attuale di un sistema del welfare coerente. Negli ultimi due anni, anche grazie a un processo di mobilitazione forzato, la Cina è divenuta un Paese urbanizzato, con il 52% della sua popolazione che vive nelle città. Al suo interno, si sono mossi tra i 200 e i 250 milioni di persone, considerando chi si è spostato nella stessa provincia e chi ha percorso distanze più lunghe. Per rendersi conto della dimensione del fenomeno, basti solo pensare che l’intero movimento migratorio nel mondo è stimato in una cifra pressoché equivalente. È facile quindi comprendere quali problemi si siano creati. Innanzitutto, quelli legati alla dispersione dei patrimoni culturali: chi ha abbandonato la propria casa, ha cancellato le proprie tradizioni e si è dovuto integrare in una realtà anonima e adattare in case che sono state date a titolo gratuito, ma prive di storia e spesso lontane dal luogo di lavoro. Si è anche creata, all’interno delle città, una buona fetta di popolazione che si è aggiunta a quella dei poveri, dei disoccupati e degli emarginati, perché alle persone che sono migrate non è stato garantito un sistema di welfare coerente e in grado di soddisfare le loro esigenze e i loro diritti di base.

La riforma del sistema di registrazione. Attualmente, secondo i principi del sistema di registrazione, denominato "hukou", i contadini emigrati in città non hanno la possibilità di acquisire la residenza urbana. Sono così privati dell’accesso ai servizi sanitari, scolastici e pensionistici. Sono cittadini di serie B e molti di loro vivono l’emarginazione. È questa, quindi, la sfida principale da affrontare: la creazione di un processo di sviluppo sostenibile in grado di assicurare l’attività lavorativa, insieme ai diritti. L’agenzia governativa di pianificazione economica cinese, la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, ha presentato un rapporto sull’urbanizzazione all’assemblea nazionale del popolo, nel quale sono evidenziati i passaggi per la rimozione degli ostacoli burocratici alla registrazione dei lavoratori migranti nelle città più piccole e nelle grandi metropoli. Le nuove politiche economiche si discuteranno nel mese di novembre, nel corso della riunione dell’assemblea del popolo. In quella sede, si dovranno anche fare i conti con la situazione economica di crisi nella quale versano gli enti locali, su cui grava il peso maggiore delle riforme e che devono affrontare una situazione di debito stimato in 18mila miliardi di yuan (2.900 miliardi di dollari). Solo rimuovendo quest’ostacolo, si potrà ragionevolmente pensare di rafforzare e portare a termine il processo di urbanizzazione.