POLONIA" "

La prima scuola di vita sociale” “

Alla conferenza sull’unità europea si è parlato del valore della famiglia

Foto Siciliani-Gennari/SIR

 Il 13 e 14 settembre a Tomaszowice, nei pressi di Cracovia, in Polonia, si è svolta la tredicesima conferenza internazionale sul ruolo della Chiesa nell’integrazione europea, dedicata quest’anno al ruolo della famiglia. L’incontro, organizzato da Università pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia, Fondazione Konrad Adenauer, Fondazione Robert Schuman di Lussemburgo, Comece, e da alcuni europarlamentari, ha visto la partecipazione di numerose autorità civili e religiose, polacche ed europee. Serie controversie. I rappresentanti del mondo politico, del Parlamento europeo e delle diverse Chiese cristiane, hanno concordato che la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna, pronta ad accogliere ed educare figli, è la prima scuola di vita sociale, e che sono proprio le famiglie ad assicurare all’Europa la sua forza. Per tutti i partecipanti al dibattito la questione demografica, aggravata dalla disoccupazione e dal deficit delle finanze pubbliche, è uno fra i problemi socio-economici più scottanti per l’Ue. “Il ruolo della famiglia come naturale e fondamentale nucleo sociale è diventato negli ultimi tempi in Europa oggetto di serie controversie seguite da decisioni che preoccupano in quanto contrarie all’antropologia cristiana”, ha scritto nell’invito l’ideatore delle conferenze di Tomaszowice, monsignor Tadeusz Pieronek, auspicando da parte dei partecipanti una riflessione “sul significato della famiglia per i cristiani”. Il dibattito, organizzato per “ricordare le fondamentali verità e principi relativi alla famiglia che scaturiscono dal Vangelo”, intendeva “evidenziare le minacce da parte dell’ideologia gender nonché le conseguenze culturali, sociali ed economiche della disgregazione della famiglia tradizionale”. Valore dell’integrazione europea. Il presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, prendendo parte al dibattito ha osservato che “nonostante oggi l’Europa viva il periodo più lungo di concordia e pace”, anche in assenza di guerra “ci stiamo dissanguando come continente, diventando una comunità nella quale nascono sempre meno cittadini europei”. Il Capo dello Stato polacco ha poi osservato che oggi “sia l’Europa che la famiglia vivono un momento di crisi”, e che “bisogna affrontare tale situazione non solo ricercando con preoccupazione la radice dei problemi, ma soprattutto indagando le possibilità future offerte dall’integrazione europea in atto”. Un’attenta valutazione della situazione ha portato anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, ad affermare che “la crisi in Europa è strettamente legata alla crisi della famiglia” e che “senza una rinascita della famiglia è difficile pensare a una rinascita spirituale dell’Europa nel rispetto dei valori che hanno scolpito il volto del nostro continente e dei suoi popoli”. Il nunzio apostolico in Polonia, monsignor Celestino Migliore, ha sottolineato invece quanto “la famiglia come istituzione ha bisogno oggi di essere motivata nei suoi aspetti antropologici”. Il diplomatico ha parlato inoltre dell’importanza di un sistema di microcredito per i nuclei famigliari”. Una scuola di umanità. L’arcivescovo di Varsavia-Praga, mons. Henryk Hoser, parlando a Tomaszowice ha ricordato che la Dichiarazione universale dei diritti umani “definisce la famiglia come unione naturale e primaria rispetto allo Stato o qualsiasi altra comunità, titolare dei propri diritti inalienabili”. La famiglia, ha proseguito il presule, “è l’espressione della natura umana, manifestazione della persona e scuola di umanità”. Ciò nonostante, ha continuato, “le trasformazioni sociali e culturali in atto soprattutto dopo il 1968 hanno rovesciato le secolari certezze e la convinzione che il bene della famiglia è garanzia del bene di ciascun Paese e di ogni popolo”. Ad ostacolare la promozione dei valori, delle responsabilità, del carattere durevole e della sicurezza della famiglia, a suo parere sono “i modelli culturali che promuovono la libertà senza limiti”. “Nella cultura europea contemporanea si può individuare il paradigma del peccato originale”, ha affermato in conclusione mons. Wladyslaw Zuziak, rettore dell’Università pontificia di Cracovia. Il presule ha rilevato che “l’ideologia gender e altre simili correnti di pensiero auspicano di realizzare l’impossibile, e cioè modificare lo status dell’uomo, trasformandolo dalla creatura di Dio in creatore di se stesso che decide persino la propria sessualità”. “L’illusione di essere come Dio però – ha rammentato Zuziak – si è conclusa con la cacciata dal Giardino dell’Eden”.