LO SGUARDO DEL SOCIOLOGO

Lui ci chiede di entrare” “nel buio e nella nebbia” “delle coscienze perdute

Franco Ferrarotti rivisita l’intervista concessa da Papa Francesco a “La Civiltà Cattolica”: “Con un salto quasi mortale si collega direttamente a Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, un Papa veramente rivoluzionario”. Per lui “non si tratta solo di ritrovare la pecorella smarrita… è un radicale rovesciamento della posizione stessa della Chiesa rispetto agli erranti: non sono più erranti ma umani immersi nella nebbia dell’incoscienza, che vanno seguiti come tali”

"Siamo ai primi mesi del papato, per cui il giudizio affrettato non è mai possibile. Posso soltanto dire la mia personale impressione: siamo di fronte ad atteggiamenti, pronunciamenti e posizioni, comportamenti, assolutamente rivoluzionari. Non si tratta più di credere o non credere, di fare una distinzione tra i ‘salvati’ e i ‘sommersi’. Papa Francesco si pone di fronte all’umanità in quanto tale": "prima di affermare il dogma", che "va raccordato all’esperienza storica e alla vita di ognuno" chiede di "attenersi alla grande virtù cristiana della misericordia". Così il sociologo Franco Ferrarotti, commenta al Sir la lunga intervista, circa 30 pagine, che Papa Francesco ha rilasciato a "La Civiltà Cattolica", uscendo contemporaneamente su altre 16 riviste della Compagnia di Gesù in tutto il mondo. Nell’intervista il Papa traccia un identikit inedito di sé stesso, comprese le preferenze artistiche e culturali; parla della Compagnia di Gesù; analizza il ruolo della Chiesa oggi e indica le priorità dell’azione pastorale, toccando anche molti temi scottanti. Ecco il parere di Ferrarotti su alcuni passaggi. Papa Francesco torna a chiedere una Chiesa che ha "la capacità di curare le ferite e di riscaldare i cuori dei fedeli, la vicinanza, la prossimità". Dicendo, più avanti, che "la proposta evangelica deve essere più semplice, profonda irradiante. Da questa proposta poi vengono le conseguenze morali". Che ne pensa?"Siamo a pochi mesi dalla sua elezione ma questo Papa è un fatto straordinario, è un innovatore, che con un salto quasi mortale si collega direttamente a Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II, un Papa veramente rivoluzionario. La Chiesa sembra aver vissuto, da allora ad oggi, una stasi che si prepara ad una esplosione. Parlo da esterno ma anche da coinvolto, perché so che l’esperienza del sacro in senso intimo profondo è fondamentale per qualsiasi società. In Papa Francesco trovo dei momenti straordinari: prima di affermare il dogma chiede di attenersi alla grande virtù cristiana della misericordia. Una volta intervenuta la misericordia, quindi il perdono, solo allora si può enunciare il dogma. Simone Weil diceva che i dogmi sono qualcosa da non affermare ma esistono. Io non credo che Papa Francesco andrà contro il dogma, ma lo ricollegherà all’esperienza storica vissuta di oggi. Questa è la grande novità". Il Papa afferma infatti di avere "una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona. Anche se la vita di una persona è un terreno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere"…"Cero. Qui non si tratta solo di ritrovare la pecorella smarrita, ma di entrare nel buio delle coscienze perdute. Questo è straordinario. Vuol dire che il momento umano è prioritario rispetto alla salvezza ultraterrena. A mio sommesso parere qui il dogma si realizza storicamente cercando il raccordo con gli uomini e le donne, che sono storicamente datati e vissuti. Non è solo un cambiamento di prospettiva o di punto di vista. È un radicale rovesciamento della posizione stessa della Chiesa rispetto agli erranti: non sono più erranti ma umani immersi nella nebbia dell’incoscienza, che vanno seguiti come tali, compresi nei loro errori e richiamati in qualche modo, come membri potenziali del corpo mistico. Qui c’è un riferimento a Tertulliano e alla sua teoria sulla verità evangelica diffusa, per cui molti sono cristiani senza saperlo. Papa Francesco è convinto che nel fondo di ogni essere umano c’è una risonanza cristiana di cui non è perfettamente consapevole. Cade quindi la cesura tra peccatore e credente ligio alle regole. Cade addirittura il concetto marmoreo di regola, perché è la regola per l’uomo e non viceversa, così come Cristo aveva detto ‘Il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato’". Anche su temi quali i divorziati risposati, l’aborto, le persone omosessuali, Papa Francesco invita ad "accompagnare le persone a partire dalla loro condizione"…"Qui c’è un grande insegnamento per i credenti ma anche per i non credenti. Bisogna considerare l’uomo in situazione. Non più considerare l’uomo in termini di natura umana granitica, metastorica. Ogni uomo compie un gesto che lo salva o lo perde: in ogni caso bisogna accompagnarlo. Il dogma va raccordato all’esperienza storica e alla vita di ognuno. Sarà sicuramente accusato di estremo progressismo, ma lui procede con una tranquillità quasi infantile di innocenza totale, come l’evangelico ‘se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli’. Questa è la sua forza, pur nella sicurezza: si muove senza protezione, senza vetri anti proiettili, offrendosi completamente alla gente. C’è qualcuno che dice che l’accettazione di tutti, la misericordia universale nega il contrasto, perché la polemica e il conflitto sono alla radice di ogni dialettica. Sono persone già superate". Quando usa l’immagine di una Chiesa "come un ospedale da campo dopo la battaglia" dice: "È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo o gli zuccheri alti. Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto". Una metafora potente?"Sì. La Chiesa, a suo giudizio, non deve più domandare alle persone chi è o chi non è. Qui siamo più che in presenza del ‘buon samaritano’. Siamo in presenza del ‘buon commilitone’, il compagno che rompe il pane insieme, che cura senza domandare chi sia l’altro. C’è un valore umano che viene prima di qualsiasi ritualistica accettazione. C’è una concezione rivoluzionaria del corpo mistico. Ci sono nella storia dei cattolici riluttanti che non si sono mai decisi a entrare in Chiesa: per il Papa anche loro fanno parte della Chiesa. Papa Francesco sta realizzando l’assurdità di considerare membri della Chiesa coloro che credono di esserne fuori. Questa è la sfida".