DIRITTI UMANI

“Sequestri di Stato”” “pratica diffusa” “nei Paesi asiatici

Dagli anni Ottanta, sono stati denunciati alle Nazioni Unite circa 12mila casi, ma il numero effettivo, secondo Amnesty International, è assai più alto: dal 1994 se ne sono verificati almeno 30mila e molte migliaia di altri episodi si sono aggiunti negli anni successivi

Nel 1995, Gedhun Choekyi Nyima, riconosciuto dal Dalai Lama come la reincarnazione dell’11° Panchen Lama, aveva sei anni. Le autorità di Pechino lo sequestrarono, insieme ai suoi genitori e da allora è rimasto segregato, divenendo il più giovane prigioniero di coscienza del mondo. Non è un caso isolato quello della seconda carica religiosa del buddismo tibetano. Come documenta Amnesty International, solo nel 2012 casi di sparizioni forzate si sono verificati in 31 Paesi. Molti di questi, si trovano in Asia, dove si può affermare sia endemica la pratica dei cosiddetti "sequestri di Stato". Riguardano persone che sono considerate pericolose dal punto di vista politico o religioso o che si battono per il riconoscimento dei diritti umani, prelevate, da sole o insieme alle loro famiglie e segregate in luoghi che restano sconosciuti. Per anni, senza che siano più fornite notizie della loro sorte. I casi dello Sri Lanka e del Laos. Non ci sono solo la Cina o la Corea del Nord. In alcuni casi, come avvenuto ad esempio in Sri Lanka negli ultimi quarant’anni, le sparizioni forzate sono divenute lo strumento adoperato dai Governi che si sono succeduti per eliminare gli oppositori e combattere le rivolte interne. Migliaia di famiglie (tamil e singalesi) hanno così perso qualsiasi traccia dei loro cari e non è mai stato possibile accertare il numero esatto delle persone scomparse. A distanza di 4 anni dalla fine del conflitto armato, non è stata ancora avviata un’indagine sui crimini commessi dall’esercito srilankese e dalle Tigri tamil e coloro che criticano questa omissione, subiscono minacce, detenzione o sono esse stesse vittime di sparizioni forzate. Dagli anni Ottanta, sono stati denunciati alle Nazioni Unite circa 12mila casi di sparizione, ma il numero effettivo, secondo Amnesty International, è assai più alto: dal 1994 se ne sono verificati almeno 30mila e molte migliaia di altri casi si sono aggiunti negli anni successivi. Nel Laos, il fenomeno riguarda soprattutto i cristiani. Leader religiosi o intere famiglie che, all’improvviso, scompaiono nel nulla. Clamoroso, nel piccolo Paese asiatico, il caso dell’attivista per i diritti umani e Premio Nobel Asiatico, Sombath Somphone, "sparito" il 15 dicembre 2012. A nulla sono valse le visite ufficiali di tre diverse delegazioni dell’Ue a Vientiane, per conoscere il suo destino. I dati ufficiali sulle sparizioni e l’omertà di molti Governi. I dati diffusi dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie – che nel rapporto 2012 registrano 5.676 casi "eccellenti e documentati" di sparizioni forzate nello Sri Lanka, 621 nelle Filippine 621, 458 nel Nepal, 428 a Timor Est, 353 in India, 162 in Indonesia, 99 in Pakistan, 71 in Thailandia 71, 30 in Cina e 20 in Corea del Nord – sembrano essere molto distanti dalla realtà. Le organizzazioni per i diritti umani parlano di decine di migliaia di sparizioni, che sarebbero documentate e denunciate solo in minima parte, a causa del timore di ritorsioni. L’altro dato da tener presente è relativo al fatto che molti Governi asiatici rifiutano di fornire risposte e si trincerano dietro una posizione nota a livello internazionale, che copre il più delle volte veri e propri crimini: quella che i diritti umani rappresentino solo una "questione interna". D’altra parte, c’è anche da registrare che solo quattro Paesi – Giappone, Kazakistan, Iraq e Cambogia – hanno ratificato la convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dai "sequestri di Stato", adottata nel dicembre del 2006 ed entrata in vigore il 23 dicembre 2010.