IL FUTURO DELLA CHIESA ITALIANA

“Ricompattarsi” “nello stile pastorale” “con Francesco”

Monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all’Jonio, non ha dubbi sulla direzione verso la quale si muoveranno le Chiese locali: “Il dialogo non è solo confronto tra idee diverse, ma tra idee diverse portate da uomini precisi, in carne ed ossa, e deve avvenire sempre all’interno di una relazione”. Il ruolo da rimodellare delle Conferenze episcopali regionali e il riordino delle diocesi sempre su esigenze pastorali e non su parametri di numero e grandezza. Infine “come agire” con i giovani

"Ricompattarci un po’ tutti, come Chiesa, rispetto alle prospettive che Papa Francesco sta disegnando". È questa la "scelta precisa" contenuta nella prolusione del cardinale Bagnasco. A parlare, attraverso il Sir, è monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all’Jonio, a cui abbiamo rivolto alcune domande sulla prima parte della prolusione, in cui il presidente della Cei, partendo dall’incontro dei vescovi con Papa Francesco nella basilica di S. Pietro durante l’assemblea generale di maggio, si sofferma su "tre precise direttive" per il cammino della Chiesa italiana: il "dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche, il ruolo delle Conferenze episcopali regionali e il "riassetto" delle diocesi. Altro evento considerato dal cardinale Bagnasco emblematico per un nuovo "stile pastorale": la Gmg di Rio, "nel suo duplice, incancellabile messaggio: quello del Santo Padre con la sua presenza, le sue parole, i gesti eloquenti. E quello che ci è giunto direttamente dai giovani". Primo punto dell’"agenda" stilata dal Papa per i vescovi, e fatta propria dal cardinale Bagnasco, il "dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche". Come va attuato?"È il Papa stesso che ce ne ha dato un bellissimo esempio, nella lettera inviata al fondatore di Repubblica, dove ci ha indicato il metodo con cui la Chiesa italiana deve dialogare con le istituzioni culturali. È quello che già Rosmini auspicava: una apologetica intelligente, che prevede una conoscenza seria e approfondita delle motivazioni dell’altro. Il dialogo non è solo il confronto di due opinioni che si ignorano o si conoscono soltanto per sentito dire. Ben vengano i Cortili dei Gentili, le Cattedre dei non credenti, ma bisogna fare un passo un poco più avanti, partendo non solo dalle urgenze culturali ma anche esistenziali che accompagnano gli uomini e le strutture culturali italiane. Spesso nello Chiesa ci fermiamo solo alle proposte, ma non andiamo fino in fondo a vedere quali siano gli uomini che se ne fanno portatori, al di là dei gruppi culturali di cui fanno parte. Il dialogo non è solo confronto tra idee diverse, ma tra idee diverse portate da uomini precisi, in carne ed ossa, e deve avvenire sempre all’interno di una relazione". "Rendere forti" le Conferenze episcopali: in che direzione deve andare la "riforma"?"Le Conferenze episcopali regionali non possono essere solo la cinghia di trasmissione tra il centro e la periferia, piuttosto dovrebbe avvenire il contrario: la pastorale, cioè, dovrebbe essere modulata sulla base delle esperienze concrete che le singole chiese vivono. Non è vero che tutte abbiano le stesse priorità, non per cattiva volontà, ma perché in alcune zone rispetto ad altre le stesse istanze non hanno la stessa forza e rilevanza. Io credo che alla Chiesa manchi un po’ di ‘sinfonia delle differenze’, e queste differenze le possono esprimere soltanto le Conferenze episcopali regionali, che non possono essere solo chiamate a dare pareri, consensi o dissensi rispetto a testi da diffondere su scala nazionale. Questo è un ruolo importante, ma manca tutta l’altra parte: farsi realmente promotrici di istanze che provengono dalla base, da quelle che Papa Francesco chiama ‘periferie’. Le Conferenze episcopali regionali, insomma, non devono essere solo recettori di istanze che provengono dall’alto, magari individuate perché si vuole fare una ‘indagine di mercato’ sul gradimento: devono essere anche produttori di istanze in cui si vive con intensità l’esperienza di una fede incarnata". E la riduzione, o l’accorpamento, delle diocesi?"Io credo che il problema non sia di numero o di grandezza, ma di ‘stile’ pastorale: ci possono essere diocesi piccole, ma nelle quali si vive la relazione tra vescovi e presbiteri, e tra presbiteri e piccole parrocchie, in un clima ‘caldo’ e di reciproca armonia, e diocesi grandi in cui invece questo rapporto si presenta più problematico, oppure viceversa… Non si tratta, quindi, esclusivamente di un problema di grandezza, ma di una questione più ampia in cui giocano diversi parametri. Il rapporto tra numero di parrocchie e densità di abitanti non è l’unico che possa sancire una chiusura, un accorpamento o altro: è un problema di relazioni, della loro ‘qualità’". "Stare con loro": è questo, scrive il cardinale, il primo impegno da assumere con i giovani…"È un bellissimo invito. Dobbiamo smettere di pensarci soltanto come coloro che si sentono di dire e dare qualcosa ai giovani: sono i giovani, invece, che ci stanno indicando qual è il percorso. Ci dicono che dei mediocri non sanno più che farsene: soprattutto perché un mediocre è un uomo senza sogni, che non sogna e che non sognando impedisce agli altri di sognare. E qui risuona l’invito del cardinale Bagnasco a chiederci ‘come agiamo’: non è soltanto questione di strategie, ma soprattutto di motivazioni. Uno dei limiti della nostra pastorale è l’aver puntato un po’ troppo su grandi eventi, che possibilmente stupiscano. Dobbiamo chiederci se, con i giovani, ce l’abbiamo davvero messa tutta, non solo a livello di buone intenzioni".