PARADOSSO INGLESE
In Gran Bretagna un giudice ha deciso di non procedere al giudizio per due medici che praticavano aborti selettivi, pratica illegale in Inghilterra, ma in continua ascesa nella folta comunità asiatica del Paese
"Congratulazioni: è una femmina". "Oh, purtroppo è una grossa complicazione. Vorrei abortire". "Ok, signora, non c’è problema". Dialoghi e dilemmi da Terzo mondo? Cina? India? No, tutti fuori strada. Siamo in Gran Bretagna, dove infuria il dibattito su un concetto, quello dell’autodeterminazione assoluta, che ci è alquanto familiare e che, come nei migliori casi di scuola, è stato portato fino alle sue estreme conseguenze.La tesi è che se l’autodeterminazione della donna non è in discussione, non è importante il motivo per cui decide di interrompere una gravidanza. Stante questo presupposto, è perfettamente lecito abortire un bambino solo perché è del sesso non desiderato. Così parlò Ann Furedi, amministratore delegato della più grande clinica abortiva inglese, commentando favorevolmente la decisione del giudice di non procedere al giudizio per due medici che praticavano aborti selettivi, pratica illegale in Inghilterra, ma in continua ascesa nella folta comunità asiatica del Paese.Secondo l’interpretazione della Furedi, se il fatto che il neonato sia femmina mette in pericolo la salute mentale della madre, il medico agisce perfettamente all’interno della legge e non è perseguibile per questo. Non solo, la facoltà di scelta della donna è sempre da sostenere, non può valere il doppio standard: "Non puoi essere pro-choice solo finché la scelta non ti piace, altrimenti non sei pro-choice proprio per nulla".Quindi, in buona sostanza, per difendere fino in fondo l’autodeterminazione femminile, è lecito abortire una figlia femmina perché questo potrebbe non essere gradito al marito, alla famiglia o perché la bambina potrebbe non avere un’adeguata qualità della vita. Se non fosse così tragica, la cosa sarebbe ridicola e seppellirebbe di botto anni di femminismo.Ci si dà un gran da fare per combattere il femminicidio, si prevedono normative ad hoc, si fanno campagne stampa e interrogazioni parlamentari, però se poi se si decide di non far nascere un figlio la cui unica colpa, ripetiamolo, è quella di essere una femmina (!), quella è autodeterminazione?Già l’aborto è in sé un dramma doloroso e terribile, ma ritengo che non ci sia niente di più umiliante per una donna che decidere di abortire la propria bambina perché è una donna. Come lei. Come può la signora Furedi sostenere in buona fede che una madre che rinuncia a far nascere la propria figlia perché sotto pressione culturale o familiare, stia compiendo una libera scelta? Avvalorare l’idea distorta che vietare aborti selettivi è sbagliato, perché in certi contesti si può perdere il marito, il lavoro, la casa, non è rendere più libere le donne, è soltanto perpetrarne la schiavitù. A queste stesse donne si renderebbe un servizio di gran lunga maggiore con una campagna mirata e una normativa che combattesse davvero lo status quo di una società che ritiene la donna un essere di serie B.Non è una questione confessionale, non è una questione cattolica: è una questione di democrazia. Se essere femmina vale meno che essere maschio e questo concetto è "normale" anche nella mente delle donne, come si può pensare di costruire e vivere una società veramente democratica?Da ultimo, una precisazione. Uno dei punti più dibattuti quando si discute di aborto volontario è proprio la negazione del possibile uso improprio dello stesso. In ogni pubblica piazza, fisica o virtuale, i sostenitori della libertà di scelta sostengono che gli aborti ripetuti come metodo contraccettivo, l’interruzione di gravidanza per "difetti" come il labbro leporino, l’impiego sistematico dell’aborto selettivo, sono solo leggende metropolitane. Sono solo tante bufale messe in giro strumentalmente dai soliti oscurantisti che vogliono vietare un diritto, mentre, in realtà, non c’è nessuna possibilità che queste meschinità possano divenire pratiche usuali. Nessuno che sappia l’inglese, eh?