SVIZZERA

Una preghiera per il Paese

Giornata ecumenica per rimarcare lo spazio della fede nella vita pubblica

“In quanto cristiane e cristiani in Svizzera, la nostra prima responsabilità è di amare Dio con tutto il nostro cuore. Vogliamo lasciarci da Lui ispirare per essere capaci di amare il prossimo. Perciò ripetiamo il nostro impegno a servire Dio con tutte le forze e cercare la sua volontà”. Così recita la Dichiarazione personale d’impegno pronunciata dai cristiani riuniti a Berna il 14 settembre, alla vigilia della “Festa federale di ringraziamento, penitenza e preghiera”, giornata festiva che la Svizzera celebra fin dal 1796.

Tradizione che viene da lontano. La festa, nata dalla tradizione della Chiesa riformata in Svizzera, e poi assunta anche da quella cattolica, era inizialmente gestita dai cantoni e dalle chiese in momenti dell’anno e con modalità autonome, pur avendo come obiettivo comune quello di raccogliere la comunità civile in preghiera e in digiuno per le necessità morali, spirituali, ma anche sociali, economiche e politiche del tempo. Solo di recente la data della festa è stata fissata a livello federale alla terza domenica di settembre (Ginevra la si celebra a novembre). Dal Concilio Vaticano II, la giornata nazionale di ringraziamento, penitenza e digiuno è divenuta una ricorrenza ecumenica. Poiché coincide con la domenica, passa quasi inosservata, ma di fatto è una festività civile di quelle che sarebbero segnate in rosso sul calendario e si salterebbero le lezioni scolastiche se fosse di lunedì. Una rara festa dove il politico e il religioso s’incontrano, anche se oggi a tanti svizzeri la ricorrenza sfugge.

Pace, libertà, stabilità. Tuttavia, lo scorso anno 113 parlamentari avevano firmato un appello proprio alla viglia del cosiddetto “Bettag”, invitando la popolazione elvetica a ringraziare per il dono della pace, della libertà e della stabilità, a digiunare per le proprie colpe personali, a pregare per chiedere la benedizione di Dio sulla popolazione, “saggezza e capacità di giusto operare per coloro che hanno responsabilità politiche, economiche e sociali”, disponibilità ad “accogliere i deboli e gli emarginati in Svizzera e nel mondo”. Ed è di nuovo “una metà dei parlamentari totali che ha dato la propria adesione alla celebrazione di sabato scorso. È il segno chiaro che il Bettag è ancora radicato in questa metà dei rappresentanti politici”, spiega a Sir Europa Urban Fink-Wagner, redattore capo del giornale cattolico elvetico Skz, “ma non è così per l’altra metà dei politici e per la maggior parte della popolazione, per cui la festa ha perso molto della sua importanza”. Eppure, nonostante il contesto di secolarizzazione, la festa custodisce il suo senso e valore, che è quello di “esprimere una solidarietà, pensare e pregare per i valori che sono a fondamento della patria”, spiega ancora Fink-Wagner.

Celebrazione nazionale. Per rispondere all’appello dei 113 deputati, che nel frattempo sono diventati 130, e per dare maggiore rilievo a questa ricorrenza, la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Svizzera (Agck) e altre associazioni hanno organizzato per la prima volta, congiuntamente, una celebrazione nazionale il giorno precedente il Digiuno federale, sabato 14 settembre. Si sono ritrovati a Berna i responsabili delle chiese presenti in Svizzera, rappresentanti del mondo politico e semplici cristiani che per due ore hanno pregato, cantato e rinnovato di fronte a Dio i propri impegni di cittadinanza. Nella Dichiarazione personale si legge infatti ancora: “Davanti a Dio ci impegniamo a lottare, con la preghiera, per il benessere degli abitanti del nostro Paese. Ci sforziamo di cercare la riconciliazione ed essere artigiani di pace nelle nostre famiglie, chiese, posti di lavoro e di vita. Ci impegniamo a promuovere la pace religiosa nel nostro Paese e a trattare con rispetto gli uomini che credono, pensano e vivono diversamente da noi”.

Valori cristiani al centro della società. Rappresentanti ufficiali della Chiesa cattolica a Berna sono stati mons. Joseph Roduit, abate di San Moritz e mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. “È bene che oltre alla Festa nazionale del 1° agosto, che è civile e patriottica, la Festa federale di ringraziamento conservi il suo carattere religioso”, ha dichiarato mons. Joseph Roduit. “Il fatto che i parlamentari chiedono di mettere i valori cristiani al centro della società svizzera è un forte richiamo anche per le chiese”.